I miei viandanti

lunedì 12 gennaio 2009

Una domenica in campagna


Sicuramente voi siete alle prese con le diete post-natalizie, viste le abbuffate.
Noi, al contrario, stiamo festeggiando in ritardo, è il nostro turno di abbuffarci! Già ne stiamo subendo le conseguenze, bisognerà presto rimettersi in riga: nel frattempo, ieri abbiamo fatto la festa alla polenta di mamma, una leccornia condita con sugo di salsiccia e spuntature di maiale, una cosina leggera, insomma.

Da noi, l'ho già scritto, la polenta è un piatto di festa, che si cucina ogni tanto, di solito la domenica, un'occasione speciale, insomma. Niente di meglio per riscaldare una fredda ma solare domenica di gennaio.


Questo è papà, l'addetto allo giramento della polenta.


Uno strato bello consistente di polenta bramata, soda e caldissima, su un letto di sugo e pecorino.


Ed il tocco finale, pronta per essere divorata! Ho fatto appena in tempo a fotografarla, che era già finita...

Un premio fiorito alla creatività


Grazie davvero a due nuove amiche, che mi hanno conferito il premio Kreativ Blogger.

Penso che ognuna di noi ci mette tanto di sè nel proprio blog, assieme a fantasia, ricordi, creatività, e quando qualcuno te lo riconosce è sempre una gioia, non vi pare?

Le bloggers a cui devo questo premio sono:
Rebecca, del blog Rebecca del Sol

Carmen, del Blog Fantasia in cucina

Io di solito non giro mai i premi ricevuti, non perchè non mi piacciano altri Blog, anzi, per il motivo contrario: ne seguo molti e non è facile fare una scelta.

Per questo, virtualmente, li premio tutti.

venerdì 9 gennaio 2009

La strada dei passi perduti


Stavo parlando giusto l’altro giorno con mia madre degli ultimi post scritti, quelli rievocativi di fatti e atmosfere di trent’anni e più fa: se io ho ricordi di bambina, lei ne ha di adulta, quindi sicuramente più oggettivi, edulcorati da qualsiasi nostalgia infantile.
Commentava appunto di come ne parlassi, di un periodo oscuro ma intrigante, avvolto in un alone magico, quasi leggendario, ed è ovvio che per me sia così, visto che i miei ricordi sono filtrati da una visione del mondo ancora irrazionale, in cui le paure e le insicurezze dell’infanzia si mescolano ad un mondo esterno ancora tenebroso, che pure viene ricordato con rimpianto, forse perché crescendo si acquista razionalità ma si perdono i sogni.


Prendo spunto dalla puntata di Romanzo Criminale andata in onda due lunedì fa per commentare invece altri fatti della mia vita, più tardi in ordine temporale: la sesta puntata è ambientata tutta dentro il famoso carcere giudiziario di Regina Coeli, su Via della Lungara, una delle strade più caratteristiche di Trastevere e una di quelle a cui sono particolarmente legata. Colgo l’occasione per ripercorrerla insieme a voi, seguendo un sentiero nel tempo e nella memoria che mi porta piuttosto lontano, a metà circa degli anni Ottanta.

Questa lunga strada ha un’origine affascinante, si tratta infatti di una delle due antiche vie parallele al Tevere fatta costruire da Giulio II all’inizio del ‘500; la Lungara univa Trastevere dalla Porta Settimiana alla Porta Santo Spirito, praticamente al Vaticano, era un tracciato importante di scorrimento soprattutto per i pellegrini che dovevano andare a San Pietro, anche se ora ci sembra niente più che una stradicciola caratteristica, pavimentata a sanpietrini.


L’innalzamento dei maestosi muraglioni del fiume alla fine dell’Ottocento ha isolato ancora di più questa lunghissima strada, conferendole un aspetto un po’ abbandonato, quasi suburbano.


