I miei viandanti

venerdì 14 maggio 2010

Siviglia, una mescolanza affascinante di tradizione e modernità


Ed eccomi, finalmente, di ritorno! Veramente sono tornata domenica, ma ero talmente stanca in questi giorni, che ho preferito lasciar sedimentare l'esperienza del viaggio, lasciarla in revisione per poterla raccontare meglio.

Il viaggio è andato bene, anche se il ritorno è stato piuttosto adrenalinico, per via della nube di cenere del vulcano dal nome impronunciabile.
Diciamo che già il viaggio i andata, causa fortissimo vento nordico, era andato maluccio, a Madrid abbiamo fatto un atterraggio abbastanza movimentato, con scene di panico tra i viaggiatori, e una partenza altrettanto turbolenta alla volta di Siviglia.

Certo, guardando l'immensa  verde ma abbastanza brulla in cui si trova Madrid, si capisce che, se scende il vento da nord, può essere veramente tempestoso. Anche Siviglia, comunque, è piuttosto ventosa: non ho trovato il clima caldissimo che mi aspettavo, diciamo appena pochi gradi più di Roma. Il sole, quando c'è, è bollente, ma spesso anche lì c'erano molte nuvole e soprattutto quelle sferzate di aria gelida, che all'ombra non erano affatto piacevoli.

Però, non ha mai piovuto, almeno: a Roma ha fatto una settimana di pioggia, io comunque dei bei cieli azzurri e luminosi me li sono anche goduti, non mi posso lamentare visto che sono partita da Fiumicino sotto la pioggia e ripartita da Madrid ancora sotto la pioggia.

Che dire della città? Innanzi tutto, quattro giorni pieni (ci ho messo un intero giorno per arrivare e uno per ripartire) sono stati sufficienti a cogliere numerosi aspetti della città, anche se ovviamente viverci sarebbe un'altra cosa.
In quattro giorni ho fatto in tempo a scarpinarla tutta, perchè il centro è grande ma non enorme: ci sono solo 5 musei, tutti piuttosto piccoli, e 4 sono riuscita a vederli, nonostante non l'avessi programmato (Museo Archeologico, di Arti, Costumi e Tradizioni Popolari, Gallerie delle Belle Arti, Museo del Baile Flamenco: l'unico che mi manca è il Museo delle Arti contemporanee che si trova a Cartuja, l'ho visto solo dall'esterno).

Sono stata a Parigi 5 volte, e ancora ho moltissime cose da vedere, soprattutto per quanto riguarda palazzi e musei: Siviglia no, posso dire di aver visto praticamente tutto, ripassando anche più volte per gli stessi luoghi. Siviglia è, come credo altre città spagnole, un luogo in fermento, dove un centro storico bellissimo si unisce ad una periferia modernissima, dagli immensi viali, con condomini di dieci piani, grattacieli e centri commerciali, il tutto senza soluzione di continuità.


Il mio albergo era appunto in uno di questi grandi viali, la Calle de Enramadilla, che confluisce prima nell'Avenida Carlos V, costeggiando il Parque Maria Luisa, e poi nell'antica Calle Fernando, arrivando alla Puerta de Jerez, in pieno centro (vicino i Palazzi reali e la Cattedrale): circa 25 minuti di cammino, in cui si passa da questi palazzi futuristici, dai colori sgargianti e il design geometrico, all'architettura eclettica del primo Novecento del parco, fino a questi palazzi antichi, tipici dell'antica Siviglia, che caratterizzano tutti i quartieri del centro (Santa Cruz, Triana, la Macarena).


Ecco, a Siviglia ho trovato una particolare alchimia di antico e moderno,  paragonabile forse a Parigi e Mosca, ma non ad altre città europee che ho visitato: un'intera città in restauro (palazzi, giardini, chiese), gru e grattacieli in costruzione a costellare l'orizzonte; stradicciole selciate e piene di vita, in cui non si passa neanche con la macchina accanto ad immensi vialoni deserti lunghi chilometri, completi rigorosamente di piste ciclabili; quartieri in cui sono sentite ancora fortissime  tradizioni e relogiosità, e quartieri futuristici assolutamente impersonali, occupati solo da uffici e palazzi vuoti.

Accanto a questo, tutti gli stereotipi che immaginiamo per l'Andalusia: bar de tapas pieni di gente che beve birra e mangia stuzzichini, paella e sangria, folle chiassose e colorate in piena movida serale; il flamenco che occupa, prepotente, vetrine e negozi di souvenirs, spesso nella sua veste più becera e commerciale (brutti vestiti da gitana, scialli e mantiglie, orecchini, ventagli e nacchere di infima manifattura), tori e toreador spalmati su magliette e poster di dubbio gusto, spettacoli e corride fatti apposta per i turisti, che si accontentano di brutte imitazioni di arti antiche e profonde, apprezzando solo gli aspetti più superficiali e folcloristici di tradizioni ben più complesse (lo so, sono assolutamente di parte).


Difficile venire a capo, in poco tempo, di queste contraddizioni, se non meditando sul fatto che la Spagna, e in particolar modo l'Andalusia, è un paese che è rimasto fermo fino agli anni Settanta e che solo negli ultimi decenni (qui a Siviglia dall'Expo mondiale del 1992) ha conosciuto un impulso sociale, economico e turistico che l'ha scossa e modificata profondamente.
In ogni caso si tratta di una città allegra, colorata, piena di vita e di sole, di alberi di arance a costellare le strade, profumando l'aria limpida col loro odore dolce: insomma, una città molto molto spagnola.

Ma avremo modo e tempo di riparlarne con più calma, visto che i racconti e le immagini sono ancora in fase di rielaborazione.

In ogni caso, un ultimo accenno all'alloggio: stavolta mi sono permessa un bell'Hotel a 4 stelle, non lontano dal centro. Un edificio modernissimo, con tutti i confort del caso: non perchè me lo possa tranquillamente permettere ma, essendo della catena in cui lavoro, diciamo che ho un accesso privilegiato rispetto ai normali clienti.

Devo dire che in altri tempi avrei assolutamente disprezzato tale sistemazione: i miei viaggi sono stati, quasi tutti, all'insegna dell'avventura e dell'improvvisazione. Certo, non ho mai raggiunto i livelli della mia amica Pina che in Grecia finì per passare la notte su un tetto, col sacco a pelo steso vicino alle galline, ma devo dire che ci sono andata piuttosto vicino.

Durante il mese in Egitto viaggiavamo con le lenzuola nella valigia perchè è uso, negli alberghi di fascia economica, non cambiare le lenzuola tra un cliente e l'altro. Questo non ci impedì assolutamente di trovare scarafaggi morti nei nostri letti o convivere con gechi appesi sopra il cuscino, oppure viaggiare sul treno tra sciami di insetti che uscivano dalle prese d'aria. A dirla così sembrerebbe un viaggio ai confini dell'inferno, ma paese che vai usanza che trovi...devo dire che alla fine ci sembrava quasi normale, e tornammo in ottima salute.
Per molti viaggi approfittammo degli Ostelli della gioventù, che sovente risultano molto belli e curati, altre volte un po' meno: a Parigi, ad esempio, gli ostelli si trovano nel quartiere Marais, il mio preferito. Si tratta di palazzetti del Seicento, con scale di legno, comode camere a 4 o 6 letti con bagno, graziosissimi cortili con sedie e tavolini in ferro battuto bianco, e una colazione frugale ma appetitosa.

Ad Oslo, invece, l'Ostello consisteva nella palestra di una scuola chiusa, uno stanzone gelido, umido e pieno di spifferi, in cui erano sistemati quaranta o cinquanta materassi per terra, tutti in fila, senza lenzuola nè cuscino il che, per qualcuno come me che non si era portato il sacco a pelo, non risultava proprio una sistemazione comodissima. L'unico rimedio era dormire vestiti (impossibile trovare un'altro ostello, Oslo era piena come un uovo), sotto la giacca a vento, sperando che le scarpe riuscissero ad asciugarsi durante la notte. Nessuna sorpresa che mi sia presa la polmonite, dopo un'estate passata al freddo e alla pioggia.
In quello di Oxford Pina si prese l'orticaria, oltre al fatto che per andare alle docce bisognava uscire nel cortile e lavarsi quasi all'aperto, poi tornare in camera e finire di asciugarsi al chiuso.

In quello di Amsterdam i letti a castello erano talmente tanti che si faceva fatica a riconoscere il proprio, per non parlare dei bagni che erano in comune tra ragazzi e ragazze.
L'entrata della pensioncina di Rennes, invece, era in un bar il che, assieme al tipo di clientela per i corridoi, convinse Pina che avevamo preso alloggio in una pensione ad ore, e che probabilmente usavano anche la nostra camera quando non c'eravamo (supposizione che si rivelò errata, dopo accurati studi investigativi: quella della camera, non della pensione ad ore).

Insomma, le mie esperienze in merito sono piuttosto variegate, ma stavolta sono andata proprio di lusso. Devo dire che c'era una bella soddisfazione a farsi la doccia in un bel bagno di marmo, a dormire in un letto matrimoniale accuratamente rifatto, a fare colazione con un buffet pieno di cose squisite: muffins, croissants, plumcake e ciambelle, frutta esotica tagliata a fettine (cocomero, melone, fragole, kiwi, ananas, pompelmo e le arance più dolci che abbia mai assaggiato), piccoli calici con creme soffici e panna, frutta sciroppata, yogurt, frutta secca e cereali di tutti i tipi, succo di fragole e limone, succo di kiwi, prosciutto iberico, salami, vari tipi di formaggi, tortillas di patate, quiche e churros.
Vi assicuro che non ho risparmiato niente: certo, per i nostri gusti è piuttosto eccentrico cominciare la colazione con una quiche tonno e peperoni assieme al caffè, ma bisogna sempre adeguarsi agli usi locali, per conoscere bene un paese!

