I miei viandanti
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domenica 6 marzo 2016
L'antico Ghetto romano
I giorni, le settimane corrono veloci, un turbinìo di impegni e di studio che mi rendono davvero difficile trovare il tempo sia per fare qualche ricetta, che per scrivere qualcosa di consistente.
lunedì 12 maggio 2014
Scenari d'eccezione per l'arte moderna
Era tanto che avevo queste foto nel cassetto (si fa per dire, essendo foto digitali), e non mi decidevo a farne qualcosa di utile e di bello.
giovedì 22 marzo 2012
Castel Sant'Angelo, dal Rinascimento ad oggi
Ed ecco, una volta lasciata alle spalle l'oscurità dei secoli bui, entriamo nella luce del Cortile d'Onore, chiamato anche Cortile dell'Angelo per l'imponente statua marmorea dell'arcangelo Michele con le ali di bronzo, immortalato nell'atto di rinfoderare la spada.
sabato 17 marzo 2012
Castel sant'Angelo, due millenni di storia
Ci sono giorni in cui Roma ha davvero dei colori speciali, il bianco abbagliante dei marmi candidi che si staglia contro il cielo terso. Ho appurato, nel corso dei miei viaggi, che ogni città dà il meglio di sè in una determinata stagione: Barcellona è perfetta tra primavera ed estate, i suoi colori squillanti ben si adattano al caldo, al mare che lambisce i suoi quartieri, niente di meglio che sorseggiare una sangrìa fredda osservando i gabbiani che planano sulle onde liquide del suo porto.
lunedì 31 gennaio 2011
Centrale Montemartini, la Sala delle Caldaie
Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio, l'ultima sala del Museo Montemartini, a mio avviso la più bella.
Contiene dei pezzi pregevolissimi, inseriti in una sala unica ripartita da una installazione di colonne e sfondo color verde che crea un'atmosfera diversa, come potete vedere, da quella chiara e luminosa, su sfondo cilestrino, della precedente Sala delle Macchine.
In alto il soffitto presenta ancora il reticolo di tubi originale, mentre sul fondo della sala troneggia, parzialmente nascosta, una grande caldaia a vapore, l'ultima rimasta delle tre originariamente in loco.
Nella sala sono esposti delle statue rinvenute nel corso degli sbancamenti effettuati a Roma, dopo l'Unità d'Italia e fino agli anni Quaranta.
In pochi anni tutta la città cambiò volto, con l'apertura dei nuovi grandi boulevardes che tagliavano i quartieri precedenti (Via Nazionale, corso Vittorio, Corso del Rinascimento, Viale Trastevere, Via Veneto, Via Cavour, i muraglioni del Tevere, il Monumento a Vittorio Emanuele), fino ad arrivare agli enormi sbancamenti in epoca mussoliniana (Via dei Fori Imperiali, Via del Teatro Marcello, Via della Conciliazione, Largo Argentina), oltre all'apertura delle nuove stazioni dei treni, Termini e Trastevere. Una ingente quantità di ritrovamenti venne alla luce, in maniera piuttosto disordinata, spesso senza veri e accurati scavi archeologici in senso moderno.
La zona dell'Esquilino, ora densamente abitata, insiste su un'area che dall' epoca romana fino alla metà dell'Ottocento fu sempre era occupata da ville suburbane, orti e giardini.
Contiene dei pezzi pregevolissimi, inseriti in una sala unica ripartita da una installazione di colonne e sfondo color verde che crea un'atmosfera diversa, come potete vedere, da quella chiara e luminosa, su sfondo cilestrino, della precedente Sala delle Macchine.
In alto il soffitto presenta ancora il reticolo di tubi originale, mentre sul fondo della sala troneggia, parzialmente nascosta, una grande caldaia a vapore, l'ultima rimasta delle tre originariamente in loco.
Nella sala sono esposti delle statue rinvenute nel corso degli sbancamenti effettuati a Roma, dopo l'Unità d'Italia e fino agli anni Quaranta.
In pochi anni tutta la città cambiò volto, con l'apertura dei nuovi grandi boulevardes che tagliavano i quartieri precedenti (Via Nazionale, corso Vittorio, Corso del Rinascimento, Viale Trastevere, Via Veneto, Via Cavour, i muraglioni del Tevere, il Monumento a Vittorio Emanuele), fino ad arrivare agli enormi sbancamenti in epoca mussoliniana (Via dei Fori Imperiali, Via del Teatro Marcello, Via della Conciliazione, Largo Argentina), oltre all'apertura delle nuove stazioni dei treni, Termini e Trastevere. Una ingente quantità di ritrovamenti venne alla luce, in maniera piuttosto disordinata, spesso senza veri e accurati scavi archeologici in senso moderno.
La zona dell'Esquilino, ora densamente abitata, insiste su un'area che dall' epoca romana fino alla metà dell'Ottocento fu sempre era occupata da ville suburbane, orti e giardini.
martedì 25 gennaio 2011
Centrale Montemartini 2, Le macchine e gli Dei
Ed eccoci al secondo appuntamento con il bel Museo della Centrale di Montemartini: a questo punto, dopo il lungo prologo storico, siamo pronti a salire al piano superiore, dove si apre la prima sala, quella delle Macchine: si tratta dei motori a turbina che azionavano la centrale, delle macchine di metallo scuro, davvero imponenti, in condizioni ottime.
