I miei viandanti

sabato 29 dicembre 2007

Parigi, dal Marais al Louvre (prima parte)



Proseguendo per la lunga e trafficatissima Rue de Rivoli, si arriva dritti dritti all’Hotel de Ville, il Municipio della città: l’enorme piazza, dove un tempo sorgeva la famigerata Place de Grève (quella dove eseguivano le condanne a morte, vedi post sulla Marchesa de Brinvilliers), è praticamente invasa dall’ottocentesco Municipio che ne costituisce lo sfondo scenografico, un sontuoso edificio neorinascimentale-neogotico ricostruito tale e quale dopo essere bruciato nel 1871: di gusto un po’ discutibile ma indubbiamente d’effetto.



Ho continuato per la lunghissima e trafficata Rue de Rivoli (firmate Hector Guimard le fermate Art Nouveau de Le Chatelet e du Louvre): verso il Louvre si aprono dei lunghi portici, costellati di negozietti di porcellane di Limoges, e altri con le solite chincagliere: magliette, guide, souvenirs.
Poco oltre, invece, sempre lungo la lunghissima via, si erge un bellissimo palazzo ottocentesco, con una serie di vetrine spettacolari (vedi la statua Inca nella foto), roba da lasciarci gli occhi...



Tutto il complesso, elegantissimo, si chiama Louvre des Antiquaires, è un intero palazzo adibito a Galleria di Antiquariato, circa 200 negozi: dalle vetrine dei negozi al pianterreno direi che è roba per collezionisti, ma di quelli ricchi proprio. Peccato.
Ed eccomi nel cortile principale del palazzo, quello con la famosa e discussa Piramide dell'architetto Pei inaugurata nel 1989, che costituisce l'ingresso al Museo (ora diventata ancora più famosa per essere stata inserita nel terribile libro Il Codice Da Vinci, magari farò un post a parte per questo libro).


Il Louvre, secondo le guide, è uno dei Musei più grandi del mondo, ben 19 ettari di esposizione disposti su quattro piani, una miriade di sale, corridoi, gallerie, mezzanini e cortili coperti.
In effetti, per visitarlo tutto ci vorrebbero parecchi giorni, soprattutto dopo l’apertura della nuova ala (quella che Mitterrand sgomberò da un Ministero per far posto alle collezioni).



Una volta che entri nel Louvre cominci a vaneggiare, lo garantisco. E’ talmente tanto ampio che conviene tracciare un itinerario delle sezioni, ben selezionate, che si vogliono vedere, altrimenti si rischia l’attacco isterico. Comunque, anche programmando la visita in modo razionale, non è detto che non si cominci a saltellare forsennatamente da un’ala all’altra, cercando di seguire il proprio percorso senza perdersi, il che è matematicamente impossibile.

Sono entrata con propositi bellicosi, della serie “devo vedere tutto-non esco fino a sera”.

Principali sezioni: nel Louvre c’è praticamente di tutto, un po’ come nei Vaticani a Roma, ma il percorso è molto più complesso. All’entrata vi muniscono di cartina: usatela, ne avrete bisogno.
In compenso, sono organizzatissimi per quanto riguarda le toilettes. Secondo me, hanno calcolato il tempo di autonomia prima che scappi inesorabilmente e, onde evitare pozze maleodoranti sui bei marmi del palazzo, hanno piazzato strategicamente una toilette più o meno ogni trenta minuti di cammino (la qual cosa mi evidentemente estasiato).

Tutta la parte antica comprende l’Egitto, Vicino Oriente, Etruschi, Roma.
Ho saltato tutto a piè pari. Ne avevo un vago ricordo della visita precedente (risalente al periodo prima del restauro), e me lo sono fatto bastare.

Per quanto riguarda Roma, ci abito: le nostre collezioni, ovvio, sono le più complete al mondo.
Per l’Etruscologia, ho visitato tutto il Museo di Valle Giulia a Roma (pur essendo archeologa, a metà non ne potevo più…). Bello ma pesante. Perchè continuare a farsi del male?

Per l’Egitto ho passato due giorni nelle 100 sale del Museo Egizio del Cairo, e ho avuto per guida al Museo Egizio di Torino l’allora direttore Alessandro Roccati, che era il mio docente di Egittologia alla Sapienza. Bei tempi, quelli...
Con un pizzico di presunzione mi sono sentita di passare oltre.



Sono passata direttamente alla Scultura Francese, almeno trenta sale al pianterreno, nell’ala Richelieu, che circondano le due corti coperte (la Cour Marly e la Cour Puget, foto sotto a e sopra)



Questa parte è da vedere anche solo per la disposizione scenografica.
Il percorso si snoda in maniera cronologica, dalla scultura romanica fino al romanticismo.



Una delle più impressionanti è la Tomba di Philippe Pot, una processione di incappucciati neri (a grandezza quasi naturale) risalente al XV secolo, vedi foto sotto. Un po' funerea, ma di indubbio effetto...



Per la seconda parte, vedrò di ammorbarvi prossimamente...

6 commenti:

  1. "Ammorbaci" quanto e quando vuoi, direi che per Parigi vale sempre la pena!!! Buone feste!!!

    RispondiElimina
  2. Grazie, mi sei di grande conforto...Buone Feste anche a te!

    RispondiElimina
  3. Tanti auguri anche a voi:)

    PS Sei linkata nel post di oggi

    qdr

    RispondiElimina
  4. Grazie qdr, un abbraccio a tutti e tre!

    RispondiElimina
  5. Buon Anno anche a te! Io invece vorrei essere a Parigi!! ;)Un abbraccio

    RispondiElimina
  6. Se è per questo, anch'io...:-(

    RispondiElimina

Pellegrino che ti aggiri per queste lande incantate, mi farebbe piacere una traccia del tuo passaggio...

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails