I miei viandanti

lunedì 28 gennaio 2008

Montmartre, terza parte

Uscita dall'incantevole cimitero di Montmartre, ho preso la lunghissima ed elegante Rue de Coulaincourt, un vialone tutto in salita fiancheggiato da palazzi inizio secolo, molto distinti. Nella strada (che pare non finisca mai), non c’è nulla di particolare, però è piacevole da passeggiarci, ed in giro non c’è neanche l’ombra di un turista: evidentemente è fuori dai circuiti più battuti.
Dopo la grande curva, una minuscola stradicciola (Rue Gaulard) conduce al piccolissimo Cimitero di St. Vincent, praticamente una gemma incastonata tra alte mura e circondata da palazzi. Qui c’è la tomba del pittore dei gatti Steinlen, costituita da un curioso seggio di pietra (come si vede nel film di Eric Rohmer Incontri a Parigi, solo che io non sono mica riuscita a trovarla...)

Uscita dal cimitero, ho continuato sulla destra, fino a prendere la suggestiva Rue des Saules, una delle vie più incantevoli del quartiere, che costeggia tutto un lato del cimitero, al cui angolo numero 4 c’è il famoso locale Au Lapin Agile, ritrovo, nell’ottocento, dei vari artisti e pittori che risiedevano nel quartiere (all’epoca era una collina fuori Parigi, costellata di vigne e casette fatiscenti).
Questo è lo storico Cabaret, aperto tutt'ora (ma non di mattina, ovviamente) con accanto il famoso albero di acacia, sembra risalente all'epoca.
La Rue des Saules confluisce nella lunga e stretta Rue Saint Vincent, costellata di minuscole abitazioni, e proprio all’inizio si vedono una serie di piccole terrazze coltivate a vigna: sono queste le famose Vigne de la Butte, purtroppo tutto ciò che rimane delle estese coltivazione che costellavano l’intera collina. Uno dei palazzetti che si erge dietro le vigne è il Museo di Montmartre.

La Rue Saint Vincent conduce ad un piccolo giardino con un castello e una vista mozzafiato, proprio sotto le sacre Coeur (siamo sul retro della Chiesa, a destra).
Il Giardino si chiama Parc de la Turture, ha una curiosa forma triangolare ed è a picco sul quartiere sottostante (dopotutto, Montmartre è una collina), per scendere si dovrebbe prendere una scala che si chiama Rue de la Bonne.
Siamo proprio alle spalle della famosa Basilica.

La prima volta che sono venuta a Montmartre, ho fatto un ampio cammino per le stradicciole che girano qua intorno , cercando invano le Chateau des Brouillards (nella Allèe omonima, all’angolo tra la Rue Dereure e la Rue Girardon ), la misteriosa “via delle nebbie” con il castello (anteriore alla rivoluzione) che deve la sua fama ad un romanzo e a Gerard de Nerval (che vi abitò nel 1846) e a Renoir (che però abitò solo di fronte): il nome era suggestivo, e poi un castello mica si può perdere così…e invece si può, perché lo sto ancora cercando, così come la Allèe.
Forse quella volta c’era troppa nebbia…

La seconda volta invece, girando e rigirando alla fine l'ho trovato: veramente lo Chateau è un po’ una mezza sòla, per dirla tutta: una villetta di campagna bianca e fatiscente con le persiane sbarrate, con un’aria di abbandono piuttosto malinconica, invisitabile.
Per vederlo, da Place Dalida, si passa per un sentierino largo neanche un metro, quasi introvabile; però dietro c’è un piccolo giardino (tutto ciò che resta del giardino originale), un angolino di pace con le panchine, piacevole da sostarci a sbocconcellare il proprio pranzo (infatti vi ho fatto esattamente questo).

Questa è la bella Rue d’Abrevoir: non viene citata in nessuna delle cinque guide che mi porto dietro, ed invece è un gioiello. Mah…
La casina rosa alla fine della salita (non quella in primo piano) è un altro locale famoso, La Maison Rose (ma non mi dire) immortalata da Utrillo in uno dei suoi dipinti.

La salita prosegue per la rue Cortot (la topografia di Montmartre è piuttosto creativa, sembra che le strade girino ognuna per conto suo).Ed eccomi, sono arrivata al Musèe di Montmartre, Rue de Cortot numero 12 (chiuso il martedì), il palazzo più antico rimasto sulla collina, con un delizioso giardinetto antistante al museo.
Ho scoperto, una volta entrata nella piccola casa settecentesca che fu del pittore Utrillo (uno strano forte, la madre, anche lei pittrice e grande libertina, lo allattava col biberon pieno di vino, e infatti venne su alcolizzato e fuori come un balcone, però geniale) e di Renoir, che è proprio quella alle spalle della vigna, per cui dalle finestre si gode la vista delle terrazze coltivate.

Per tutta la storia di Suzanne e Maurice Utrillo, c’è un capitolo intero, L’impudica Suzanne, sempre nel libro di Augias.
Nel Museo, piccolo e semideserto, in realtà di interessante non c’è moltissimo: manifesti originali dei cartelloni pubblicitari (tipo Steinlen, appunto, e Toulose Lautrec), dei cimeli d’epoca, dipinti, porcellane…
Particolare la ricostruzione, in una stanza, del bar che frequentava un famoso pittore (quale non ricordo, mi pare sempre Toulose Lautrec), con gli arredi originali ed il bellissimo bancone in zinco, un po’ ammaccato dall’uso: ci davano giù di brutto, all’epoca, con l’assenzio (ah, la famosa "fata verde”! Leggete la lunga digressione sempre nel libro di Augias).
Vale la pena, comunque, visitarlo, anche solo per la vista delle finestre e il bancone di zinco.