Su questo sfondo di archeologia industriale, nel 1995 nacque una esposizione temporanea di stuatue provenienti dalle collezioni dei Musei Capitolini, intitolata Le Macchine e gli Dei.
Per fortuna, una volta finito il precedente allestimento, si è riutilizzato lo spazio per un museo permanente, con dei pezzi di recente ritrovamento (tutti dopo l'Unità d'Italia, nel corso dei lavori di ristrutturazione urbana di Roma) di davvero incantevole bellezza.
Ho trovato alcuni musei particolarmente belli per l'ambiente affascinante in cui erano allestite le collezioni (come il rinascimentale Palazzo Altemps, dietro Piazza Navona o gli stessi Capitolini), oppure particolari per i giochi di luce in cui erano disposte (come Palazzo Massimo). In questo caso, le grandi finestre a vetrata immergono le statue in una luce naturale e chiara, e i marmi risaltano ancora di più, con i loro marmi sinuosi e lucenti, contro l'oscuro metallo delle macchine.
domenica 23 gennaio 2011
Archeologia Classica e Archeologia Industriale: la Centrale Montemartini
Ci sono, a Roma, musei famosissimi, pieni zeppi di meraviglie e di turisti. Poi ci sono gli altri, i musei più piccoli, meno conosciuti, magari situati in zone fuori dalle rotte turistiche, oppure nascosti dentro palazzi antichi, che ci passi davanti e non immagini neanche quali capolavori ci sono dentro, come Palazzo Altemps.
La Centrale Montemartini appartiene appunto al primo tipo: situata lungo la via Ostiense, proprio di fronte agli ex Mercati Generali, è uno di quei posti davvero affascinanti, e sconosciuti ai più.
A Roma solo negli ultimi decenni si è provveduto ad allargare l’offerta museale, peraltro già immensa ma secondo me poco valorizzata: abbiamo le collezioni più vaste al mondo (forse solo la Francia ci batte), su un palcoscenico davvero unico, che mostra con nonchalance duemilacinquecento anni di arte e architettura come nessun’altra città al mondo è in grado di offrire, eppure abbiamo i magazzini pieni di oggetti mai esposti, di quadri mai usciti dall’oscurità. Per fortuna, anche Roma sta cominciando ad utilizzare spazi altri, luoghi abbandonati del suo passato prossimo, per far ammirare ai visitatori pezzi della sua storia.
La Centrale Montemartini è uno di quei piccoli gioielli poco conosciuti ma che varrebbe davvero la pena di visitare, una vecchia centrale termoelettrica che fa da sfondo ad una preziosa statuaria romana proveniente dai Musei Capitolini. Avevo intravisto questo museo nelle prime scene del bellissimo film di Ozpetek “Le Fate Ignoranti”, uno dei film che preferisco in assoluto, tutto ambientato nelle strade intorno al Gazometro, e mi ero ripromessa di andarci. Da allora, ci sono tornata almeno un paio di volte, l’ultima armata di macchina fotografica e assolutamente decisa a condividere con voi la bellezza di questo piccolo museo. Il nostro viaggio si articolerà in tre riprese: oltre a questo primo assaggio, la prossima volta approfondiremo la sala Centrale delle Caldaie, e in ultimo quella delle Macchine. Ho avuto la fortuna di visitarlo in un giorno davvero tranquillo, in cui se non ero l’unica visitatrice, poco ci mancava, e questo mi ha permesso di scattare dettagli e prospettive senza alcuna interferenza.
Inauguratail 30 giugno del 1912, la Centrale venne costruita in un quartiere di Roma, quello Ostiense, appena fuori dalle mura Aureliane , subito
sabato 16 gennaio 2010
L'Età dell'Impero a Palazzo Massimo
Ed eccoci giunti al Primo Piano di Palazzo Massimo, dove sono esposte statue di età imperiale, fino al periodo tardo. Saliamo per le imponenti scalinate di marmo adornate da ringhiere in ferro battuto e lampioni: ed ecco aprirsi una serie di stanze ampie, dai colori chiari, un po' freddi, atmosfere rarefatte e lineari che contrastano con la morbidezza dei marmi lucidi.
Bella e vigorosa la statua di Antonino Pio proveniente da Terracina, metà del I secolo d.C., , poi nell'ampio Salone spicca la dolce Fanciulla di Anzio, una figura femminile ritrovata nel 1878 nella Villa Imperiale di Nerone, forse un originale greco del III secolo a.C., oppure una copia romana di età neroniana.
lunedì 11 gennaio 2010
Antico e Nuovo a Palazzo Massimo
Dopo avervi abbondantemente illustrato Palazzo Altemps, ecco un altro pezzo del Museo Nazionale Romano, istituito una quindicina di anni fa. Si tratta di una collezione di preziose opere romane, soprattutto sculture ma non soltanto, che hanno trovato nuova sistemazione in alcuni palazzi antichi di Roma.
Nel caso dell’Altemps, si trattava di un bellissimo palazzo secentesco, alle spalle di piazza Navona.
Già solo la bellezza dei saloni e degli affreschi vale una visita: la statuaria in quella cornice, poi, viene impreziosita ancor di più, una visione veramente sublime che ha pochi rivali al mondo.
martedì 16 giugno 2009
Palazzo Altemps, seconda parte

