I miei viandanti

lunedì 31 gennaio 2011

Centrale Montemartini, la Sala delle Caldaie

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio, l'ultima sala del Museo Montemartini, a mio avviso la più bella.


Contiene dei pezzi pregevolissimi, inseriti in una sala unica ripartita da una installazione di colonne e sfondo color verde che crea un'atmosfera diversa, come potete vedere, da quella chiara e luminosa, su sfondo cilestrino, della precedente Sala delle Macchine.
In alto il soffitto presenta ancora il reticolo di tubi originale, mentre sul fondo della sala troneggia, parzialmente nascosta, una grande caldaia a vapore, l'ultima rimasta delle tre originariamente in loco.

Nella sala sono esposti delle statue  rinvenute nel corso degli sbancamenti effettuati a Roma, dopo l'Unità d'Italia e fino agli anni Quaranta.


In pochi anni tutta la città cambiò volto, con l'apertura dei nuovi grandi boulevardes che tagliavano i quartieri precedenti (Via Nazionale, corso Vittorio, Corso del Rinascimento, Viale Trastevere, Via Veneto, Via Cavour, i muraglioni del Tevere, il Monumento a Vittorio Emanuele), fino ad arrivare agli enormi sbancamenti in epoca mussoliniana (Via dei Fori Imperiali, Via del Teatro Marcello, Via della Conciliazione, Largo Argentina), oltre all'apertura delle nuove stazioni dei treni, Termini e Trastevere. Una ingente quantità di ritrovamenti venne alla luce, in maniera piuttosto disordinata, spesso senza veri e accurati scavi archeologici in senso moderno.



La zona dell'Esquilino, ora densamente abitata, insiste su un'area che dall' epoca romana fino alla metà dell'Ottocento fu sempre era occupata da ville suburbane, orti e giardini.

martedì 25 gennaio 2011

Centrale Montemartini 2, Le macchine e gli Dei



Ed eccoci al secondo appuntamento con il bel Museo della Centrale di Montemartini: a questo punto, dopo il lungo prologo storico, siamo pronti a salire al piano superiore, dove si apre la prima sala, quella delle Macchine: si tratta dei motori a turbina che azionavano la centrale, delle macchine di metallo scuro, davvero imponenti, in condizioni ottime.
Su questo sfondo di archeologia industriale, nel 1995 nacque una esposizione temporanea di stuatue provenienti dalle collezioni dei Musei Capitolini, intitolata Le Macchine e gli Dei.



Per fortuna, una volta finito il precedente allestimento, si è riutilizzato lo spazio per un museo permanente, con dei pezzi di recente ritrovamento (tutti dopo l'Unità d'Italia, nel corso dei lavori di ristrutturazione urbana di Roma) di davvero incantevole bellezza.



Ho trovato alcuni musei particolarmente belli per l'ambiente affascinante in cui erano allestite le collezioni (come il rinascimentale Palazzo Altemps, dietro Piazza Navona o gli stessi Capitolini), oppure particolari per i giochi di luce in cui erano disposte (come Palazzo Massimo). In questo caso, le grandi finestre a vetrata immergono le statue in una luce naturale e chiara, e i marmi risaltano ancora di più, con i loro marmi sinuosi e lucenti, contro l'oscuro metallo delle macchine.

domenica 23 gennaio 2011

Archeologia Classica e Archeologia Industriale: la Centrale Montemartini


Ci sono, a Roma, musei famosissimi, pieni zeppi di meraviglie e di turisti. Poi ci sono gli altri, i musei più piccoli, meno conosciuti, magari situati in zone fuori dalle rotte turistiche, oppure nascosti dentro palazzi antichi, che ci passi davanti e non immagini neanche quali capolavori ci sono dentro, come Palazzo Altemps.

La Centrale Montemartini appartiene appunto al primo tipo: situata lungo la via Ostiense, proprio di fronte agli ex Mercati Generali, è uno di quei posti davvero affascinanti, e sconosciuti ai più.



