I miei viandanti

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lunedì 28 aprile 2014

Colori lacustri


Ed eccoci al post del lunedì! Ormai riservo il mio unico giorno libero a due cose, la mattina le faccende di casa, il pomeriggio a sistemare fotografie e scrivere qualcosa sul blog.

lunedì 18 novembre 2013

Ricordi d'estate



Ahimè, riguardo le splendide foto dell'Alto Adige, scattate ad agosto, le confronto col cielo grigio che vedo fuori dalla mia finestra, e mi sembra passato tanto tempo da allora.

venerdì 13 novembre 2009

Ricordi di un'estate ormai lontana



I colori dell'estate sono squillanti, carichi, corolle lussureggianti e carnose, così diversi dai colori caldi ma più spenti dell'autunno (a meno di non essere in Canada o posti simili)...queste immagini sono state prese nel paesino di San Candido, in Val Pusteria, dove ogni angolo è un pezzetto di paradiso, sia che si tratti di aiuole curatissime che di giardini più disordinati, in cui fiori di tutti i colori e le altezze crescono in maniera selvaggia, sembrerebbe, ed invece sono anche loro frutto di una cura costante e amorevole: e così gli imponenti girasoli si stagliano accanto a gerani, lupini, margherite, dalie, cespugli di lamponi, rudbeckia e convolvoli, in una allegra e sfarzosa tavolozza di sfumature.











Mi immagino le sfumature che quei paesaggi acquistano in autunno, e ancora più in inverno, quando il bianco candido della neve copre il verde scuro delle conifere e questi paesi si rivestono di luci e decorazioni natalizie, ed ho sempre più voglia di scoprirli in questa veste invernale. Per ora mi accontento di riguardare queste immagini estive...











Il Trentino è una regione ricchissima anche dal punto di vista gastronomico, così particolare per i suoi prodotti locali e per i dolci, come la Torta di Grano Saraceno, che ho assaggiato quest'anno per la prima volta, al Rifugio Monte Sant'Elmo (vi posterò le foto un'altra volta), a 200 metri di altezza, sotto una pioggia battente e un clima invernale.
A Roma non è facile trovare questa farina, ma nei supermercati locali se ne trova in abbondanza, ed allora sono tornata con questa e con la farina di segala, che però ancora devo usare (il pane di segala che fanno lì è spettacolare, soprattutto mangiato a colazione, spalmato con marmellata di mirtilli o di ribes).







Ho comprato anche un libriccino delizioso di ricette locali, prima o poi mi decido a fare qualche specialità.

Ho provato a farne due versioni, questa è la prima, più tradizionale diciamo: nell'impasto ci sono mandorle, pinoli e noci tritate. La marmellata non è di ribes rosso ma di mirtilli neri perchè non l'ho trovata, ma il sapore asprignolo si sposa benissimo con questo impasto particolare. La seconda versione è più leggera, con l'olio al posto del burro, e anche leggermente meno dolce.

Ho visto diverse ricette tradizionali in rete, tipo questa meravigliosa di Fiordifrolla e di Deliziando oppure quella di Cucina di Stagione: insomma, c'era solo l'imbarazzo della scelta.

Alla fine fatto un mix di tutte le ricette, ho cambiato leggermente le dosi, diminuendo le uova e aumentando sia la farina che la frutta secca, sempre perchè non mi piacciono i dolci troppo carichi...sono sicura che quella che ho mangiato al Rifugio era molto più ricca di burro, ma ho preferito attenermi ad una versione più leggera, anche se forse meno saporita e umida.




Per una teglia da 24 o da 26 centimetri ( in quella da 24 viene alta e si taglia meglio, ma forse in quella da 26 verrebbe più buona), meglio se con cerniera:

4 uova
200 farina di grano saraceno
100 farina 00
200 grammi di frutta secca (mandorle, nocciole, pinoli)
100 grammi di burro
200 grammi di zucchero
1 tazzina da caffè di latte
1 bustina di lievito

350 grammi circa di marmella di mirtilli neri

Frullare nel frullatore la frutta secca assieme ad un cucchiaio di zucchero, fino a polverizzarla.
Battere le uova intere con lo zucchero, quindi aggiungere il burro sciolto.

Mescolare le due farine assieme al lievito.

Aggiungere il latteall'impasto, quindi aggiungere la farina di frutta secca, e quindi le due farine mescolate.

Versate l'impasto nella teglia ed infornarlo a 180 gradi sul secondo ripiano dal basso, per circa 45 minuti.

Sformarla e lasciarla raffreddare.

Tagliarla a metà e farcirla con un consistente strato di marmellata, quindi coprirla e spolverizzarla di zucchero a velo.

martedì 15 settembre 2009

A spasso per Innsbruck



Quest'estate, visto che eravamo davvero a due passi dall'Austria, abbiamo deciso di sconfinare, ed andare a vedere qualcosa di bello ma non eccessivamente lontano.
La prima idea era stata Vienna, non sapendo collocarla esatttamente senza una cartina davanti: in fondo, l'Austria non è grandissima, no?
Avevo visto Vienna moltissimi anni fa, una settimana in gita con la scuola, e mi era piaciuta molto ma, ovviamente, vederla tanti anni dopo e soprattutto con altre conoscenze di storia e arte sarebbe un'altra cosa, è un viaggio che mi sono ripromessa di fare nel prossimo futuro.