Ed eccoci alla seconda puntata della visita al rinascimentale Palazzo Altemps, recentemente trasformato in parte del Museo Nazionale Romano.
Siamo al primo piano, nella cosiddetta Salone delle Feste (o Sala Grande): realizzata nel 1575, ha sulla parete destra un enorme camino in marmo colorato, pavimento in cotto e soffitto a travi di legno.
Nel mezzo si trova uno dei gioielli della collezione Ludovisi, rinvenuto nei giardini della villa di famiglia nel XVII secolo. La splendida villa secentesca, di cui è rimasto solo il Casino dell'Aurora, fu lottizzata alla fine dell'Ottocento e venne completamente distrutta assieme al leggendario parco, dando origine al moderno quartiere intorno a Via Veneto e Stazione Termini.

Si tratta della celeberrima statua del Galata che si uccide assieme alla moglie, una copia antica di epoca ellenistica, forse del II o I secolo a.C., di un bronzo di Pergamo del III, notevole per la resa plastica dei corpi e dei panneggi che sconfina nel virtuosismo, e per la drammaticità delle espressioni.
Questo celebre gruppo fu rinvenuto assieme al Galata Morente, il giovane guerriero celtico, ferito a morte, che rappresenta una delle perle dei Musei Capitolini (di cui parlerò prossimamente): facevano parte, probabilmente, dello stesso gruppo scultoreo ordinato da Attalo I. Essendo stati rinvenuti durante gli scavi per la costruzione di Villa Ludovisi, che si estendeva sugli Horti Sallustiani, è possibile che appartanessero alle decorazioni degli antichi giardini.






Nella stessa sala, l'enorme Sarcofago Ludovisi, della metà del III secolo d.C., su cui è rappresentata la Battaglia tra Romani e Barbari: anche in questo caso si tratta di un'opera notevolissima sia per la composizione che per la raffinatezza dei dettagli scultorei.
Anche in questo caso si tratta di un ritrovamento secentesco, e rappresenta una scena di battaglia che ha come fulcro una figura giovanile barbuta a cavallo, forse identificabile con uno dei figli di Decio.

Accanto allo splendido camino marmoreo si apre la piccola Chiesa di Sant'Aniceto, una cappella secentesca con decorazione ad affresco del Pomarancio, in cui riposa appunto Aniceto, uno dei primi pontefici della storia.

Ed ancora, passiamo prima nella Sala dei Bacchi, poi nella Sala degli Obelischi, con decorazione egitizzante alle pareti e statue di Satiro e Ninfa e Pan e Dafni.

E' recentissima l'apertura di altre 4 sale, in cui sono esposti alcuni pezzi della Collezione Egizia.
Queste stanze facevano parte dell'appartamento in cui abitò il poeta Gabriele d'Annunzio: il celebre vate sposò , appena ventenne, l'ultima erede di Casa Altemps, maria Hardouin di Gallese, di un anno più giovane di lui.
Matrimonio malvisto dal padre e che finì con una clamorosa separazione appena sette anni dopo.
Le statue qui esposte provengono dall'Iseo Campense, da scavi recenti.