A Roma solo negli ultimi decenni si è provveduto ad allargare l’offerta museale, peraltro già immensa ma secondo me poco valorizzata: abbiamo le collezioni più vaste al mondo (forse solo la Francia ci batte), su un palcoscenico davvero unico, che mostra con nonchalance duemilacinquecento anni di arte e architettura come nessun’altra città al mondo è in grado di offrire, eppure abbiamo i magazzini pieni di oggetti mai esposti, di quadri mai usciti dall’oscurità. Per fortuna, anche Roma sta cominciando ad utilizzare spazi altri, luoghi abbandonati del suo passato prossimo, per far ammirare ai visitatori pezzi della sua storia.
La Centrale Montemartini è uno di quei piccoli gioielli poco conosciuti ma che varrebbe davvero la pena di visitare, una vecchia centrale termoelettrica che fa da sfondo ad una preziosa statuaria romana proveniente dai Musei Capitolini. Avevo intravisto questo museo nelle prime scene del bellissimo film di Ozpetek “Le Fate Ignoranti”, uno dei film che preferisco in assoluto, tutto ambientato nelle strade intorno al Gazometro, e mi ero ripromessa di andarci. Da allora, ci sono tornata almeno un paio di volte, l’ultima armata di macchina fotografica e assolutamente decisa a condividere con voi la bellezza di questo piccolo museo.


Il nostro viaggio si articolerà in tre riprese: oltre a questo primo assaggio, la prossima volta approfondiremo la sala Centrale delle Caldaie, e in ultimo quella delle Macchine. Ho avuto la fortuna di visitarlo in un giorno davvero tranquillo, in cui se non ero l’unica visitatrice, poco ci mancava, e questo mi ha permesso di scattare dettagli e prospettive senza alcuna interferenza.


Inauguratail 30 giugno del 1912, la Centrale venne costruita in un quartiere di Roma, quello Ostiense, appena fuori dalle mura Aureliane , subito

lunedì 17 gennaio 2011

Disavventure col botto e torte di mele



Abbiamo inziato l'anno col botto. E non metaforicamente.

Sono andata ad accendere la luce al bagno e, buum, è saltato tutto l'impianto, con una schicchera al contatore che sembravano i fuochi artificiali di capodanno.
A poco è servito riparare quel pezzetto di filo che dalla applique arriva alla presa, pressocchè carbonizzata, alla fine si è dovuto rifare mezzo impianto nuovo, con conseguente devastazione delle pareti dell'ingresso. In pochi minuti, quella che era una casetta linda e pinta, con mazzi di rose di seta e centrini vezzosi sui mobili, si è trasformata in un campo di battaglia, sotto una nuvolaglia di polvere che si è posata su tutto, libri, vestiti, asciugamani, vasi e lampade, divani e gatti, che sono andati in giro tra i calcinacci, per tre giorni, con una espressione oltraggiata sul musetto, inequivocabile.

E' stato un brutto dejà-vu, che ci ha rammentato in maniera orrorifica l'inverno di cinque anni fa quando, con assoluta incoscienza, commissionammo il rifacimento della cucina ad un nostro amico: ci sono voluti quaranta giorni di baraccopoli, sembravamo accampati tra cumuli di cartoni pieni di piatti e bicchieri, mobili accatastati e cellophane che avvolgeva ogni cosa, ma assolutamente impotente a salvare le nostre preziose suppellettili.
Quel Natale non facemmo neanche l'albero (anche perchè non avremmo saputo dove metterlo), e ho lavato per un mese e mezzo i piatti nel lavandino del bagno (dacchè non esisteva più non solo il lavandino, ma neanche un pezzetto riconoscibile di cucina).

Dopo quel cataclisma, di cui ancora portiamo i segni dentro e fuori (ogni tanto mi capita di spolverare e di trovare ancora polvere arancione, quella dei mattoni della porta allargata col frullino), l'anno dopo abbiamo attaccato il bagno, ma in quel caso scappando un mese a casa dei miei (era agosto), e tornando solo in tempo per vedere che le mattonelle erano state messe molto più alte di quanto avevamo stabilito (e così non bastavano, ovviamente), che lo specchio era stato inserito nella parete in orizzontale, invece che in verticale come la sua forma avrebbe saggiamente consigliato, che per fare le tracce dei tubi del termosifone sulla parete del bagno si era sfondata la parete in soggiorno e che un terzo dei preziosi listelli di ceramica decorata a fiorellini, che avevo scelto come striscia decorativa tra le mattonelle, si erano misteriosamente rotti nelle loro scatole.

