I miei viandanti

lunedì 12 novembre 2007

Parigi, mon amour-prima parte



Ed eccoci arrivati ad una delle mie più grandi passioni, insieme al flamenco e l’Andalusia: la Francia, e più in particolare, Parigi, la più affascinante città del mondo (dopo Roma, naturalmente).

Dopo averla visitata cinque volte, posso dire di conoscerla piuttosto bene, non fosse che per averla scarpinata quasi tutta, fino in periferia, anche in quartieri fuori dai circuiti turistici, come Passy-Chaillot, la Charonne, le quartier d'Amerique. Certo, la città è enorme e qualcosa si deve tralasciare, ce ne vorrebbero altrettante di visite, per conoscerla tutta.

Parigi è sterminata, mi sembra tutto più grande e scenografico di Roma, anche se come bellezza non ha nulla da invidiarle. Tutto mi pare, però, più curato, più teatrale: l’architettura, la sistemazione delle strade, l’arredo urbano, le ringhiere in ferro battuto, le cancellate dorate, le fontane, la prospettiva dei Boulevardes…si vede che la città è frutto di un piano regolatore dell’Ottocento.
Da un lato, ha acquistato in scenografia e prospettiva, dall’altro ha perso quella stratificazione un po’ disordinata che dona inevitabilmente il passare dei secoli e l’accumularsi di stili architettonici.
Quello che, di contro, hanno di bello i francesi, è che non hanno mai smesso di fare arte, anche le cose moderne sono spettacolari. Certo, ci vanno giù di brutto con le ruspe, questo sì, però non hanno paura di ripensare e riprogettare anche edifici antichi.
Chissà, magari la Parigi del Settecento l’avrei trovata più bella…

Da noi, dalla calata dei piemontesi a Roma, sono riusciti solo a sventrare quartieri antichi e copiare biecamente l’architettura nordica ottocentesca, ma senza una vera progettazione armonica. Anche l’Auditorium di Renzo Piano, al confronto con quello che riescono a fare a Parigi (vedi la Defènse o l’Operà Bastille), sembra una saletta di provincia.

Le ultime tre visite, rispettivamente nella primavera del 2005, 2006 e 2007, ho sempre alloggiato nel mio quartiere preferito: il Marais.
Occupa il 3° e 4° Arrondissement, a quindici minuti a piedi dall’Hotel de Ville, il Municipio della città, e dall’Ile de la Citè, cioè Notre Dame. Il quartiere è quindi in posizione strategica, perché a piedi si può arrivare dappertutto (se avete buone gambe, è ovvio).

Il primo albergo era l’Hotel du Marais, una bettola vicino allo Square du Temple: da fuori un palazzotto vetusto con, al piano terra, un bistrot in boiserie ancora più cadente(dello stesso proprietario, un anziano signore piuttosto eccentrico che non mi ha fatto passare un errore di pronuncia, sghignazzando impietosamente dei miei sfondoni…) .
Quando ho prenotato, il prezzo ridicolmente basso (25 euro a notte) avrebbe dovuto mettermi in sospetto…

L’ambiente non è privo di una qualche fascinazione, con una scaletta a chiocciola strettissima di legno su cui bisogna inerpicarsi per salire ai piani ed una tappezzeria in Toile di Jouy in puro stile anni Settanta.
La nota dolente erano i servizi, praticamente inesistenti. Un bugigattolo illuminato malamente veniva definito “doccia”, una per tutto l’albergo, e una specie di latrina turca era l’unico bagno, per tutte le stanze. Inutile dire che non ho toccato né l’uno né l’altro.


Il secondo hotel invece, in cui ho soggiornato per gli altri due anni, rientra negli standard normali. Si tratta dellHotel de la Herse d’Or, su una bella via che da Place de la Bastille arriva a Rue deRivoli (una delle arterie principali del centro), Rue Saint-Antoine



(qui il panorama dalla mia finestra, sotto è la Rue Saint Antoine)

Anche se, per la modica cifra di 75 euro a notte (senza colazione, ovvio), almeno una passata di aspirapolvere l’avrebbero potuta dare, in cinque giorni.


Il Marais ha una storia antica e affascinante, una serie di strade dai nomi evocativi, come Rue de Blancs Manteux (Via dei Bianchi Mantelli), Rue des Filles du Calvaire e Rue de Francs Bourgeouis, che riportano alla sua origine medievale, e un fascino intatto, nonostante negli ultimi anni sia diventato di moda, costellato di locali e bistrot molto trendy.