Poi, cartina alla mano, abbiamo visto che Vienna era proprio da tutt'altra parte, circa 400 km a nord, e anche la bella Salisburgo troppo lontana, una gita di un giorno non deve essere una fatica, sennò...



E allora, abbiamo deciso di arrivare ad Innsbruck, la capitale del Tirolo.
Una bella sorpresa, davvero.
Innanzi tutto è veramente ad un passo dal confine, una quarantina di chilometri appena, e poi è decisamente graziosa, animata, con strade affascinanti, palazzi belli e curati, bei negozi...un po' troppa gente, in verità, ma eravamo anche ad agosto.

Il giorno della gita il sole era oscurato da una spessa cortina di nuvole, che fluttuavano basse e pesanti tra le montagne. Che sarebbero le stesse del Trentino Alto Adige, però hanno un qualcosa di diverso, non so...
Forse non c'è la stessa cura e la stessa grazia dei paesaggi di qua dal confine, comunque il panorama, anche dall'autostrada, non era niente male.
La città sarebbe incastonata tra le montagne, però con le nuvole all'inizio non ce ne accorgiamo neanche, solo nel pomeriggio si cominciano ad intravedere, dietro la nebbia.




Innsbruck ha un centro veramente grazioso, con vestigia gotiche e palazzi ben tenuti, ma è soprattutto la parte barocca ad essere caratteristica: per alcune cose assomiglia un po' a Vienna, con le sue cupole di rame verde e la grazia floreale dei suoi edifici antichi.
Quello decorato con festoni e fiori è un famoso palazzo del XV secolo, poi ridecorato nel XVIII, la Helblinghaus.
Un'altra caratteristica della città sono le insegne in ferro battuto, che ingentiliscono e decorano i palazzi.
Alcune sono molto curiose, come quella con la coppa e la rosa, datata 1864, nella strada principale della città, Maria-Theresien Strasse: simbolo esoterico alla Dan Brown? Chissà...se poi sullo sfondo compare anche la statua di sant'Anna, allora il gioco è fatto.
:-)

Un negozio del centro ha colpito la mia attenzione: vendeva, infatti, solo palle di Natale, di tutti i tipi...e con il 50 per cento di sconto, un vero affare!!
Certo, ad agosto fare incetta di palle di Natale, mi sa che siamo fuori stagione, ma forse è per questo che erano a metà prezzo!



Continuando a camminare, ad un certo punto ci si affaccia sul fiume Eno, dal color incerto ma dai riflessi argentati...in confronto al Tevere sembra veramente pulito.
Il quartiere dalla parte opposta è decisamente meno turistico, e per mangiare ci siamo addentrati per le viuzze in salita, lontano dai ristoranti turistici.
Eravamo talmente tanto lontani che è stata davvero un'impresa trovare un ristorante, bettola che fosse...alla fine siamo incappati in una piccola birreria, assolutamente deserta tranne un paio di indigeni che tracannavano enormi boccali di birra, e ci siamo accomodati.
Per fortuna mio marito mastica un po' di tedesco, altrimenti la conversazione sarebbe stata piuttosto difficoltosa. Di solito il fatto che il ristorante sia sconosciuto ai turisti e proponga piatti rigorosamente locali è assolutamente positivo, perchè si mangiano piatti veri, non quelli che rifilano ai turisti, soprattutto italiani. In tutta la città vanno alla grande pizzerie della Catena Al Pacino con grandi bandiere tricolore, hanno colonizzato tutti i quartieri periferici, vendono pizza, kebab e altre specialità più o meno italiane...ma anche le pizzerie Al Capone (forse una catena rivale) erano piuttosto presenti, qua e là.

In questo pub non c'era traccia di specialità italiane, per fortuna, però non è stato facile ordinare in tedesco.
Abbiamo ordinato piatti dai nomi misteriosi, sperando che fossero commestibili.
Luca è andato decisamente bene, visto che gli è arrivato un piatto enorme con delle fettine panate di dimensioni ragguardevoli. A me è arrivato un piattone di gnocchetti conditi con una salsa a base di fonduta: il sapore non era male ma alla terza forchettata hanno cominciato a trasformarsi, nel mio stomaco, in una specie di palla di gomma, che si gonfiava sempre di più, e ho dovuto arrendermi.
La cameriera si è preoccupata del fatto che ne avessi lasciata più della metà, e ho cercato di rassicurarla che erano buonissimi.
Per fortuna anch'io avevo un bel piatto di patate fritte, insomma, siamo usciti da quel pub praticamente rotolando, gonfi di fritture e birra.



Per smaltire gnocchetti e patate abbiamo fatto una bella passeggiata sul lungofiume, fino ad arrivare al quartiere di Mariahilfe, con le sue case intonacate color pastello che si specchiano nelle acque impetuose dall'Eno.



Sulla strada del ritorno, ecco i dolci paesaggi della Val Pusteria che scivolano sotto i nostri occhi...

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