Lo specchio, poi, si portava evidentemente appresso una maledizione che è stato assai difficile contrastare: il primo è diventato nero in pochi giorni, perchè era stato attaccato alla parete con la malta, che ha corroso l'argento in due minuti.  Staccato e sostituito con un altro, che è stato infilato a forza tra le mattonelle, troppo grande di qualche millimetro, e si è crepato il giorno dopo.  Smartellato anche questo, il terzo è stato rotto appena arrivato alla porta di casa e poggiato per terra, un vero record. Per fortuna si è spaccato solo l'angolo, per cui fu prontamente riportato alla vetreria e ritagliato: c'è una bella giunta di stucco intorno che non è il massimo, ma almeno questo sembra reggere (se si dovesse rompere anche questo, giuro che ne compro uno già fatto e tanti saluti).

Dobbiamo ritinteggiare altre due camere, ma non ne abbiamo il coraggio, lo confesso. Osservo le pareti che avrebbero bisogno di una bella sistemata, mi giro e guardo altrove, tremando all'idea di ricominciare con la polvere e tutto il resto.

Ed invece, stavolta non abbiamo potuto fare altrimenti.
Comunque, sembra che siamo sopravvissuti anche a questo: del resto, nell'ultimo anno, a casa nostra si è rotto tutto quello che si poteva rompere, e anche qualcosa di più. Nell'ordine, abbiamo cominciato dalla caldaia lo scorso novembre, per proseguire col frigorifero, che è svampato misteriosamente nella notte. Il frigo nuovo è arrivato già rotto, così ci siamo tolti il pensiero. Nell'arco di tre giorni si è rotto un computer di mio marito e il mio hard disk di back up, anche lui misteriosamente svampato.

Poi è arrivato rotto anche il meraviglioso forno della cucina nuova, il lavello nuovo era stato montato male e ovviamente perdeva. In ultimo, mentre mi stavo asciugando i capelli un paio di giorni fa (dopo il bum dell'impianto) si è svampato pure il phon, lasciandomi in una gelida mattina di gennaio coi capelli bagnati e i pinguini che ballavano la rumba nel bagno.

A questo punto è rimasta solo la lavatrice, ma non cantiamo vittoria troppo presto, il pericolo si nasconde sempre dove meno te lo aspetti...

Per consolarmi di tutto questo casino, non ho fatto neanche un dolcetto ma ho fatto fuori qualche etto di cioccolatini, per rifarmi dallo stress (i brufoli che stanno fiorendo sulle mie guance come pratoline sulle rive del fiume, stanno lì a testimoniarlo).



Questa stupenda Torta alle Mele, semplice e deliziosa, è una ricetta di una mia collega di lavoro, Franca, che ho fatto qualche settimana prima di Natale e ancora non avevo postato.
Ce ne aveva portato un esemplare  ad assaggiare che è stato spazzolato in pochi minuti, e non ho potuto fare a meno di rubare la ricetta, davvero ottima, aggiunta definitivamente nel mio ricettario di Torte di Mele Assolutamente da Provare.


Torta di Mele di Franca

Tortiera 24-26 centimetri


4 tuorli e 4 albumi

200 grammi zucchero

200 grammi farina ( 0ppure 150 grammi farina e 50 fecola)

200 grammi burro
1 bustina lievito

1 bustina di vanillina

(io: 1 cucchiaio liquore  Strega)

5 mele medie

Battere i tuorli con la frusta elettrica con lo zucchero, fino a farli diventari spumosi.

Aggiungere il burro fuso, quindi la vanillina e il liquore Strega (non ci sarebbe, nella ricetta originale).

Mescolare la farina e la fecola assieme al lievito, ed aggiungerli al composto.

