I miei viandanti

martedì 27 novembre 2007

Il Nascondiglio

Sono andata al cinema avendo ben presente quel capolavoro dello stesso regista che è L'Arcano Incantatore, un gioiello del cinema gotico, risalente al 1996, in assoluto uno dei film che amo di più.
Perfetto in ogni dettaglio: il periodo in cui è ambientato, il Settecento, ma non un Settecento traboccante di pizzi e taffetà; una landa emiliana fredda e desolata, con la torre semidiroccata in cui il protagonista si trova a vivere, il malefico monsignore negromante interpretato da un magistrale Carlo Cecchi con la mano monca, e poi ancora quella cantilena ossessiva "Rosa di Rose, fiore più di fiore, donna di donne, signora di signore"...e poi l'inviato del Sant'Uffizio, la PseudoMonarchia dei Demoni, il fantasma del vecchio che appare sula scaletta della biblioteca, le stanze cosparse di farina, i nomi delle converse che appaiono sui vetri delle finestre...per non parlare della scena finale al cimitero...insomma, un capolavoro.

Niente di più sbagliato. Il confronto non regge. Già la scelta di ambientare un thriller gotico nell'Iowa mi ha lasciato perplessa...perchè proprio nell'Iowa? Perchè non a Roma, Torino, Parigi che so...forse per il contrasto tra le cupe atmosfere liberty della casa e la moderna, asettica città americana?

Comunque, il film riprende il tema stra-abusato delle presenze inquietanti in una casa maledetta: siamo nel 1957, in una fredda e nevosa notte della settimana di Natale. Nella Snake Hall (la Casa dei Serpenti, così chiamata per le decorazioni che ricorrono ovunque) , un geriotrofio gestito da monache, vengono trovate uccise a coltellate la Madre Superiora e due vecchie carampane, tutte e tre tipini poco simpatici, comunque. Nella stessa notte spariscono le due giovani converse (ma perchè vestite in quel modo? In fondo, siamo negli anni Cinquanta, mica nell'Ottocento...). Di loro non ne viene trovata traccia, e soprattutto, in quella notte nessuno esce da quella casa (non si trovarono tracce sulla neve).

La casa rimane abbandonata per cinquant'anni (però l'ascensore continua a funzionare benissimo, li costruissero ancora così...). Nel 2007 una donna di origine italiana con una storia triste alle spalle(Laura Morante, come al solito bella e brava) decide di aprire, in questo posto lugubre e sperduto, un ristorante...ma dico io, un ristorante italiano nella casa della Famiglia Adams? Sarebbe sicuramente fallito in poco tempo, anche senza motivi spiritistici.
Ovviamente, comincia subito ad avvertire presenze inquietanti, voci misteriose, oggetti che spariscono o si muovono da soli...

E fin qui potrebbe anche ricordare The Others (altro capolavoro che adoro), ma siamo proprio su un altro livello...

Avati non ci risparmia nulla dei clichè del genere: la cupa casa avvolta nella nebbia, la lunga scalinata cigolante, la vocina cantilenante che filtra dalle pareti, porte che si aprono nella notte, musica di violini in crescendo ad ogni accenno di suspence, presenze che si aggirano per la casa seminando cadaveri di topi arrosto, facendo così impazzire di terrore una poveretta che, già di suo, non stava proprio tanto bene, essendo stata rinchiusa 15 anni in un clinica psichiatrica perchè sentiva voci che nessuno sentiva e vedeva persone che nessuno vedeva...insomma, è come sparare sulla Croce Rossa!

Tutto il film si regge sulla bellissima casa stile Liberty (che, restaurata, non mi dispiacerebbe abitare...soprattutto per le splendide vetrate) e sulla bravura della protagonista, però mi sembra un po' pochino...fin dall'inizio, neanche per un istante, ho creduto che ci fossero i fantasmi... la voce gracchiante deve appartenere per forza ad una delle due converse, miracolosamente sopravvissuta. Ed infatti...a parte che vivere cinquant'anni di topi morti mi sembra già abbastanza terribile, ma c'era proprio bisogno di farla assomigliare al Gollum del Signore degli Anelli (il mio tesssoro...) e di farle trasportare tutta la vita l'altra conversa morta dentro un lenzuolo?

E poi, come finisce? Crederanno che è stata la conversa, ancora viva, a massacrare la giovane avvocato, una irriconoscibile Yvonne Sciò che, se si impicciava meno degli affari altrui, sicuramente le andava meglio? Oppure, visto che della conversa in casa non ne trovano traccia (ma andiamo, ci ha abitato cinquant'anni, qualcosa avrà pur lasciato, magari qualche impronta o qualche cadaverino di topo rosicchiato!), verrà incolpata Laura Morante, che già i guai li caccia con la ventola?

Insomma, sono rimasta delusa...magari qualche bella scena di terrore non manca, ma nulla di inaspettato, esattamente quello che ti aspetti di vedere in un film che parla di case maledette.

Mi aspettavo un po' di più dall'autore de L'Arcano Incantatore...

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Pellegrino che ti aggiri per queste lande incantate, mi farebbe piacere una traccia del tuo passaggio...

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