Altri racconti di Siviglia su questo Blog:

Arrivo in città

Calle de Las Sierpes, Flamenco, Scarpe e ventagli

Il Barrio di Santa Cruz

Il Barrio gitano di Triana

I Palazzi reali

La Macarena

Lungo le sponde del Guadalquivir

La Cartuja

Il Museo di Bellas Artes

martedì 4 maggio 2010

Blog chiuso per viaggio

Un utimo saluto davvero, prima di chiudere la valigia, chiudere la porta e imbarcarmi con l'aereo alla volta di Siviglia: ci ritroveremo al mio ritorno, la prossima settimana.

Sei giorni non sono molti, per scoprire una città sconosciuta, ma non sono neanche pochi: spero di vedere delle cose belle, di perdermi nelle calli assolate e piene di fiori di Triana, di infilarmi in qualche scuola di flamenco a sbirciare le ballerine, quelle vere, di assaggiare le prelibatezza di quella terra baciata dal sole...

Prometto di fare tante fotografie, di annotare ogni dettaglio, di mettere su carta le mie impressioni, tutte le meravigliose cose che ammirerò, come faccio ogni volta per questo blog, in maniera da invogliarvi a visitare l'Andalusia.

Un saluto a tutti, e buona settimana!

venerdì 30 aprile 2010

Tra valigie e preparativi di viaggio




E sono quasi arrivata alla data della partenza!

Martedì mattina, prestissimo, porterò faticosamente armi e bagagli all'aereoporto, e mi imbarco per Siviglia (quasi cinque ore, visto che si fa scalo a Madrid), spero di arrivare a metà pomeriggio, stanca ma non vinta.

Viaggiare è sempre un po' un'avventura, a meno che non si vada con un gruppo organizzato, e allora basta seguire tutti gli altri, senza darsi pensiero di come arrivare all'albergo, di non perdersi dentro l'aereoporto, di non salire sull'autobus sbagliato oppure scendere alla fermata sbagliata: ma allora, che divertimento c'è, mi chiedo io?

Qualche anno fa, devo ammetterlo, ero molto più temeraria: se ripenso a quanta incoscienza abbiamo dimostrato viaggiando avventurosamente per l'Egitto, la Scandinavia, la Francia e, in parte, in Russia, mi rendo conto di non avere più nè l'età nè il coraggio di girare senza prenotazione, senza biglietti, senza alberghi nè cellulare, che d'altra parte neanche esisteva, solo muniti della nostra fedelissima Let's Go, lo zaino e un itinerario tutto da confermare, con pochi soldi in tasca ma tanta fantasia e curiosità, e soprattutto la capacità di cogliere il lato umoristico anche nelle situazioni peggiori.

Se ripenso poi all'avventurosissimo viaggio di ritorno dall'Interrail in cui, in 25 ore, abbiamo preso tutto tranne il cammello e la carrozza: partite io e Pina dall'Ostello fuori Oxford fino in città col bus, quindi in treno fino a Londra, poi la metro fino alla Stazione giusta per prendere il treno per Calais; a Calais abbiamo preso la nave, attraversata la Manica, quindi preso il treno fino a Parigi.
A Parigi di nuovo di corsa in metro alla Gare de Lyon, dove abbiamo preso il treno notturno per Roma: a Roma c'era mia madre ad aspettarmi, che con la macchina mi ha portato direttamente a San Vito Romano, il tutto con un inizio di polmonite, la febbre e una tosse che sembravo tisica.

Un viaggio interminabile, aggravato dalla malattia che a stento mi faceva stare in piedi, sotto il peso dello zaino, ormai quasi vuoto, eppure pesantissimo. Insomma, quelle sì che erano avventure...

Adesso che ho tutto prenotato, devo solo riuscire a salire sull'aereo, atterrare senza incidenti a Siviglia, prendere un semplicissimo autobus e imbroccare la fermata giusta a cui scendere, eppure sono più preoccupata di allora: è la maturità, senza dubbio, oppure la vecchiaia...

In questi giorni, presa dalla frenesia dei preparativi, ho combinato ben poco di concreto, a parte organizzarmi tra liste di vestiti da portare, guide, acquisti dell'ultimo minuto e cose del genere.




Una cosa che adoro sono le frittate, sono semplici da fare e ci si può mettere dentro qualsiasi cosa: di solito è mio marito che si occupa delle frittate, è una sua specialità perchè io, solitamente, le spatascio senza pietà, a meno di non essere munita di apposita padella doppia.

Ultimamente però sto raffinando la tecnica, per cui riesco a girarle senza troppi danni, almeno la maggior parte delle volte: in questo caso ho riciclato un avanzo di Erbette di campo ripassate in padella della sera precedente, a cui ho unito mozzarella e scalogno.