In ultimo montare gli albumi a neve ed aggiungerli delicatamente.

Tagliare a fettine sottili cinque mele non grandi, ed unirli al resto.

Versare l'impasto nella tortiera foderata di carta forno e cuocere sul secondo ripiano dal basso, a 180 gradi.

Cottura circa 1 ora abbondante a 180 gradi, più 5 minuti a forno spento per far asciugare la pasta.

lunedì 10 gennaio 2011

Il primo dolce dell'anno



Giovedì sera, quando ho disfatto l'albero e riposto gli addobbi, ero quasi contenta di togliermelo di torno, come ero quasi contenta quando l'ho fatto,  tre settimane fa.

Devo ammettere che, come ogni anno, ho raggiunto la saturazione di tutto, di auguri, panettoni, dolcetti di tutti i generi e cioccolata, anche se in definitiva abbiamo passato un periodo molto tranquillo, con pochissimi grandi stravizi, niente regali e  festeggiamenti un po' sottotono.
Quest'anno non sono riuscita a fare nessun dolce speciale, intonato al periodo, neanche il Panettone Marietta, che negli anni scorsi era diventato quasi un'abitudine, un po' per il periodo di superlavoro che mi è toccato proprio sotto Natale, un po' per una certa pigrizia nei pochi giorni di riposo che avevo, in cui ero troppo occupata a fare la cura del sonno per rimettere le mani in pasta.

Però, finite le feste, in questi giorni in cui lavoro di meno,  ho subito ripreso a fare qualche dolcetto, visto che ormai anche gli avanzi di panettoni stanno terminando. Il primo dolce dell'anno, e anche le prime fotografie dell'anno, visto che non sono neanche riuscita a passare per Piazza Navona, come gli scorsi Natali.

Per l'occasione ho inaugurato uno dei due stampi in silicone nuovi di zecca, graditissimo regalo di Clotilde ed Ettore (che non avuto occasione di ringraziare di persona,  per il gentilissimo pensiero, e allora approfitto di questo post e queste belle fotografie per dimostrare tutto il mio apprezzamento): ho usato la ciambella a forma di rosa, che avevo già adocchiato da tempo.  In effetti viene molto graziosa, si presenta davvero bene (e poi  sono davvero comodissime, visto che odio imburrare le teglie)

Ho assemblato una ricetta che mi sembrava adatta, con ricotta, Strega, granella di nocciole e gocce di cioccolato, con una base di 250 grammi di farina: la forma è piuttosto capiente, con questa quantità di farina viene bene ma si può tranquillamente usare una ricetta con 350 o più grammi, riesce tranquillamente a contenerla.




Ciambella alla Ricotta con Granella di nocciole e Gocce di cioccolata

250 grammi di farina
190 grammi di zucchero

3 uova intere (medio-grandi)

250 grammi di ricotta di mucca

2 cucchiai strega

2 cucchiai latte

50 grammi granella di nocciole

50 grammi gocce cioccolato

1 bustina lievito


Battere le uova intere con lo zucchero, con la frusta elettrica, quindi aggiungere la ricotta ben scolata, il latte e il liquore.

Unire la farina mescolata al lievito, sempre montando bene il composto.

In ultimo unire le gocce di cioccolata e le nocciole a granella (tranne un cucchiaio).

Cospargere il fondo dello stampo a rosa (oppure un comune stampo a ciambella, di 24/26 centimetri di diametro) con la granella di nocciole rimasta, quindi versare l'impasto ed infornare nel forno già caldo a 180 gradi, sul secondo ripiano dal basso.

Cuocere per circa 50 minuti circa, quindi toglierla dal forno e farla raffreddare.

Capovolgerla e toglierla dallo stampo.

giovedì 6 gennaio 2011

Buona Befana a tutti


Quest'anno niente puntata a Piazza Navona, purtroppo...il tempo freddo e grigio di questi giorni non mi ha invogliato per niente, neanche stamattina, il giorno in cui la piazza si riempie di persone, saltimbanchi, mimi e palloncini colorati...sarà per il prossimo anno, speriamo!