Ed ora torniamo dabbasso, dalla parte opposta del cortile, dove entriamo nelle ultime sale, quelle dove sono ospitate Adriano e la bellissima testa di Antinoo, il giovinetto amato dall'imperatore e morto tragicamente in circostanze misteriose, affogato nel Nilo durante un viaggio in Egitto al seguito del suo amante.





E' ora di lasciare le emozioni di questo luogo pieno di storia e di arte, e di rituffarci nella realtà quotidiana...
Per chi volesse documentarsi ulteriormente:
Beni culturali
Archart
Repubblica
Wikipedia
Romasegreta
martedì 9 giugno 2009
Palazzo Altemps.Un gioiello rinascimentale nel cuore di Roma

Vi avevo accennato tempo fa ad una mia visita a due Musei che fanno parte del circuito del Museo Nazionale Romano: Palazzo Altemps e Palazzo Massimo. Il Museo Nazionale Romano è un'istituzione di recente costituzione, un progetto inaugurato una decina di anni fa per esporre, finalmente, sculture e collezioni rinchiusi per decenni nei magazzini a pigliar polvere.
Roma ha la collezione di arte romana più vasta al mondo, ovviamente, penalizzata però da un'esposizione museale non sempre all'altezza (basta andare al Louvre e vedere cosa hanno saputo fare i francesi).
Fortunatamente, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso, e questi due bei Musei ne sono la testimonianza.
Il Museo Altemps è ospitato in uno splendido palazzo rinascimentale, proprio alle spalle di Piazza Navona, nella Piazza della Chiesa Sant'Apollinare (recentemente salita alla cronaca per vicende non proprio esaltanti, legate al boss della banda della Magliana sepolto nella cripta).
Non è un museo enorme, se siete dalle parti di Piazza Navona e avete due ore da impiegare in maniera proficua, ve lo consiglio assolutamente.


L'edificazione del palazzo risale addirittura al 1471, fu costruito per volere di Giacomo Riario, nipote del papa Sisto IV. Fu poi più volte rielaborato e restaurato alla fine del Cinquecento, quando venne acquistato dal cardinale Marco Sittico Altemps, poi nell'Ottocento (quando vi fu impiantata un Seminario Spagnolo), nel 1949 e poi l'ultimo restauro, quello definitivo, che lo ha restaurato per sistemare delle importanti collezioni: la collezione Altemps, la Boncompagni-Ludovisi, la Mattei e la raccolta Egizia, proveniente dal Tempio di Iside in Campo Marzio.
Ospita collezioni antiche, il cui inizio risale al Cinquecento: era di moda, nelle grandi famiglie dell'epoca, collezionare sculture antiche, mosaici, affreschi, oggetti preziosi, che andavano ad ornare le lussuose ville di città o di campagne, i giardini, le stanze, le facciate. E' proprio in quest'epoca che cominciano gli scavi nel ricco sottosuolo di Roma: non scavi sistematici, ovviamente, come li intendiamo noi adesso. Erano scavi alla ricerca di oggetti e sculture, senza molto riguardo per il resto.
I ritrovamenti ci hanno regalato dei pezzi di valore inestimabile, che sono sparsi nelle piazze, nei palazzi e nei Musei di Roma, e del mondo intero: da noi abbiamo la Collezione Borghese, nella splendida Villa Borghese, poi i Musei Capitolini, i Musei Vaticani, Palazzo Barberini, il Museo Barraco, solo per citarne alcuni.
La collezione qui esposta consiste solo in una parte di quella originale, perchè molti dei pezzi accumulati nei secoli furono venduti, a partire dalla fine del 700, e le collezioni smembrate.
Le sculture non sono molte ma preziose, e credo che si tratti di una delle sistemazioni museali migliore che abbia visto negli ultimi anni, almeno in Italia. A differenza di altri musei sistemati in palazzi più moderni (Palazzo Massimo e Palazzo Braschi, ad esempio, i cui è collocato il Museo di Roma), Palazzo Altemps è già bello di suo, e questo aggiunge bellezza alla bellezza.
Il Museo occupa una cospicua parte del palazzo, ma non tutto: solo recentemente, infatti, il Comune ha potuto comprare la parte rimanente, ed è in via di restauro per poter ospitare il resto delle esposizioni.
Il palazzo ospitò, per qualche tempo, anche il famoso poeta Gabriele d'Annunzio, che sposò l'ultima erede della casata Altemps, Maria Hardouin di Gallese, matrimonio celebrato nel 1883 e finito tragicamente. E' recentissima l'apertura di altre quattro sale museali, abitate all'epoca dall'artista.
E allora, eccoci nel cortile d'onore, il cortile quadrangolare in travertino con decorazione a stucco, su cui si affacciano i quattro lati del palazzo.Il progetto è attribuito ad Antonio Sangallo il Vecchio e a Baldassarre Peruzzi, ed è ornato da statue, rilievi e una fontana in mosaici policromi e conchiglie.
La Collezione Altemps, iniziata dallo stesso cardinale Marco, contava ben 120 statue, di cui ne rimangono una quindicina, in massima parte sistemate nel cortile e nelle scale. Le quattro statue negli archi del porticato di fronte sono copie romane di originali greci della collezione Altemps, mentre quelle sotto il porticato di accesso al museo provengono da Villa Celimontana al Celio, dove a partire dal Cinquecento la famiglia Mattei cominciò la sua personale collezione.