Cosa c'è di meglio di una morbida e goduriosa frittata, che è buonissima calda ma è ottima anche fredda? La morte sua sono le zucchine, penso che niente superi in bontà una bella frittata di zucchine e cipolle, tranne forse quella con le patate fritte, ma allora andiamo proprio sul peccaminoso!



Frittata con Erbette di campo e Mozzarella

Per due persone


4 uova grosse
qualche forchettata di erbette ripassate in padella
tre cucchiai parmigiano
qualche cucchiaio di latte
un fiordilatte o mozzarella da 100 grammi
sale
pepe
olio evo
uno scalogno piccolo

Per le erbette (fresche o surgelate): metterle a cuocere in acqua fredda, lasciar bollire qualche minuto quindi scolarle bene, strizzandole per eliminare l'acqua.

Ripassarle in padella con olio evo, aglio, sale e un pezzetto di peperoncino, e tritarle.

Battere le uova col latte e il parmigiano, lo scalogno tagliato sottilissimo,unire sale e pepe e il fiordilatte a pezzetti, scolato, in ultimo le erbe.

In una padella antiaderente mettere un filo di olio sul fondo e far scaldare bene,
quindi versare la mistura di uova e far cuocere la parte inferiore della frittata.

Voltare con delicatezza, far cuocere la frittata anche dall'altra parte, fino a che non sia ben dorata.

domenica 25 aprile 2010

Passeggiate romane sotto il caldo sole di primavera



L'altro giorno sono andata a Villa Torlonia, sotto un sole caldo, quasi estivo.

Questa è stata la settimana della Cultura, ogni anno ne approfitto per visitare qualcosa (anche se ci vado comunque, anche in altri periodi, ovviamente): tre anni fa la Galleria d'Arte Moderna, due anni fa i Capitolini, l'anno scorso Palazzo Altemps, quest'anno ero indecisa fra i Mercati Traianei e Villa Torlonia.

E' una bella iniziativa, pare solo che tutti si decidano ad inondare questi posti quando l'entrata è gratuita, e non in altri tempi, per cui è difficile trovare un museo, in questi giorni, che non sia zeppo di visitatori dell'ultima ora, vocianti e ingombranti.
A me, invece, piace visitare luoghi e musei in silenzio, possibilmente con poca gente, in un atmosfera rilassata, sognante, come a voler assorbire ogni frammento di ricordo e memoria di cui è intriso il luogo, cosa assolutamente impossibile in mezzo a folle chiassose.



La bella villa Torlonia, che si stende fuori Porta Pia, un tempo in piena campagna e ora trafficatissima Via Nomentana, è stata restaurata in tempi recenti, restauro ancora incompleto, ci sono altri edifici presenti nel parco ancora oggetto di lavori ma intanto, almeno in parte, è stata restituita al pubblico in tutto il suo splendore.
Dopo anni di abbandono, infatti, si è finalmente deciso di recuperare la preziosa villa ottocentesca, proprietà dei principi Torlonia, e poi dimora di Mussolini, dal 1925 agli anni Quaranta.

Questa villa fu meta di una bigiata (come dice la mia amica Tea, una delle sopravvissute a quella gita) in terza liceo: la mattina, invece di andare a scuola, in quattro ( se non vado errata, c'era Tea, Pina e Corradino Gabriele) prendemmo svariati autobus, un vero viaggio, e arrivammo in questi posti a noi sconosciuti, lontani dai quartieri che frequentavamo abitualmente, per lo più in centro.
Ovviamente, una volta usciti da lì, abbiamo provveduto a prendere l'autobus nella direzione sbagliata, capitando in luoghi veramente mai visti prima.

All'epoca e stiamo parlando della fine degli anni 80, la villa era in totale abbandono: il giardino lasciato inselvatichire, la Casina Nobile fatiscente, le grandi vetrate rotte, gli edifici minori inaccessibili, completamente avvolti dai rovi e da reti di protezione, insomma, una vera desolazione.

Ci sembrava veramente di essere dall'altra parte del mondo: le nostre cognizioni della città erano piuttosto ristrette, abitando tutti quanti al centro: in realtà è solo negli ultimi anni che la città si è talmente ingrandita,al punto che ora anche quei quartieri, allora periferici, possono essere considerati quasi centrali.
Comunque, andando con l'autobus nella direzione sbagliata, passammo su un ponte, e qualcuno di noi chiese che fiume fosse: ad alta voce, come fosse ovvio, risposi un po' scioccamente che era il Tevere, senza dubbio, al che una signora, un pizzico acida, rispose che invece era l'Aniene, tra le nostri grandi risate, forse un po' imbarazzate, vista l'abissale ignoranza dimostrata: mai saputo, fino ad allora, che a Roma ci passasse un altro fiume che non fosse il Tevere, pensate un po'...