Nel frattempo, buona Befana  a tutti!

venerdì 31 dicembre 2010

E un altro anno è andato


Ci siamo arrivati di soppiatto, senza alcuna voglia di festeggiarlo.

L'ho già detto, l'ultimo dell'anno è una delle feste che mi sta più antipatiche, soprattutto da quando non è più un giorno di riposo, ma solitamente di lavoro. Quest'anno ce ne staremo tranquilli tranquilli, nella serenità della nostra casa, con i mici un po' nervosi per i rumori che feriscono le loro delicatissime orecchie, qualcosa di buono da mangiare e nessuna invidia per tutti gli altri, in giro per veglioni e concerti.

Quest'anno non ho neanche voglia di bilanci, di progetti, di promesse. Anche perchè, rileggendo quelle degli anni passati, sono più o meno le stesse, senza molte variazioni.

Quest'ultimo è stato davvero faticoso, doloroso, pieno di avvenimenti pesanti. Non so se sono riuscita o meno a superare le difficoltà, oppure ad accantonarle, facendo quasi finta che non esistano, che non siano accadute a me. Spero solo che l'anno che mi aspetta sia meno difficile, che riservi qualche attimo di serenità in più, a me e a tutti quelli che ho intorno, ne abbiamo davvero bisogno.

Per questo ci tenevo, a farvi anche solo un piccolo saluto e un augurio sincero a tutti, di un anno sereno: non felice perchè in fondo la felicità è fatta solo di brevi momenti, di attimi che fuggono velocemente come sono arrivati...preferisco augurare a me e a tutti quelli che passano di qua una lieve serenità nella vita di tutti i giorni, che non possa mai mancarvi l'entusiasmo e la curiosità di scoprire cose nuove, di raccontare e raccontarsi.

E allora, arrivederci a tutti, al prossimo anno!

venerdì 24 dicembre 2010

Auguri di buon Natale a tutti



Dicembre è volato via in un soffio, mi sono ritrovata al 15 con ancora l'albero da fare, ma per fortuna ho recuperato in fretta, anche qualche briciola di spirito natalizio.
Al momento di fare l'albero, con una cassa traboccante di palline nuove e d elegantissimi fiocchi di velo argento e blu, quasi quasi ero pure contenta che fosse arrivato Natale.
Koko ha pensato bene, mentre addobbavo l'abero, di andarsi a nascondere sotto il letto, quasi avesse paura che ci appendessi lui, al posto delle palle. La sera, quando ha capito che non correva più alcun pericolo di essere scambiato per un addobbo, ci si è andato ad accocolare sotto tra le lucette accese,  con una espressione soddisfatta sul musetto,  neanche fosse un pacchetto coi fiocchi e nastri.

Titti invece ha davvero insistito per darmi una mano, frugando con la zampetta curiosa tra le palline, forse sperando di averne qualcuna per giocare. Ha cercato di svignarsela con un filo in bocca lungo circa due metri,  pregustando un nuovo sfrenato divertimento felino ma è stata prontamente disillusa, e allora si è accontentata di rincorrere una pignetta, così, come consolazione per i giochi mancati.

Non ho il tempo di farvi gli auguri singolarmente, quindi scusatemi se non passerò nei vostri blog uno per uno, come del resto non ho avuto il tempo di fare comunque, negli ultimi giorni...ci tenevo però a quest'ultimo post natalizio, per non far apparire del tutto trascurata questa foresta che, ultimamente, sta perdendo un po' di pezzi.

Va beh, tra i propositi del nuovo anno metto anche quello di recuperare l'entusiasmo, di sperimentare al meglio la cucina nuova (che è favolosa, una volta superato i primi, esasperanti intoppi) e di riprendere in mano la macchina fotografica, mai trascurata e negletta come in questi ultimi mesi.

