I miei viandanti

giovedì 23 maggio 2013

La cucina del cuore


Me l'avete chiesto in tanti, e come non accontentarvi?

Evidentemente il mio tour casalingo è stato di vostro gradimento, perché molti di voi mi hanno chiesto di mostrarvi la cucina: mi dispiace deludervi, non ho una di quelle cucine grandi, col tavolo in mezzo, magari in stile rustico con le tendine alle finestre e una cappa immensa, anche se mi piacerebbe molto.
La cucina dovrebbe essere il centro della casa, il cuore della casa: in questo caso è un centro un po' piccolino, ma in un appartamento di non grandi dimensioni abbiamo dato priorità ad altre stanze, e la cucina è rimasta stretta e lunga, anche se abbiamo allargato la porta.

Questo è il posto dove sforno i miei dolcetti, una cucina piccola ma ben organizzata, dal soffitto altissimo e una bella luce. Abbiamo davvero dovuto sfruttare ogni angolo, comprese le altezze, vista la quantità di pentole e suppellettili che continuo ad accumulare!

In origine era un vero e proprio tugurio, con tutti muri fuori squadra, delle mattonelle grigie orrende, e un orrendo ed enorme contatore del gas proprio dove doveva essere lo scolapiatti. Per renderlo più spiritoso era stato dipinto con una vernice rossa, ma stava proprio in mezzo come un broccolo, e abbiamo provveduto non solo a sostituirlo e spostarlo, ma anche a rivestirlo con del legno.


E' piccola ma assolutamente ben organizzata, anche se mantenere l'ordine non è sempre facile, e poi quando cucino riesco a fare un disordine incredibile! Ditemi che non sono la sola, vi prego, a ridurre la mia cucina ad un campo di battaglia anche solo per fare un ciambellone.
Il plumcake appena sfornato, qui sotto, è un Plumcake alle Mele che vi posterò la prossima volta.
Quando ho ricomprato gli elettrodomestici ci ho tenuto particolarmente alla qualità dei fornelli e soprattutto del forno, non ho badato a spese, anche se col senno di poi era meglio un forno elettrico, piuttosto che a gas.



L'abbiamo arredata in due tempi: la parte bianca è recente, fatta su misura per la maggior parte tranne i pensili (avessi un muro dritto che è uno), mentre la parte color noce è quella a cui sono affezionata: quando il falegname è venuto a prendere le misure per la parte bianca, mi ha prospettato di rifare anche tutta la parte marrone, più organizzata, ma gli ho fatto gentilmente notare che si tratta di mobili artigianali, preziosissimi non solo per la qualità della manifattura e del legno, ma anche perché li ha fatti con le sue mani il mio bravissimo papà, progettati ed eseguiti pezzo per pezzo, mensole comprese.




Ovviamente per me hanno un valore affettivo insuperabile, non li cambierei neanche con la cucina più costosa del mondo!


Le tre mensole vengono dalla mia casa di Trastevere,  mentre le tre teglie di rame scuro sono di mia nonna, mio padre raccontava che era solita cuocervi i ciambelloni nel forno a legna, quando gli otto figli erano piccoli, per cui stiamo parlando almeno degli anni Trenta. Tazzine e teiere sono per lo più ricordi di viaggio, vengono da Creta, Sicilia, Cecoslovacchia.


Dai miei pensili e mensole avete la conferma che adoro la ceramica ma anche il vetro, ho talmente tanti bicchieri, di cui questa è una parte, che potrei aprirci un bar.




Quando abbiamo completamente rifatto mattonelle e pareti, ho tolto tantissima roba che stava appesa ancora più in alto, come uno scaldino di rame e una statera sempre di rame, tutto proveniente dai miei nonni.
Avevo anche la serie di 12 piatti con dipinte i mesi e ancora altra roba: praticamente arrivava fino al soffitto!
Ho lasciato solo le cose più belle, come questi quadri comprati in Puglia con soggetti di frutta, dai colori vivaci.




Adoro la mattina apparecchiare il tavolo per la colazione, mangiare con uno sguardo fuori dalla finestra, come se avessi tutto il tempo del mondo!

E voi, come sono le vostre cucine? E' il vostro regno, oppure una stanza come le altre?
Alla prossima!

martedì 21 maggio 2013

Lezioni di Cioccolato




Eh no, non ho smesso di postarvi cose che ho già pubblicato in Blog di Cucina!

Pensavate di esservi liberate delle mie recensioni, invece eccone una di un film di qualche tempo fa, che però a me era piaciuto molto: ha qualche annetto, ormai, ma si trova tranquillamente in DVD. Io non amo, in genere, la commedia all'italiana: sarà snob, ma preferisco la commedia francese, meno sboccata e più sottilmente ironica delle nostre, ma qualche volta ci sono anche delle gradevoli eccezioni: niente di spettacolare, ma anche una piccola commedia garbata, ben scritta e con buoni tempi comici, a volte è piacevole da guardare.