Tornare indietro per la Rue Saint Rustique, una delle strade più antiche (il sentiero originale risale addirittura all’XI secolo, parte della pavimentazione potrebbe essere dell’epoca): un’altra famosa locanda, l’Auberge de la Bonne Franquette (allora si chiamava Aux Billards en Bois, sembra risalga addirittura al XVI secolo), frequentato da Renoir, Zola, Sisley, Cèzanne e Toulose Lautrec (mi chiedo come hanno fatto a produrre tanti capolavori se passavano la notte bisbocciando da un cabaret all’altro).

A questo punto ritornare verso la Place d’Aymè, in direzione Avenue Junot: proprio qui si trova una singolarissima statua in bronzo, di un signore in abiti antiquati e pettinatura laccata che esce dal muro,che è, appunto, lo scrittore Marcel Aymè, a cui è intitolato il piccolo slargo: la strana statua si chiama Passe-muraille, dal titolo di una sua opera.
Un’altra cosa che tutte le guide consigliano di vedere è la Frazione degli artisti, al numero 11 della lunga Avenue Junot. Questa via è relativamente moderna, sempre del periodo della grossa edificazione della collina, è lunghissima e tutta in discesa.

All’epoca era tutta verde e piena di baracche di legno, e vi erano collocati i famosi Mulini di Montmartre, di cui è rimasto solo il Moulin de la Gallette, che nell’Ottocento diventò un locale molto alla moda dove si beveva e si tenevano delle serate danzanti, insomma ci si divertiva un sacco, immortalato anche da Renoir (non andate a vederlo, è una maledetta scarpinata in discesa ed è chiuso, da sotto praticamente non si vede quasi niente).
La Frazione degli artisti è solo uno dei palazzi di questa via, se non avessi avuto la guida non mia avrebbe colpito assolutamente, anzi, per la cronaca è uno dei più brutti.

Proprio accanto, al numero 15, la casa di Tristan Tzara: un altro palazzo mostro, creato nel 1926 dal famoso architetto Alfred Loos (si è veramente impegnato molto, i due edifici se la battono per la palma del più brutto). Non li ho neanche fotografati perché non mi pareva ne valesse la pena.
Invece poco più in là, sulla sinistra, al numero 25, si apre una deliziosa stradina di villini colorati e curatissimi che sembrano di zucchero ( e stranamente disabitati), Villa Leandre.
Solo per questo, vale la pena di farsi tutta la discesa, e ovviamente l’interminabile la salita, per tornare sulla sommità della collina.

Place du Tertre, il cuore del quartiere, è una bolgia infernale di gente che gira in tondo, fa compere, viene irretita da insolenti venditori e strattonata da tutte le parti.
Quella che poteva essere una piazzetta incantevole e suggestiva è praticamente un girone dantesco, in cui non si vede nulla e ci si rimbambisce solamente. Peccato, perché deliziosa.

Ed infine eccola, il mostro bianco che si vede da ogni punto di Parigi: brutta è brutta, inutile negarlo, pretenziosa e arrogante nel suo essere abbagliante, anche se il suo travertino, con la luce calda del sole, prende un bel colore dorato. Certo che, alla fine, nella sua bruttura diventa affascinante, ormai Montmartre viene associato subito a questa Chiesa, che pure è piuttosto recente, come costruzione, è stata consacrata solo nel 1919.In compenso la terrazza che si apre davanti offre un panorama spettacolare su tutta la città.

7 commenti:

  1. carissima complimenti!!! questo post è eccezionale...mi fai venire una voglia di partire....
    un abbraccio
    giù

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  2. Grazie Giù, sapessi che voglia ne ho anch'io, di tornarci...

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  3. Ma guarda un po se devo vedere queste meraviglie grazie a te a due passi da Parigi che sono. Il fatto e che non sono turista ed il lavoro mi stanca talmente da non poter dedicare troppo spazio alle passeggiate e i figli poi?, Bravissima tutto stupendo, ho proprio voglia di scapparci adesso.Mariluna

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  4. Cara Geillis, in questo tuo post mi sento a mio agio, in quest'ultima vacanza alloggiavamo proprio in rue Caulaincourt, ed è vero, gli edifici sono eleganti e molto ben curati, non ci sono turisti in giro, c'è proprio un'aria di "village", specialmente nella parte intorno alla stazione del metro di Lamarck (hai presente, quella con la doppia scalinata sui lati). Ci siamo stati così bene che, salvo imprevisti, la prossima primavera (2009) rifaremo di nuovo scambio con la stessa coppia di parigini. A viaggiare così, ti senti subito "a casa", in qualsiasi posto vai, ma Parigi in questo è speciale!

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  5. Mi fa piacere che due persone che conoscono bene Parigi apprezzino questi post! Ho scarpinato in lungo ed in largo, e questi luoghi mi hano colpito talmente tanto che non potevo fare a meno di scrvere queste esperienza...

    @ Mariluna: almeno sei vicina, quando ne hai tempo e voglia Montmartre è sempre lì che ti aspetta...

    @ Elisabetta: questa cosa dello scambio è veramente carina!

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  6. Il primo scambio è stato proprio a Parigi, ci siamo trovati benissimo e abbiamo continuato, credo che adesso siamo a quota 13 o giù di lì. Io lo consiglio a tutti, è perfetto per visitare le grandi città ma anche per viaggi itineranti, usando la casa come "base". La qualità delle vacanze ci guadagna, e poi si risparmia, quindi questo permette di farne di più!

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  7. sai che non ci avrei mai pensato? Devo assolutamente informarmi...io abito a Roma, non lontano dal Vaticano, come postazione dovrebbe essere abbastanza richiesta! Magari ho svoltato per le prossime vacanze...

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Pellegrino che ti aggiri per queste lande incantate, mi farebbe piacere una traccia del tuo passaggio...

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