Per augurarvi Buon Natale, vi lascio la ricetta di questo Zuccotto di Ricotta, una vecchia ricetta familiare della sorella di mia nonna, zia Maria (se vi ricordate il post sulla bisnonna Matilde, zia Maria è l'unica ancora viva delle sue tre figlie) : ricordo di averlo assaggiato per la prima volta tanti anni fa, diciamo sicuramente più di trenta...lo abbiamo replicato tante volte, negli anni, con mamma, soprattutto sotto le feste, aggiungendo alla ricetta originale solo le gocce di cioccolata.

Una volta lo feci utilizzando al posto dei Pavesini del panettone appena intriso di caffellatte, venne benissimo, però la copertura originale dovrebbe essere fatta con biscotti sottili e leggeri, appunto tipo i pavesini, appena appena inzuppati di liquore diluito con l'acqua. Mettete un liquore dolce a vostra scelta, io metto la Strega che mi piace molto, così come ci condisco la ricotta.

Come forma, ho utilizzato la confezione di plastica di un semifreddo carte d'Or, a cupola: altre volte l'ho fatto in una forma da budino di vetro, con le scanalature dritte (senza buco, ovviamente), ed è venuto bene lo stesso, però è più difficile da ricoprire di biscotti: con lo stampo a cupola liscio viene molto meglio.

E' un dolce che deve insaporirsi: farlo la sera precedente, sformarlo qualche ora prima di servirlo, e poi  lasciarlo in frigorifero a rassodarsi,  è la cosa migliore. In questa versione l'ho ricoperto di una glassa di cioccolato (di quelle pronte, solo da sciogliere) ma vi consiglio di farla sottile sottile: io ho abbondato, e poi è stato difficile tagliarlo senza sfracelli. (Perdonate le foto non di altissima qualità, ma ho avuto modo di fotografarlo solo di sera, poco prima di essere mangiato)



Zuccotto di ricotta di Zia Maria

Per una forma da 17 centimetri di diametro (altezza 7.5 cm)

Per la farcia:

600 grammi di di ricotta fresca, di mucca, bella soda (se fsse troppo molliccia, mettetela a scolare un po')
qualche cucchiaio di zucchero semolato, a seconda di quanto la volete dolce

due cucchiai di liquore dolce, tipo Strega

50 grammi o più di gocce di cioccolato, oppure tagliuzzate una tavoletta di cioccolato fondente
100 grammi di canditi misti

Mescolate tutti gli ingredienti, poi mettete il composto in frigo ad insaporirsi.

Bagnate i pavesini con una mistura di acqua e liquore, ma non inzuppateli troppo, altrimenti dopo perdono troppo liquido, e cominciate a foderare il fondo dello stampo, poi fateli aderire alle pareti.

Mettete la farcia di ricotta, riempiendolo bene, poi coprire con uno strato di biscotti.

Coprite con del cellophane per alimenti, mettetelo sotto peso con un piattino, e ponete in frigo per qualche ora.

Al momento di sformarlo, rovesciatelo sul piatto di portata, decorato con glassa di cioccolato oppure con ciuffetti di panna, o come volete voi. Nel caso dovesse perdere un po' di liquido, non preoccupatevi, scolatelo delicatamente, di solito la costruzione regge lo stesso!

Si tratta di un dolce un po' pesante, quindi calcolate che da un piccolo zuccotto si ricavano dalle sei alle otto porzioni.

lunedì 13 dicembre 2010

Ci siamo quasi


Ci siamo quasi.
A Natale, intendo...veramente ancora devo fare l'albero, anzi, mi devo decidere in fretta visto che mancano meno di due settimane. Per quanto riguarda l'argomento regali, sono alcuni anni che abbiamo deciso di non farceli, e con questo abbiamo risolto il problema alla radice.
L'importante è vederci, con amici e parenti, e trovare comunque un modo per stare insieme, che è la cosa importante, il resto è tutto in più.

I giorni sono scivolati veloci, queste due settimane abbondanti di ferie, in cui mi ero prefissa di fare tantissime cose, ed in effetti le ho fatte davvero: giorni pieni di impegni, mobili in arrivo, problemi e intoppi che ti fanno saltare i nervi.
Alla fine, mi sembra di essere più stressata di prima.
E' incredibile come niente possa filare liscio: ultimamente, qualsiasi cosa abbiamo comprato, si è rotta prima ancora di cominciare a funzionare (televisione, frigorifero, forno); ogni installazione è stata difficoltosa, ogni lavoro fatto con approssimazione, magari qualche pecca, niente che possa filare su binari a scorrimento lineare.