Il Marais, letteralmente “palude”, cominciò ad essere bonificato dai templari, nel XII secolo. Qui, nel Medioevo, nacque uno dei complessi più suggestivi della città, il Tempio, la cittadella fortificata dei templari, un nome che evoca un periodo di intrighi e misteri.
Il famigerato Tempio si ergeva al limite nord del quartiere, alla fine di Rue du Temple (ancora esistente), un vero fortilizio, con tanto di bastioni e ponte levatoio, uno Stato dentro lo Stato, in cui neanche il re di Francia aveva giurisdizione.

I Templari, infatti, erano una potenza economica, militare e sociale: nonostante sia sopravvissuto per soli duecento anni, la leggenda dei Templari è tuttora in auge, grazie anche ad una serie di romanzi e saggi, più o meno validi (magari farò dei post specifici su questi argomenti)

Quando, nel 1313, l’Ordine venne clamorosamente sciolto dal re Filippo il Bello e il papa Clemente V, il Tempio passò all’Ordine dei Cavalieri di Malta, fino alla Rivoluzione Francese.
Questo complesso passò alla Storia per essere stata, nel 1792, la priogione di Luigi XVI, Maria Antonietta e tutta la famiglia reale.
Fu da queste mura che il monarca, discendente di quel Filippo che aveva mandato a morte il gran Priore templare Jacques de Molay nel 1318, uscì il 21 gennaio 1793 per essere ghigliottinato.
Un aneddoto apocrifo narra che, appena la testa del re cadde sotto la mannaia, una voce si levò tra la folla, gridando: “Jaques de Molay, sei stato vendicato!”


E’ più che probabile che il fatto non sia mai avvenuto, però mi sembra una leggenda piuttosto suggestiva…


Il Tempio resistette alla Rivoluzione, ma non ai grandi cambiamenti della città: fu demolito definitivamente a metà dell’800: oggi tutta l’area è stata edificata, mentre l’area che occupava il palazzo del gran Priore è diventata una piazza con un piccolo giardino, lo Square du Temple. Uno di quei minuscoli giardini incantati come quelli che, negli ultimi anni, grazie ad una politica edilizia illuminata, abbellisce la nuova Parigi.
In primavera il piccolo laghetto è circondato da un tripudio di fiori...

Il quartiere rimase un posto malsano e malfrequentato fino al 600: all'inizio del secolo avvenne la costruzione della prima vera piazza della citta, Place Royal, oggi Place de Vosges, vedi le due foto, rimasta praticamente intatta. La piazza è esattamente quadrata, e i palazzi sono speculari, praticamente entri da una parte e non sai più dove uscire, perché sembra tutta uguale. Curioso.




A partire da quest'epoca, il quartiere cominciò ad andare di moda, a costellarsi di condomini signorili, palazzotti eleganti e stradicciole pittoresche, tutt'ora esistenti. Parecchi nobili cominciarono a costruire qui i loro palazzi nobiliari (chiamati Hotel): non delle regge sfarzosissime, ma di grande gusto ed eleganza.



Alcuni, più antichi, sono ormai scomparsi (l’unico edificio medievale sopravvissuto è lo splendido Hotel de Sens,vedi foto: qui il re ugonotto Enrico IV, quello della frase Parigi val bene una Messa, vi relegò la dissoluta moglie, la regina Margot): altri invece sono ancora in piedi, in tutto il loro splendore, come l’Hotel in cui abitò la famosa Marchesa di Sévigné, oggi trasformato nello splendido Museo Carnavalet, vedi foto del cortile d'ingresso



Una parte del quartiere, sempre in epoca medievale, fu il ghetto ebraico: a tutt’oggi, come nel Ghetto di Roma, alcune strade (come Rue de Rosiers, vedi foto sotto,il cui nome deriva dai roseti presenti in epoca medievale, e in cui oggi si mangiano i migliori Felafel della città) sono costellate di botteghe ebraiche, e non è raro imbattersi in uomini con barba e copricapo tipici.



Nell’800 per Il Marais cominciò un periodo di lento declino: fu, per fortuna direi, uno dei pochi quartieri di Parigi solo sfiorati dal grande rinnovamento edilizio del barone Haussmann. Rinnovamento che stravolse letteralmente il tessuto edilizio della città, radendo al suolo interi quartieri e riedificando con un piano regolatore rigorosissimo la Parigi che oggi conosciamo. Purtroppo si può solo immaginare il volto della città più antica e, per fortuna, il Marais in questo può aiutarci.

