I miei viandanti

sabato 11 aprile 2020

Ricordi cartacei e compleanni in quarantena


Compleanno in quarantena.


Ovviamente non sono l'unica, ad aver festeggiato il compleanno chiusa dentro casa, con una giornata primaverile, calda e piena di sole, fuori dalla finestra. Niente programmi a lunga scadenza, neanche una semplice passeggiata e un gelato, una vera torta di compleanno ché anche le pasticcerie sono chiuse, solo una pizza da asporto e qualche ora passata tra musica e fotografie, un saluto dal blog e ore che si srotolano lente e pigre.
Ovviamente niente incontri, niente contatti reali, solo amici virtuali e telefonate, che però riempiono la giornata e fanno sentire meno soli (questo vale sempre). Un compleanno da ricordare, senza dubbio, quando ci saranno tempi migliori e quando tutto questo ci sembrerà un lontano ricordo.

Mai, come in questo periodo, mi è pesato il fatto di essere rinchiusa tra quattro mura, senza neanche un balcone, un terrazzo, un piccolo giardino. Quest'anno perso le fioriture dei Prunus Serrulata e dell'Albero di Giuda, ho perso i petali lievi e delicati dei sakura dell'Eur, i prati verdi di Villa Pamphili, il profumo dei tramonti sempre più lunghi sul Lungotevere, al ritorno da una bella passeggiata al centro, in un sabato pomeriggio affollato di gente e di vetrine dai vestiti colorati.
Mi manca moltissimo, tutto questo, molto più dei negozi chiusi e delle file infinite al supermercato, più della palestra serrata e della piscina.


Cerco di mantenere le mie routines quotidiane (sveglia, colazione, doccia, mattinata di lezioni davanti al computer, pranzo, riposino, caffè, altro lavoro al computer, un'oretta di ginnastica), senza lasciarmi andare e senza perdere positività. Il peggio è passato, almeno così mi dico, non potrà essere più dura di quando è iniziato: lo smarrimento ha lasciato il posto all'inquietudine, poi alla forza di sopravvivenza e, man mano che le settimane passano, che l'inverno evapora nei giorni tiepidi di aprile, subentra una timida speranza, un cauto ottimismo. Non può durare per sempre.

Sono approdata nel magico mondo dello Scrapbook a settembre, e poco dopo ho scoperto anche il Bullet Journal.



Mi ero sempre chiesta a cosa servissero le agende con i puntini al posto delle righe.
Le avevo viste da Tiger, erano colorate, allegre, sempre stata tentata di comprarne una, ma mi sembravano francamente del tutto inutili (perché i puntini al posto delle righe o dei quadretti?), anche se carine. Sempre da Tiger c'erano adesivi, mascherine per lo stencil, timbri, tutte cose che mi piacciono moltissimo ma non sapevo dove e come utilizzarle.
Ai tempi dell'adolescenza, tutte le ragazze avevano un'agenda piena di stickers, adesivi, scritte con le penne colorate, oltre ovviamente al diario scolastico, anche quello pieno di scritte, canzoni e frasi, oltre che di compiti.


Io e le mie amiche ci passavamo interi pomeriggi, a scrivere testi di canzoni e poesie, qualche volta autoinventate, più spesso di autori famosi e un po' dolciastri (Vasco Rossi mescolato a Prévert, i romantici inglesi e Baglioni,  tutto quello che ci sembrava romantico senza distinzione di epoca né di qualità);  noi del classico azzardavamo addirittura Saffo e Catullo, tanto per dare un tocco di cultura. Il tutto condito con disegnini e cuoricini fatti coi pennarelli colorati e fosforescenti, cioè le agende tipiche delle adolescenti sospirose e smielate, piene di fotografie di divi famosi e di foto di cotte più o meno presunte e immaginarie.
In un impeto di iconoclastia, una volta diventata adulta, in procinto di traslocare, ho fatto piazza pulita di tutti quaderni, diari e agende accumulati durante gli anni zuccherosi dell'adolescenza, e ora forse rimpiango di non aver conservato qualcosa, fosse pure per riderci sopra.


Su Pinterest, che è una vera miniera d'oro, cominciavano a comparirmi pagine di agende tutte decorate, disegnate e dipinte, piene di fotografie e schizzi.
Ho sempre avuto la passione degli album fotografici, ne ho tantissimi, sia dei tempi in cui facevo stampare le foto dei viaggi a colori, sia (più seri, forse) quella con gli scatti in bianco e nero stampati nella mia camera oscura.  Molti dei miei album sono autoprodotti, con i cartoncini colorati e i raccoglitori grandi ad anelli, quelli della Pigna: ne ho tantissimi, tutti diversi. I cartoncini li compravo in cartoleria, li bucavo ad uno ad uno, spesso ci disegnavo mappe di percorsi fatti, schizzi, pupazzetti.
Con gli anni ho perso questa dimestichezza con matite e colori, ho abbandonato anche l'acquarello, il disegno a china, la pittura su vetro. Un po' per ragioni di tempo, un po' perché più si va avanti e più si diventa consapevoli della propria pochezza artistica.