Mamma che fatica!! La scorsa settimana mi è arrivato un pezzo di cucina fatto su misura, con forno a gas di alta qualità, fornelli stupendi e tutto il resto, già mi pregustavo le splendide torte lievitate a puntino che avrei sfornato in quantità industriali, e invece sono stata ferma una settimana col forno fermo perchè funzionava malissimo...

Insomma, non capisco se siamo noi perseguitati dalla sfortuna (il che è assolutamente possibile), oppure se è una cosa ricorrente che niente funzioni come dovrebbe, nessuno fa il lavoro come dovrebbe.

Spero, con questa, che sia finita, perchè sono davvero stremata da tanti contrattempi...ero talmente stanca e stufa che non ho messo mano neanche al blog: ormai sta vivendo di luce riflessa, campo di rendita con tutto quello che ho scritto durante questi tre anni, ma così non va bene, assolutamente non va bene.

Questo dolce non è stato fatto col nuovo forno, che sperimenterò solo nel pomeriggio (e speriamo bene perchè, se non dovesse funzionare come dico io, addio bei dolcetti, mi conviene chiudere definitivamente il blog oppure dedicarlo ad altro argomento...), ma è una torta leggera leggera che avevo fatto un po' di tempo fa. Ho preso la ricetta in questa pagina, sul sito di Pane Angeli, dove ci sono tante ricette semplici e leggere. Si tratta di una torta molto delicata, adattissima ad essere farcita, magari con crema pasticcera o marmellata, ma va benissimo anche così. Io aggiungo sempre un cucchiaio di liquore Strega, che secondo me sta benissimo con qualsiasi impasto.

L'impasto di questo ciambellone si fa in maniera leggermente diversa da quello solita, le chiare si mettono quasi subito e non alla fine, con lo zucchero sopra, e poi delicatamente la farina.




Torta Paradiso

100 grammi farina
100 grammi fecola o frumina (io fecola)

150 grammi di zucchero

4 grosse uova

4 cucchiai olio di semi vari (oppure 100 grammi di burro)

1 cucchiaio Strega (ce lo metto sempre)

Mezza bustina abbondante lievito

Limone

Sbattere le chiare a neve fermissima con un pizzico di sale.

Sbattere i tuorli con 100 grammi di zucchero, quindi proseguire con la frusta a mano.

Incorporare l’olio e il liquore, il limone (o vanillina).


Versare il resto dello zucchero insieme alle chiare, e sopra ancora la farina mescolata alla fecola e al lievito, e incorporare il tutto molto delicatamente, fino ad ottenere una pastella gonfia, piuttosto liquida.

Versare in una teglia da 24 centimetri foderata con carta forno per 50 minuti.

Spolverare abbondantemente con zucchero a velo

venerdì 3 dicembre 2010

Divagazioni virtuali


E' ufficiale: ormai passo molto più tempo su Facebook che a lavorare sul blog.

Ho stravolto le mie convinzioni vergate nero su bianco in questo post di oltre un anno fa: mi sono lasciata contagiare clamorosamente, e forse senza speranza. Lo so, lo so, mi rendo conto.
Il tempo passato a fare stupidi giochini rompendo palle di vetro con fragore di cocci infranti oppure quiz e test di tutti i generi è il modo più imbecille per passare un'ora di svago. Molto meglio un libro, o un bel film, oppure riprendere mano al blog e ricominciare a scrivere con continuità.