Di solito, quando si marinano le lezioni, si fa qualcosa di proibito, assolutamente divertente ma siccome noi siamo sempre stati un po', come dire, poco furbi (per non dire fessacchiotti), quelle poche volte che succedeva al massimo andavamo in biblioteca a studiare oppure, come in questo caso, a fare una passeggiata in un parco. Sono sicura che mia madre leggerà il racconto di questa marachella mai raccontata, ma sono passati all'incirca 23 anni, questo piccolo peccatuccio dovrebbe ormai essere caduto in prescrizione, almeno spero.

Mi immagino cosa possa combinare un adolescente di oggi (avevamo già 19 anni, insomma, mica proprio ragazzini), e allora mi sembra che la nostra generazione fosse di una ingenuità e innocenza veramente impossibili da trovare adesso, e forse non è che le cose siano migliorate, anzi.
Sono sicura che ci divertivamo più noi, con le nostre avventure innocue, che questi ragazzi sempre insoddisfatti e alla ricerca di emozioni forti.

Sto lavorando alle fotografie, che vi illustrerò quanto prima, per condividere con voi le bellezze nascoste di questa città (sì, lo so, l'ho detto anche per la Centrale Montemartini, ma le cose si accumulano e il tempo è sempre poco, per fare un lavoro piacevole e accurato).


Che c'entra questo con la Ciambella di Nocciole?

Assolutamente nulla, ma è uno degli ultimi dolci con la frutta secca che sicuramente farò quest'anno e allora ve lo posto adesso oppure mai più, visto che nocciole, mandorle e noci sono più indicate nei dolci invernali, ed ora sembra proprio che il caldo e il sole cominceranno ad allietare le nostre giornate, e allora via con dolci leggeri e freschi, fragole, coloratissima frutta di stagione!

La ricetta l'ho assemblata ad occhio, perchè avevo un pacchetto di nocciole che non sapevo come utilizzare, ed è venuta buonissima: soffice, delicata, con un sapore veramente particolare! Come al solito, non ho usato burro, ma ricotta ed olio, che rendono la torta morbida e allo stesso tempo meno grassa.


Ciambelle alle Nocciole e Gocce di cioccolata
(teglia a ciambella svasata, altrimenti teglia a ciambella da 24 centimetri)

150 grammi nocciole frullate
125 grammi ricotta
2 uova grosse
200 grammi farina
130 grammi zucchero
Mezzo bicchiere olio
4 cucchiai latte
1 bustina lievito vanigliato

Gocce di cioccolato fondente

Frullare le nocciole (con tutta la pellicina) nel frullatore con un cucchiaio di zucchero preso dal totale.

Frullare con la frusta elettrica le uova intere col resto dello zucchero, aggiungere la ricotta ben scolata, l'olio, il latte.
Cominciare ad aggiungere la farina mescolata al lievito.

In ultimo, unire la polvere di nocciole e il cioccolato a gocce (o a scaglie).

Versare nello stampo a ciambella imburrato ed infarinato.

Infornare nel forno già caldo a 180 gradi, sul secondo ripiano dal basso, per 40 minuti.

martedì 20 aprile 2010

Basilico e pomodori, gli ingredienti dell'estate


Ed eccomi di nuovo qui, dopo una quattro giorni di lavoro in piena emergenza causa vulcano (lavoro in un albergo, ed è stato un vero caos).

Oggi, più che primavera, sembra quasi estate: un caldo improvviso, solo a tratti mitigato da una leggera brezza, che spande nell'aria l'odore pesante del glicine e del caprifoglio in fiore che abbelliscono i giardini nelle strade mdel mio quartiere.
Questa è la settimana della Cultura,ho lavorato tutti questi giorni ma devo assolutamente rifarmi domani e sabato, anche se le cose da visitare sono tante e ancora mi dibatto nella scelta (i Capitolini? Villa Torlonia? Palazzo Barberini?)

Deciderò domani, sull'ispirazione del momento. Sto ancora lavorando al post sulla Centrale Montemartini, sembra una passeggiata sistemare le foto e scrivere il resoconto, ma mi dispiace fare le cose in maniera affrettata e sciatta, soprattutto quando si tratta di raccontare dei luoghi così affascinanti.

In questi giorni ho cucinato un po', ma spesso le mie sperimentazioni sono funestate da miserevoli fallimenti, anche se (spero) non per colpa mia, insomma, non del tutto.


Sto comprando l'Encliclopedia della Pasticceria de La Repubblica, dei bei volumenti luminosi, pieni di belle fotografie.
Per ora ho provato a fare una torta Lievitata con le mele, che è riuscita una vera schifezza (lievitata benissimo che se ci ha messo un pomeriggio intero a crescere, aspetto ottimo, ma la pasta era secca, sbriciolosa, immangiabile), delle treccine di farina di mais che erano troppo stoppose (forse lo sbaglio è stato sostituire il burro con l'olio?) e oggi un pane di avena dal sapore amarissimo, non so se per la farina oppure ho esagerato col sale, oppure il lievito?