Ed ora saliamo verso il primo piano. Ovviamente non è stato possibile fotografare tutto, perchè i pezzi sono molti, e le condizioni di ripresa non sempre possibili.
La cosa che però va evidenziata è che la sistemazione delle statue risulta quanto mai affascinante in queste belle stanze affrescate, dai bei pavimenti in cotto e i soffitti in legno: pochi pezzi ma di particolare bellezza, marmi antichi e levigati dal tempo morbidamente sfiorati dalla luce naturale proveniente dalle grandi finestre dai vetri a piombo, ed una illuminazione di supporto dai toni caldi, dorati, che scivola carezzevolmente sulla pietra levigata, creando dei giochi di luci ed ombre e dei chiaroscuri molto suggestivi.
Siamo nella Sala delle Prospettive Dipinte: un trompe d'oeil con colonne e paesaggi, il bellissimo Hermes Loghios (copia romana di un originale greco del V secolo a.C.), un Hermes del I secolo e un Eracle del II secolo.





Ed ora usciamo sul loggiato dipinto, risalente alla fine del Cinquecento: ornato da busti di imperatori romani e da un bell'affresco sulle volte a crocera, che simula un pergolato di legno con piante e uccelli esotici. Sul fondo è collocata una fontana vitrea policroma, con leziosi puttini nel timpano.




La Sala della Piattaia, con affreschi della scuola di Melozzo da Forlì, in cui sono sistemate tre delle statue più importanti del Museo. L'Ares Ludovisi, seduto con la spada in mano e lo scudo accanto: copia romana di un originale del IV secolo a.C, fu restaurato dal Bernini.
Lo struggente abbraccio tra i fratelli Oreste ed Elettra sul sepolcro di Agamennone, con firma di Menelaos e risalente al I secolo d.C, e il bel giovane seduto in posa disinvolta, sempre di età romana ed anch'esso restaurato nel Seicento, forse decorazione di un timpano.







La sontuosa anticamera e camera della Duchessa, ornate da un soffitto quattrocentesco in legno dipinto, e un fregio secentesco a soggetto mitologico. La Venere accosciata è di età adrianea.




E passiamo alla perla della collezione, il cosiddetto Trono Ludovisi, collocato nella Sala delle Storie di Mosè, dal fregio cinquecentesco che orna la parte superiore delle pareti.



Si tratta di un originale proveniente dalla Magna Grecia, forse da Locri, del V secolo a.C. , anche se non tutti gli studiosi sono d'accordo sulla datazione. Fu rinvenuto nel 1887 presso la Villa Ludovisi, una splendida residenza suburbana, che in quegli anni venne distrutta e lottizzata per far posto al quartiere che insiste sulle moderne Via Boncompagni e via Veneto.
L'area della Villa sorgeva sugli antichi Horti Sallustiani, per cui si ipotizza che sia stato portato a Roma come bottino di guerra: il trono presenta, nella parte frontale, un delicato rilievo raffigurante Afrodite che esce dalla spuma del mare, coperta da un delicato velo tenuto da due ancelle, mentre sugli altri due lati delle figure femminili sedute.
La delicatezza dei panneggi e la grazia della dea ne fanno uno dei più begli esempi di rilievo giunto fino a noi.
Nella seconda parte scopriremo altri tesori custoditi in questo museo, come il celeberrimo Galata Suicida.
Per maggiori informazioni:
Soprintendenza di Roma
Wikipedia
Palazzo Altemps su Tiscali-Skuola
Roma2000
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