Il tempo trascorso in questa piazza virtuale, dove si incontrarno amici reali e non, è  tempo perso, mi rendo assolutamente conto. Molto meglio una telefonata, una mail, magari un incontro di persona.
Ho ritrovato amici di vecchia e vecchissima data, compagni di liceo, di medie, di elementari e addirittura di asilo. Ci sono persone che ho ritrovato dopo trent'anni e passa che non avevo loro notizie, ho visto le foto, mi sono anche impicciata un po' della loro vita.
Alla fine, però, queste ritrovate amicizie o conoscenze, rimangono sempre un po' nel virtuale, come se il passaggio dal potenziale al reale fosse un gradino troppo alto, uno sforzo che va al di là del commento o del cliccare sul malefico tastino del Ti piace. E' facile leggere i pensieri e lasciare un commentino lieve, facile e innocuo.
Si lascia scorrere la bacheca con indolenza, leggiucchiando una nota di qua, una notiziola di là, mentre si pensa "adesso basta, vado a fare qualcosa di socialmente più utile che stare a leggere i pensieri altrui", non di rado piuttosto banali, incomprensibili  e ripetitivi,e poi ti incuriosisci per una notizia condivisa da un giornale, un video musicale postato da un'amica, le foto delle vacanze caricate da un'altra.


Ultimamente poi, sono entrata nel magico mondo dei giochi di ruolo.

Eh già, perchè Facebook non è solo una piazza virtuale, una vetrina, ci sono anche dei gruppi agguerritissimi di tutti i tipi. Sono entrata prima in un gruppo che segue con trepidazione, ogni venerdì, l'uscita delle puntate di una serie americana, The Vampire Diaries, una specie di epidemia di cui una dopo l'altra si sono ammalate decine di persone, senza scampo alcuno. Dopo esserci ritrovate per mesi a commentare le puntate, sempre le stesse persone , abbiamo deciso di scegliere ciascuna (non c'è neanche un maschietto, tra noi) un ruolo tra i personaggi del telefilm, e di commentare come fossimo quel personaggio, un giochino divertente e assolutamente non impegnativo.

Da qui ad entrare in un vero gioco di ruolo, il passo è stato abbastanza breve, anche se in realtà il gioco ha delle regole che bisogna rispettare, ed è molto meno facile di quanto si possa pensare.
In realtà, è una specie di esercitazione letteraria on line, come scrivere un copione o una sceneggiatura però in tempo reale, interagendo con qualcun altro (di cui spesso conosci solo l'identità fasulla).
Ovviamente ci sono i giocatori  bravi e quelli meno dotati, quelli con cui è più facile entrare in sintonia e che magari scrivono meglio, con più fantasia e mestiere.
E' piuttosto divertente ma anche impegnativo, perchè non si può rimanere fuori dal gioco per più di una settimana, e ogni volta che si entra in uno dei ritrovi condivisi dai veri membri del gioco, non è mai facile andare via, la conversazione scivola veloce, così come la trama, che dovrebbe seguire quella dei libri o del telefilm e invece se ne va spesso per conto suo, sul filo dell'improvvisazione.

C'è sempre qualcuno in giro per questa cittadina della Virginia infestata da vampiri centenari, e non sai mai chi incontrerai, quando vai a spasso per Mystic Falls.


In questi giorni sono presa da una strana euforia natalizia, che si traduce in una iperattività decorativa riguardo alla casa.

 In un impeto di entusiasmo ho fatto una cernita accurata di tutti gli addobbi, eliminando senza remore quelli dorati e quelle rossi, le palle vecchie, i fili spelacchiati, poi sono andata ad un grande negozio di articoli per la casa e sono uscita con una grossa busta di palle, fili, di fiocchi di velo tutto in argento e blu,  perchè quest'anno ho deciso che il nostro albero sarà su questa tonalità.





Ho poi comprato delle rose di seta bellissime, dai colori sfumati e dalle corolle lussureggianti, carnose, e ho fatto due composizioni sontuose, quasi barocche. Non ho mai amato i fiori finti, tutt'al più quelli secchi, magari raccolti in campagni, grano, avena, bacche e cardi: invece ho visto da un fioraio questi tralci e non ho resistito. Non so, quest'anno mi sto facendo contagiare dallo spirito natalizio?

Può darsi, o forse è quest'inverno grigio e piovoso che mi fa desiderare di avere intorno bellezza e colori a profusione, quasi volessi portare un po' di luce e colore anche dentro di me.

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