Mah, che peccato...più che altro perchè ero curiosa di assaggiare il pane di avena, ma mi sa che mi terrò la curiosità, visto che ce n'è rimasta poca, e non ho il coraggio di ritentare.

Per consolarmi di tutto questo, ho assemblato un piatto colorato, dai tipici sapori mediterranei, e soprattutto veloce da preparare. Ho comprato una piantina di basilico, che io adoro: ne amo il sapore, ma soprattutto il profumo, che evoca immediatamente l'estate, le ricette fresche e colorate di questa stagione.


Ho tagliato a tocchetti dei pomodori rossi maturi, vi ho aggiunto aglio a pezzetti, cipolla tagliata piccola, abbondanti foglie di basilico, sale e olio.

Ho fatto saltare pochi minuti a fiamma vivace, poi ho aggiunto del tonno sott'olio sbriciolato e delle olive greche, dal sapore deciso e aromatico ( a me piacciono di più quelle verdi e dolci, però in questo caso ci stanno meglio delle olive nere e saporite).

Ancora pochi minuti di cottura, in maniera da asciugare il sugo dei pomodori, poi ci ho buttato la pasta appena scolata: in questo caso degli spaghetti integrali biologici, ma vanno benissimo anche gli spaghetti normali.

Bon Appetit!


giovedì 15 aprile 2010

Ricette della festa


Finiti i festeggiamenti, stavolta finiti davvero.

Ho mangiato in un sol colpo uova di cioccolato e torta di compleanno, ora si torna alla normalità!

Grazie a tutti quelli che sono passati a farmi gli auguri, e a tutti quelli che mi hano inondato la bacheca di Fb di messaggi, vorrei baciarvi uno per uno!

Volevo illustrarvi il menu con dovizia di particolari la mia giornata di festeggiamenti solo che, causa Alzheimer incipiente, mi sono dimenticata la macchina fotografica a casa, e quindi niente foto, mi spiace. La torta Millefoglie allo zabaione è durata molto poco, è stata abbattuta con grande entusiasmo, incuranti delle decorazioni di panna e riccioli di cioccolato, non ho fatto neanche in tempo a fotografare lo spicchio che ci siamo portati a casa.

:-)

In compenso, ho portato a a casa un pezzetto dell'ottimo polpettone al limone che ha fatto mamma e l'ho fotografato con comodo, prima di spazzolarlo allegramente.

Come ogni volta che ci sono questi eventi, torniamo a casa con le buste cariche di cibo, insalata appena colta nell'orto, vino e olio di produzione locale, scatole con primi e secondi per i giorni successivi.

Il bello di tutti questi stravizi è che lì per lì sei in paradiso, poi paghi tutto, però va beh, almeno per il proprio compleanno...

Ed ecco allora il Polpettone al limone: è una versione semplificata del polpettone farcito, più elaborato e anche più pesante.

E' aromatizzato con buccia grattugiata di limone, alloro, salvia e rosmarino, che gli conferiscono un sapore delicato ma molto saporito. In questo caso sono stati aggiunti dei funghetti misti sott'olio, come contorno sfizioso.


Polpettone al Limone:


per un polpettone medio
3 etti di macinato circa
1 uovo intero
un pizzico di sale
latte
un cucchiaio parmigiano
pezzettino di aglio
prezzemolo
limone grattugiato
pangrattato

olio evo, odori vari (salvia, rosmarino, alloro)
scalogno
vino bianco

Schiacciare il macinato, aggiungere l'uovo e impastare con due o tre cucchiai di pangrattato e un po' di latte.

Unire l'aglio a pezzettini piccoli, il sale, il prezzemolo e passarlo nel pangrattato.

Assemblare il polpettone.

Nel frattempo mettere sul fornello una padella alta con vino, olio, acqua, e odori (salvia, rosmarino, alloro e scalogno a pezzetti).

Quando bolle, adagiarvi il polpettone e aspettare dieci minuti a fuoco vivace che si cuoce da una parte.
Girarlo delicatamente e farlo cuocere altri dieci minuti dall'altra parte.
Abbassare la fiamma, coprire e farlo cuocere altri 45 minuti circa.

sabato 10 aprile 2010

Tanti auguri a me, tanti auguri a me!!



Eh lo so, non vale farsi gli auguri da soli, ma in fondo perchè no?

Non sono una di quelle persone che, il giorno del loro compleanno (che per me è domani) rimangono rintanate a casa, di pessimo umore, rimuginando stizzosamente sugli anni che passano, sulle rughe che avanzano, sulle occasioni perdute, sulle persone sparite, insomma, cose piuttosto allegre, da tirare su il morale.

Assolutamente. Sono una inguaribile ottimista, in fondo, molto molto in fondo, per cui penso che il proprio compleanno sia comunque una occasione speciale, in cui coccolarsi, e da festeggiarsi magari non in grande stile, ma sicuramente da festeggiare avendo intorno le persone care.

