Avete già cominciato i preparativi per Natale?
Io assolutamente no, anzi, non riesco a trovarmi a mio agio, tra le vetrine ormai imbandite, i panettoni che occhieggiano invitanti nei supermercati, torroni, frutta secca, addobbi luccicanti, palle, nastri e decorazioni, mi sembra tutto così lontano.
Sarà il sole, sarà il clima ancora caldo e ridente di questo insolito novembre...oggi ho comprato svogliatamente il primo panettone, e ho dato un'occhiata distratta agli addobbi, ce ne sono di veramente graziosi, ma per ora non ho proprio la fantasia...e non ho alcuna intenzione di fare l'albero di Natale prima del 15 dicembre!
So di andare controcorrente, ma tutta questa mania del Natale comincia a darmi un po' fastidio.
Si comincia a mangiare il panettone a fine ottobre e si finisce a febbraio (l'anno scorso li hanno venduto fino a Carnevale, a prezzi stracciati, e siccome lo adoro ne abbiamo mangiato a quintali, fino ad esserne stufi).
Ogni tanto mi viene da ripensare ai Natali passati, soprattutto a quelli di quand'ero adolescente, e ancor più di quelli di bambina, quando il Natale era veramente un evento da aspettare con trepidazione, anche se i preparativi non inziavano certo a ottobre, ma solo qualche giorno prima delle vacanze di scuola: l'albero si faceva il 23 mattina, e il primo panettone si apriva solo la mattina del 24 dicembre, e allora si capiva veramente che era Natale, che la festa stava arrivando.
La preparazione ai giorni di festa era forse ancora più emozionante della festa in sè stessa, che si svolgeva secondo un rituale ben preciso...i pacchi di decorazioni e pupazzetti che venivano religiosamente tirati giù, sempre gli stessi e sempre più malconci (ne ho rotte poche di palle di vetro e di pupazzi del presepe...), i regali da pensare e comprare e accumulare nell'armadio, in attesa di disporli in un bel mucchio sotto l' albero, la casa da tirare a lucido e abbellire, tovaglie e stoviglie delle feste che venivano tirati fuori dagli armadi, per l'occasione, e il menu della Vigilia, sempre lo stesso, semplice ma irrinunciabile.
In cui non potevano mai mancare i Tagliolini all'uovo al tonno, un vassoio enorme di fritti (broccoli in pastella, fiori di zucca, ricotta, melanzane, crocchette di patate, qualche volta mele), magari un dolce fatto in casa, spesso il budino di ricotta con canditi e gocce di cioccolato (che prima o poi devo assolutamente fare per condividerlo con voi!).
Anche il film che davano ogni anno, il pomeriggio del 24, erano una specie di appuntamento fisso: il film era
Sette spose per sette fratelli, non so bene cosa c'entrasse col Natale, ma ogni anno me lo rivedevo.
Negli ultimi anni invece mi rivedo
Natale in Casa Muppets, forse una specie di rituale personale per entrare nell'atmosfera, con tutti i pupazzi, Miss Piggy, Kermit e i nonnetti terribili, gli ortaggi e gli animali che cantano in coro in una Londra ottocentesca e piena di neve.
Beh, tutto questo, negli ultimi anni, mi pare aver perso colore, non so se succede anche a voi...come un rituale un po' spento, appannato, annoiato, forse perchè ha perso il vero spirito, quello più profondo, per ridursi ad una festa commerciale, che serve principalmente ai negozianti e all'economia.
Sono diventata cinica? Può darsi...
Spero di recuperare un po' di spirito natalizio, da qui al 25 dicembre...e magari provare tutti quei dolcetti meravigliosi che tutte le amiche foodbloggers cominciano a sfornare, che invidia!! Non ho il coraggio di provare a fare il panettone o il pandoro, ma magari i biscotti di panpepato ci provo, quest'anno, lo prometto.
Quest'estate ho comprato la
farina di segale, che ancora devo utilizzare, e un chilo di
farina di grano saraceno, che non ne vuole proprio sapere di finire: ho fatto due versioni di torta ai mirtilli, dei biscotti autoinventati e riusciti una schifezza (ho scoperto che la farina di grano saraceno, da sola, è pessima per fare i biscotti, sembravano pepati) e l'ho infilata pure in questa torta di pere, perchè sennò non la finisco mai...
Avevo visto una ricetta
sull'Enciclopedia della Cucina di Repubblica, con Farina di mais e mandorle, e ho pensato di rielaborare la ricetta a modo mio, anche se la prossima volta provo quella originale, che prevede anche gli amaretti e ha delle dosi un po' diverse.
Ho assemblato le dosi della mia un po' a occhio, sperando in un risultato decente...beh, non è affatto male, una torta piuttosto consistente, con un sapore particolare, quello della farina di grano saraceno, che si abbina bene con le pere e le mandorle, insomma, è una torta un po' diversa dalle solite (anche se ho fatto un ciambellone alle mele strepitoso, che posterò prossimamente)...
240 grammi farina 00
120 grammi farina grano saraceno
2 uova
Mezzo bicchiere latte
1 tazzina da caffè di Strega
100 grammi di mandorle frullate in polvere
400 grammi di pere al netto
1 bustina di lievito
Tagliare a fettine sottili le pere.
Frullare le uova con lo zucchero, montandole bene.
Aggiungere il latte e a Strega.
Aggiungere le mandorle frullate, quindi le due farine mescolate al lievito.
Unire 250 grammi di pere, lasciando da parte le fettine migliori.
Imburrare ed infarinare una teglia da 26 centimetri.
Versarvi l'impasto e livellarlo, quindi disporvi le restate fettine di pere in maniera artistica.
Cuocere a 180 gradi sul secondo ripiano dal basso, nel forno già caldo, per circa 45 minuti. Se volete la parte superiore leggermente più colorita, accendete il grill elettrico per qualche minuto.
Sfornare delicatamente e cospargere di zucchero a velo.