Rischiò invece di essere demolito negli anni 60 del 900: fu salvato nel 1962 da una legge di tutela, ed è diventato, negli ultimi anni, una delle perle della città. Una specie di Trastevere in salsa parigina: ogni stradina è una delizia, si potrebbe andare in giro con il naso all’aria, perdendosi in un intrico di vicoli e palazzi, botteghe antiquate e piccole deliziose pasticcerie.


La prima puntata delle mie primavere parigine finisce qua...a bientot!

7 commenti:

  1. Penso che l'auditorium di Roma sia proprio bello. ed è bello perché è vivo.
    Quest'estate sono stata a Berlino ed ho visto una città che definitivamente si è votata al moderno ultratecnologico. Pensavo che in Europa Parigi fosse la sola ed ineguagliabile, eppure l'architetura di Berlino mi ha fatto pensare. A me non piace, però è vissuta, è piena di gente, di negozi, di ristoranti, di cinema e teatri. La Defense è straordinaria ma è fatta per essere solo ammirata.

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  2. in effetti è bello, però abbiamo fatto solo quello, a Roma...quando vado in giro per Parigi, e vedo come riescono a far convivere antico e moderno e a valorizzare tutto quello che possiedono, mi chiedo perchè anche noi, che abbiamo tanto più di loro, non riusciamo a farlo! Roma è inimitabile per la sua stratificazione millenaria, bisognerebbe solo valorizzarla...:-( così noi archeologi non saremmo a spasso!

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  3. Parigi é stupenda!ci sono stata in gita alle superiori e non me la sono goduta come avrei voluto(si corre sempre in gita!)..ci tornerò di sicuro!

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  4. Bello e interessante anche questo post!
    Conosco molto bene il Marais e gli alberghi che hai citato e se posso darti un'indicazione di cui non ti pentiresti, segnati l'hotel Lyon-Mulhouse. Si trova in blv Beaumarchais a 20 metri dal metro Bastille e a 200 metri da place des Vosges. Lo frequento da diversi anni e lo consiglio a chiunque senza alcuna riserva. E' un 2 stelle, ma pare un tre. Se ti interessa ti darò maggiori info.
    Ciao ciao.

    Pier Paolo

    www.myspace.com/baudspleen

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  5. Te ne sarei grata Pier Paolo, così la prossima volta che ci vado ho un'alternativa al solito hotel!

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  6. Allora, innanzitutto il sito: www.hotel-lyonmulhouse.com così ti fai una tua idea.
    Le stanze, relativamente allo standard parigino che conoscerai bene, sono mediamente più grandi. Se vai da sola chiedi la stanza 43 all'ultimo piano (guarda sul blv e sui tetti) e se ci vai in coppia chiedi la 2 al secondo piano (non dà sul blv, ma su un grigio cortile interno, però è enorme e, pensa!, c'è pure il bidet!).
    Personale e gestori sono sempre gentili e disponibili e la pulizia è davvero eseguita in modo eccellente. Io ci torno il prossimo 30 settembre! La colazione non la faccio mai in hotel per cui non saprei dirti nulla in proposito. I prezzi: 72 la singola e 99 la doppia. Certo, è un po' più caro de la Herse d'or, ma ti garantisco che è "un po'" diverso.
    Bagno con doccia o vasca e aria condizionata in tutte le camere, così come tv e accesso internet (incluso nel prezzo).
    Aho, comincerò a farmi pagare dai proprietari per la pubblicità che gli faccio, eh! ;)
    Poi, se vuoi anche ristorantini tipici rigorosamente frequentati da parigini con ottima cucina e a prezzi popolari, chiedi pure: ho qualche indirizzo niente male.

    Ciao!
    Pier Paolo

    www.myspace.com/baudspleen

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  7. Grazie per la visita, Laura ;)
    Vorrei solo dirti, sperando di non deluderti, che la Scozia non mi ha entusiasmato, anzi, direi che come paesaggio l'ho trovato monotono. Molto bello, eh, ma è uguale a se stesso per centinaia e centinaia di chilometri. La gente, invece, molto cordiale, accogliente e calorosa quasi come nel nostro meridione. Mi è piaciuta molto di più l'Irlanda che regala una sorpresa praticamente dietro ogni curva.
    Per quanto riguarda la Normandia e la Bretagna... bè, quelle regioni sono i miei amori da trenta'anni quindi non sarei obiettivo! ;)

    Buona serata.
    Pier Paolo

    www.myspace.com/baudspleen

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Pellegrino che ti aggiri per queste lande incantate, mi farebbe piacere una traccia del tuo passaggio...

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