Quest'anno poi sono in credito anche dei festeggiamenti pasquali, per cui questa domenica avrò tutto insieme, salame, menu di festa, uova di cioccolato, torta di compleanno (che non è quella della foto ma sarà molto simile) e regali, che volere di più?

E' da quando avevo nove anni che festeggio il mio compleanno insieme con mio cugino, che ha appunto nove anni meno di me, e non aveva niente di meglio da fare che nascere a poche ore di distanza (approfitto per fare gli auguri anche a lui, il cuginetto quest'anno ne compie 33, solo ieri era un mocciosetto che mi seguiva dappertutto, quando passavamo insieme l'estate a San Vito), per cui i due compleanni si festeggiano insieme da sempre, di solito insieme alla Pasqua, un rituale che si ripete tutti gli anni.

Anche quest'anno infatti andremo tutti fuori dai miei, so ci aspetta un menu prelibato, qualcosa come i ravioli ricotta e spinaci, polpettone, pollo arrosto e tantissime altre cose buone.

Vi aggiornerò al mio ritorno su come sono andati i festeggiamenti, spero di postarvi anche qualche ricetta esclusiva della mamma, au revoir!

mercoledì 7 aprile 2010

Finiti i festeggiamenti?


La Pasqua è passata, per alcuni bene, per altri un po' meno, tipo me.
E' stata una giornataccia, lo ammetto, una di quelle che già prevedi in anticipo, e che va esattamente come te la sei aspettata, una vera catastrofe, lavorativamente parlando.

Comunque, siamo sopravvissuti anche a quello, anche a due giorni infernali, funestati pure da pioggia e freddo ( ma tanto la pioggia a me non ha rovinato niente, visto che sono rimasta chiusa al lavoro per dodici ore filate, o giù di lì, sia Pasqua che Pasquetta).
Va beh, mi rifarò domenica: la torta è già stata ordinata, siamo pronti per festeggiare in grande stile, più o meno.

In questi giorni non ho avuto voglia di fare quasi niente, oltre riposarmi e cercare di rimediare al caos che avvolge la casa, dopo vari giorni in cui torno a casa distrutta e non ho la forza di fare nulla tranne che sopravvivere a me stessa.
E' proprio il periodo in cui i gatti cominciano a perdere il pelo, per cui spuntano fuori, in continuazione, mucchietti di pelo evanescente e lanuginoso che si annidano negli angoli, sempre gli stessi...tu spazzi, lavi, spolveri, e dopo cinque minuti puufff, di nuovo peli che vagolano per il pavimento. E' una causa persa.

Tra l'altro, vista la quantità di peli che i miei gatti riescono a perdere, sembrebbe che io abbia un intero allevamento di persiani, e non due a pelo corto...ne perdono talmente tanti che se ne potrebbe fare tranquillamente un altro, di  gatto!


Non ho avuto neanche molta voglia di scrivere, nè di cucinare, nè di fare fotografia, anzi, ero decisa a latitare ancora per qualche altro giorno, non avendo nulla da raccontare, se non un po' stanchezza e abulia.
Alla fine però, mi dispiace stare lontana dal mio spazio: mi rendo conto che in questo periodo Facebook mi sta tenendo un po' lontana dal blog, ed è un peccato.

Perchè in fondo il blog è uno spazio tutto mio, costruito con fatica e divertimento, cura e passione, un po' alla volta, nel corso di questi due anni e mezzo.

Fb è uno spazio comune, con tante persone che vanno e vengono, scrivono, commentano, ma alla fine mi trovo a leggere, a rispondere ai commenti, a fare giochini stupidi, come perditempo, come tappabuchi, come trastullo piacevole e vagamente inutile, che non occupa troppo il cervello: un po' come quando ti metti davanti alla tv e cominci a saltellare da un canale all'altro, vagolando distrattamente qua e là, ma senza riuscire ad interessarti a fondo di niente, eppure senza riuscire a smettere.

Anche i giochi diventano una specie di rituale ipnotico, c'è quello con le palle di vetro che si rompono da cui spesso non riesco a staccarmi, il rumore dei vetri che si infrangono, più fragorosamente possibile, mi fa impazzire, eppure mi rendo conto di perdere del tempo in maniera assolutamente inutile.

Va bene, evidentemente il mio cervello, a volte, ha bisogni di decongestionarsi in qualche modo, anche se forse questo non è il modo più intelligente.

Non sto cucinando molto, anche perchè alla fine la mancanza di entusiasmo mi contagia negativamente anche in questo senso. Questo periodo però ci sono degli ortaggi di stagione davvero interessanti, come i carciofi.
A me piacciono molto e mio marito li adora, solo che pulirli è una vera noia...tra l'altro, a pulirli bene interi non mi riesce mai, preferisco spaccarli in quattro per togliere bene la barbetta dentro, forse dovrei affinare la tecnica!