Da quando ho cominciato ad insegnare al liceo artistico, da quando ho ricominciato a respirare l'odore dei colori e dei pennelli, ho accarezzato spesso l'idea di riprendere in mano i miei strumenti di  lavoro, incurante di aver perso, con l'età, sia la mano, sia l'ispirazione e anche la sfacciataggine di imitare i grandi artisti: quando comprai la prima valigetta di colori ad olio e la prima tela, ad esempio, il primo quadro che tentai di imitare fu un ritratto di Madame de Pompadour, per dire. Inutile dire che un fiasco completo, per cui ripiegai sull'Impressionista Sisley, senza neppure sapere bene chi fosse costui. I due ingenui tentativi sono ancora attaccati alle mie pareti, e mi fanno tenerezza ogni volta che li guardo. La valigetta di colori ad olio si è persa nei meandri delle tante cose provate  e poi archiviate come fallimentari.

E' stato un percorso lento, tortuoso, in cui ho cominciato pian piano ad accumulare materiali (carte particolari, cartoncini, matite acquarellabili, timbri, stampini, scotch colorati, markers e penne da lettering), poi ho iniziato ad assemblare il primo scrapbook, ovvero un carnet de voyage, un album dei ricordi, che è tuttora in fase di realizzazione.


Quando vado in giro, torno con la guida strapiena di bigliettini, biglietti dei musei, biglietti della metro e dell'autobus, depliant dei musei, scontrini dei ristoranti e così via.
Ne ho anche di vecchissimi, tipo i viaggi a Parigi dei lontani 2005-2006-2007: sono ricordi preziosi, di posti che ho visitato e amato, e solitamente li tengo nella guida del luogo oppure in una specie di agenda di cuoio, a cui sono molto affezionata, e in cui ho scritto, negli anni, i miei racconti di viaggio. Che poi è la base su cui ho sempre scritto i post per questo blog, almeno fino a quando è rimasto aperto e operativo.


E allora ho pensato di risistemare non solo questi pezzini, ma  anche le fotografie dei vari viaggi: sono tornata dal fotografo dopo circa quindici anni che non ci mettevo piede, visto che ormai le fotografie servono più che altro per i social media e quindi rimangono virtuali, e ho mandato in stampa duecento foto tra le ultime fatte, comprese quelle postate su Instagram.
E' un lavoro lungo, perché non è un semplice album fotografico, deve essere un album di ricordi: una parte scritta (io non ho una bella scrittura, preferisco stampare le parti narrative), una parte disegnata, le fotografie e poi i vari ricordi.



Sono riuscita a completare il viaggio di questa estate a Trieste solo in questi giorni di reclusione forzata a casa, avevo tantissimo materiale da sistemare e tante cose da raccontare.
Ovviamente, ora devo completare l'anno scorso, il viaggio a Milano di Natale, e poi tornare indietro, via via per i vari viaggi, stampando altre fotografie e riorganizzando tutti i materiali che ho accumulato negli anni.



I veri carnet de voyage sono molto più disegnati del mio: però bisogna essere veramente molto bravi sia nel disegno che nell'acquarello, per buttare giù schizzi di edifici, monumenti, piazze, scorci e tutto quello che serve a descrivere una città, una vacanza, un ricordo.
Io, al momento, sto riuscendo abbastanza decentemente a disegnare il cibo, sono quasi decente nelle piantine delle città, ancora lontanissima dal riuscire a creare schizzi urbani passabili (i miei edifici si reggono in piedi per miracolo, ho molte incertezze sulle ombre e così via). Ma non dispero. La chiave di riuscita di queste attività è farle per sé stessi, per divertirsi, non per sentirsi Picasso ed esporre i propri lavori in pubblico. Infatti, li metto qui in piccolo formato, solo per illustrare il mio tentativo di Scrapbook, e non certo perché penso di essere minimamente decente.


Diverso è il Bullet Journal, che va tanto di moda adesso, soprattutto tra i giovani: in realtà, è uno specie di scrapbook anche il bullet journal, ma di questo parlerò la prossima volta.
A presto!




11 commenti:

  1. Tanti auguri, serena Pasqua!

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  2. Ti auguro una serena Pasqua, con la speranza nel cuore che per tutti la normalità ritorni il prima possibile!
    un abbraccio
    Alice

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