E quindi:


Lezioni di cioccolato

Premetto che sono andata a vedere questo film  con dei grossi pregiudizi, a cominciare dalla scelta degli attori fino alla locandina, che sembra un vero plagio al ben più famoso Chocolat (film delizioso, argomenti di uno dei prossimi post).

E allora, perché questa recensione? Perché, invero, Lezioni di Cioccolato non sarà un capolavoro del genere, però  è un film ben girato, ben recitato e con una sceneggiatura piuttosto spumeggiante: e poi, ovviamente, per le scene in cui il protagonista assoluto è lui, sua maestà il cioccolato, in tutta la sua libidinosa voluttà scura e profumata.


Protagonista del film  un bellissimo e arrogante geometra, che pare ricalcato (anche fisicamente) su un noto personaggio balzato agli onori della cronaca nera per un fattaccio di   fotografie e ricatti: look da tamarro, capelli lunghi raccolti a cipolla, ricco e coatto (ovviamente con un bel Suv inquinante), che tratta tutto il mondo come pezze da piedi, soprattutto gli operai extracomunitari che hanno la sfortuna di lavorare per lui (in nero, ovviamente).

La pacchia finisce quando un operaio egiziano cade dal tetto (senza ponteggio per risparmiare) e si rompe tutte e due le braccia: con questo incidente si preclude ogni possibilità di frequentare un corso  di Cioccolato alla Perugina, per poi aprire un negozio.
Da vittima Kamal diventa carnefice, obbligando il geometra a calarsi nei panni dello sfigato extracomunitario e a frequentare il corso al posto suo, pena la denuncia. Il bel tamarro si vede costretto ad un taglio di capelli , a vestirsi con vestiti di scarto, ad andare in giro con una vecchissima e scassata macchina, addirittura a lasciare il costosissimo cellulare a cui sta sempre attaccato, e a chiudersi per una settimana in un convento a Perugia.



Le lezioni di cioccolato risultano (il maestro cioccolatiere è un lungo chiomato Neri Marcorè), ovviamente, una vera catastrofe, tanto che gli assegnano come tutor una bionda e gentile fanciulla, che purtroppo si prende a cuore il suo caso pietoso e comincia a combinargli un disastro dopo l’altro, con l’intento di aiutarlo.
Il geometra è costretto a seguire le lezioni di cioccolato, inseguendo il miraggio di un piccolo momento d’estasi perfetto, a ripetere le lezioni a Kamal e a lavorare di notte, in una girandola di avvenimenti che si fa sempre più vorticosa fino a raggiungere la catastrofe.

Alla fine, assieme a Kamal , riuscirà a creare il suo piccolo momento d’estasi, il cioccolatino perfetto, a base di nocciole di Monteacuto e datteri, perfetta sintesi della pasticceria italiana e egiziana.  

L’happy end, in qualche modo c’è, ma non poi così scontato, e comunque stemperato da un filo di sano umorismo con, in aggiunta, un pizzico di riflessione sulla diversità di due mondi solo apparentemente inconciliabili.

Critica: se amate il cioccolato, vi verrà la bava alla bocca, mentre i sei aspiranti cioccolatieri pasticciano con cioccolato fuso, nocciole e morbidi ripieni cremosi.

Innanzi tutto la scelta degli attori, che sulla carta mi aveva lasciato piuttosto freddina: l’eterea Violante Placido  (che di solito, sinceramente, mah!) riesce a calarsi a meraviglia nella parte della sconclusionata e un po’ isterica. Di lei è stato detto che è un panetto di burro recitante: beh, mai definizione mi è sembrata più azzeccata.
Una piacevolissima sorpresa invece Luca Argentero, ex Grande Fratello: nel film di Ozpetek Saturno contro aveva dato prova dell’espressività di uno zucchino, per non parlare del pessimo remake La Baronessa di Carini (ma qui, forse, la coprotagonista Vittoria Puccini non l’ha aiutato molto).

Nella doppia parte di coatto e sfigato risulta invece convincente, anzi,  assai esilarante nella sua lingua italo-egiziana autoinventata, dando prova anche di una certa autoironia e di non essere solo una bella statuina. 
Questo fa ben sperare per un’evoluzione futura, aspettiamo trepidanti le prossime prove ( le mie previsioni mi sembrano azzeccate, col senno di poi, n.d.r)

Il migliore di tutti, però, è Kamal, l’operaio egiziano che diventa veramente sadico.


Un velo pietoso occorre tirare invece sul seguito, Lezioni di Cioccolato 2: se il primo vi è riuscito bene, evitate di fare una catastrofe col secondo, per favore! 
Purtroppo i bei sequel si contano sulle dita di una mano, nel mondo del cinema (provo a citarne alcuni: Il tempo delle Mele 2, dove Pierre Cosso era un bonus non indifferente, ma sicuramente pochi di voi possono ricordarselo perché erano ancora in fasce...e poi non me ne viene in mente nessun altro!), e in questo caso davvero sono riusciti a fare un disastro con lo stesso cast (o quasi, mancava Violante Placido, ma non credevo proprio che lei facesse la differenza): una commediola dalla trama sfilacciata, leggerissima, battute dimenticabile, i soliti cliché e luoghi comuni delle commedie nostrane, insomma, lasciate proprio perdere!

A questo film avevo legato, su Blog di Cucina, una ricetta golosissima, un inzuppato al Cioccolato che avevo postato anche sul Blog, e che per questa occasione vi ripropongo!



Inzuppato al cioccolato (ricetta di famiglia)

Per una teglia di queste dimensioni più un altro po’ di avanzo
Un ciambellone o un pan di Spagna, di media consistenza (né troppo molliccio né troppo consistente): io vi riporto una ricetta che va bene, poi fate voi.
 Ciambellone semplice (teglia a ciambella 26 centimetri)
3 uova, 350 grammi di farina, 200 grammi di zucchero, un bicchiere di latte, mezzo bicchiere di olio di oliva, una bustina di vanillina, una bustina di lievito.
Montare le chiare a neve con un pizzico di sale, montare i tuorli con lo zucchero, quindi aggiungere il latte e l’olio. Aggiungere, sempre montando con le fruste elettriche, tutta l farina mescolata col lievito e la vanillina, quindi aggiungere le chiare, mescolando con un cucchiaio di legno dall’altro in basso senza smontarle.

Infornare a 180 gradi, secondo ripiano dal basso, per circa 40-45 minuti. Sfornare, far raffreddare la torta e sformarla, quindi tagliarla a fette regolari.

Per il cioccolato:
riscaldate un litro di latte, in un’altra pentola mescolate 7 cucchiai di cacao amaro, 7 cucchiai di zucchero e 7 cucchiai abbondanti di farina.

Aggiungete poco a poco, mescolando con un cucchiaio di legno, il latte caldo (ma non bollente), in modo da formare meno grumi possibili, quindi continuate a mescolare per tutta la cottura, a fuoco dolce, meglio ancora su uno spargi fiamma.

Dopo più o meno 15 minuti la crema al cioccolato comincerà ad addensarsi. Appena raggiunge il punto di densità giusto, toglierla dal fuoco e, ancora bollente, cominciare a formare l’inzuppato.
Versare uno strato sottile di cioccolato bollente sul fondo della pirofila scelta, quindi disporre sopra le fette uno accanto all’altra, non sovrapposte ma il più accostate possibile, quindi versare metà del cioccolato, fino ad inzupparle bene.

Fare un altro strato di fette di ciambella, e affogarle di nuovo nel cioccolato bollente, fino a coprirle bene.
Mettere in frigo per almeno dieci ore. Il giorno dopo è ancora più buono.

giovedì 16 maggio 2013

Profumo di Arancia e Cannella



L'altro ieri era una giornata stupenda, il cielo terso per un bel vento di tramontana che aveva spazzato tutte le nuvole. Era tanto che volevo fare un bel giretto al cosiddetto quartiere Coppedè, per cui ho preso l'autobus e sono arrivata a Piazza Fiume.

venerdì 10 maggio 2013

Il centro della Cristianità: San Pietro e la sua Cupola


Ed eccoci in uno dei posti più noti al mondo, Piazza San Pietro. Da casa mia non è lontano, spesso ci arrivo a piedi, faccio la lunghissima Gregorio VII e sono arrivata. Ogni volta mi sorprendo per la maestosità e l'ampiezza di questa piazza che, nelle intenzioni del progettista, Gian Lorenzo Bernini, doveva rappresentare, con il suo imponente colonnato a due emicicli contrapposti, le braccia della Madre Chiesa che accolgono i pellegrini.


Questa zona nell'antichità era occupata dal Circo di Caligola, ma già dell'epoca romana fu oggetto di venerazione perché la tradizione vi colloca la tomba di San Pietro,  in una necropoli  romana che oggi riposa sotto la basilica cinquecentesca che all'epoca era situata sulla via Cornelia, una delle vie consolari tutt'ora esistente.
La prima basilica su di essa venne eretta all'inizio del IV secolo, in epoca costantiniana, e nelle chiesa primitiva avvenne l'incoronazione, nell'anno 800, di Carlo Magno e molti altri imperatori dopo di lui.

Rosso fragola e giallo banana



Stavo commentando con i miei amici su Facebook, proprio ieri sera, che il post in assoluto più commentato e con più feedback, di 540 post scritti in cinque anni è mezzo, non è stato una ricetta, un viaggio, una città, un libro, niente di argomento letterario, archeologico, artistico, culinario o fotografico.
E' stata la mia piccola casa, il divano, gli oggetti del mio quotidiano, il gatto, le mie lampade.

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