In questo caso ho fatto una padellata di carciofi a pezzi e funghi per condire la pasta...un abbinamento davvero azzeccato, direi...
Io ho usato una busta di funghi surgelati, di quelli misti, ma possono andare benissimo anche quelli freschi, ovviamente! Avevo anche delle melanzane sotto'olio di quelle in barattolo, a striscioline, e ho buttato in padella pure quelle.


Spaghetti carciofi, melanzane e funghi
Per due persone

150 grammi di carciofi surgelati a spicchi
200 grammi di funghi surgelati misti
Melanzane sotto’olio a striscioline
Olio, aglio
Prezzemolo
Peperoncino

Spaghetti 100 grammi ciascuno
parmigiano

Mettere in un’ampia padella antiaderente uno spicchio di aglio, funghi surgelati e carciofi surgelati a spicchi, olio, prezzemolo, sale e peperoncino.

Far saltare a fuoco vivace per un quarto d’oro, mescolando spesso, poi aggiungere le melanzane sotto’olio, mezzo bicchiere di acqua calda, mettere il coperchio e continuare la cottura per altri 30 minuti, aggiungendo altra acqua man mano che si asciuga.

Quando la verdura è ben cotta, spegnere e lasciare al caldo.

Cuocere gli spaghetti, scolarli e buttarli nella padella con le verdure, far saltare tutto con un giro di olio a crudo, spolverare di parmigiano, mantecare bene e portare in tavola.

venerdì 2 aprile 2010

La dolce primavera


Ed eccoci qua, anche la Pasqua è arrivata, una specie di spartiacque tra l'inverno e la primavera...l'inverno è stato lungo, oscuro e freddo, mentre il dolce aprile riscalda il cuore e promette sole, passeggiate e nuove energie.

Oggi ho cominciato, in preda ad una furia iconoclasta, a svuotare i cassetti e a mettere da parte i maglioni pesanti, a collo alto, a fare una cernita di cose vecchie da buttare: la frenesia di rinnovarsi spesso si traduce in buste piene di indumenti lisi e un po' frusti, che si tengono tutto l'inverno ad ingombrare i cassetti pensando che tanto prima o poi serviranno.
Poi, alla fine, ti accorgi che cominci ad intristire, basta colori funerei, cose vecchie, comode ma deprimenti, e allora via, cose nuove, colori allegri, la primavera inizia anche da questo!

Quest'anno la mia Pasqua sarà abbastanza anomala, perchè lavoro tutto il week end, compresa Pasquetta...però mi rifaccio la domenica successiva, sarà il mio compleanno e allora tutti i festeggiamenti in famiglia sono rimandati di una settimana.

Per cui, in questi giorni niente sperimentazioni di colombe, niente piatti prelibati, niente ricette tipiche di Pasqua. A dire il vero, non ho fatto neanche un dolcetto, sebbene ne avessi avuto il tempo...ho preferito godermi il sole e le belle giornate, andando a spasso per Roma!
Ieri sono andata al bellissimo museo della Centrale Montemartini, che assolutamente voglio illustrarvi con dovizia di particolari, perchè merita davvero.

Insomma, niente ricetta pasqualina, per oggi: solo una sperimentazione di un riso rosso integrale della varietà thai (in lingua originale hom mali), che ci regalarono per Natale e che ancora stava lì imbustato.
Non ho mai assaggiato questo tipo di riso, che nella forma del chicco sottile ed allungata ricorda quello basmati, ma è di colore rossiccio ed ha una consistenza decisamente più resistente dei risi comuni, ci vogliono almeno 35 minuti per cuocerlo, se non di più.
Come mangiarlo? Sono andata sull'ispirazione del momento, abbinando i colori, più che i sapori: ho combinato una insalata fredda con zucchine, lenticchie, cannellini e mais.
E' una combinazione particolare, ma assolutamente in sintonia col nostro gusto occidentale: probabilmente nel paese di origine, la Thailandia, questo riso viene mangiato in altro modo (la ricetta sulla scatola prevedeva crema di lenticchie rosse e masala, e si mangerebbe anche per colazione), per ora mi sono accontenta di questa insalata, poi si vedrà.



Riso Thai integrale rosso con verdure e legumi

Per due persone
60 grammi di riso a testa
mezzo barattole lenticchie lesse
mezzo barattolo cannellini lessi
qualche cucchiaio di mais
2 zucchine

Lessare le zucchine intere in acqua fredda, con i piccioli, fino a che non siano tenere ma non sfatte.

Nel frattempo lessare il riso per almeno 35 minuti o più (io l'ho buttato nella stessa acqua in cui avevo cotto le zucchine, aggiungendo sale grosso).

Scolarlo bene.

Tagliarle a fettine e ripassarle pochi minuti in una padella con la cipolla, olio e sale, quindi spegnere. Aggiungere i cannellini lavati e scolati, le lenticchie lavate e scolate, mescolare nella padella con le zucchine.

Mescolare alle verdure il riso, aggiungere il mais scolato e lasciare qualche minuti a raffreddare.

Mangiare tiepido o a temperatura ambiente.

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