Da Porta Settimiana, nella stradina dell’Orto Botanico (una delle meraviglie di Roma che pochi conoscono) c’è un altro luogo di paura e desolazione, almeno per me: il Centro di Vaccinazione del quartiere. Ogni volta che venivo portata in quella strada con le cancellate di Palazzo Corsini (rimaste impresse indelebilmente nella mia piccola mente) sapevo che mi aspettava un infausto destino, a cui era inutile opporsi. Nello stesso complesso ora hanno impianto un Centro di Igiene Mentale che, insomma, magari mi sarebbe stato più utile, col senno di poi.


Dalle numerose traverse di Via della Lungara si vede che siamo proprio ai piedi del Gianicolo.


Poco prima di Regina Coeli si trova un altro austero complesso, l’ex Monastero di Santa Croce della Penitenza, denominato nell’Ottocento Istituto del Buon Pastore e allargato verso Via della Penitenza (anche i nomi delle vie sono piuttosto indicativi), che accoglieva ex carcerate e bambine povere.

Dal 1950 al 1970 venne adibito a casa di rieducazione per donne perdute, e poi venne definitivamente chiuso. Dopo decenni di totale abbandono, oggi presenta un aspetto piuttosto fatiscente, però è stato parzialmente recuperato come Casa Internazionale delle Donne, sita proprio accanto alla chiesetta omonima.



D’altra parte, poco più giù, verso gli archi di Porta Portese, si estende l’enorme e imponente complesso di San Michele, che nel Seicento aprì come Ospizio per orfani e bisognosi , per poi diventare carcere minorile. Abbandonato anche lui per anni, è stato totalmente ristrutturato in anni recenti, per diventare Ministero dei Beni Culturali.
Questo per dire che Trastevere, diversamente dal quartiere festoso e godereccio degli ultimi anni, nei secoli scorsi aveva un carattere molto più austero di adesso, e il tasso di delinquenza era piuttosto alto, proprio come in una borgata.


Il carcere vero e proprio si trova in un imponente isolato secentesco, due conventi divenuti istituto di detenzione solo nel 1881.



Da allora il quartiere ha sempre avuto un rapporto di odio-amore con l’istituzione carceraria di Regina Coeli, tanto che si diceva che non si era veramente trasteverini se non si saliva il famoso scalino d’entrata, di granito rosso.
« A Reggina Celi ce sta 'no scalino
chi nun salisce quelo nun è romano, manco 'n trasteverino »


Qualche anno dopo, Via della Lungara e Regina Coeli sarebbero state il mio percorso abituale, andata e ritorno, verso un’altra istituzione famosa, il Liceo Classico Virgilio.


Situato sulla sponda opposta del Tevere, sulla bellissima e fatiscente via Giulia, il percorso speculare a via della Lungara ma nel quartiere limitrofo, il complesso presenta una parte secentesca, quella che dà sulla via Giulia, e una parte moderna, dall’architettura di stampo fascista che risale al 1938 sul fronte verso il Tevere.


Regina Coeli e il Virgilio sono uno di fronte all’altro, ma sulle sponde opposte del Tevere, e guardandoli ci si chiede, almeno basandosi sull’apparenza, quale sia il carcere e quale il liceo. Dalle finestre dei bagni vedevamo i detenuti che ci facevano ciao ciao con la manina dall’altra parte, e non so se ci sentivamo più in galera noi o loro.


Questa bruttezza esterna della costruzione è rivelatrice, in qualche misura, del modo con cui ho vissuto gli anni di scuola: una specie di reclusione auto-imposta, un periodo che, quello sì, non ricordo con alcun rimpianto, se non con la felicità di esserne sopravvissuta abbastanza indenne, o almeno contenendo i danni in maniera accettabile.



Tutta questa immersione negli anni che furono, e comunque stiamo parlando di venti e passa anni fa, a causa di eventi di questi giorni.

Grazie a Facebook la mia amica Teodora ha recuperato mezza classe del liceo, e già è una cosa buffa che ci si trovi metà III F ed io invece non abbia trovato nessuno dei miei anni di Università (quelli sì che li ricordo con nostalgia, ah che bel periodo).
Questa sua accorata ricerca è sfociata in una riunione rievocativa, tipo il film Compagni di Scuola, solo che si era partiti in tanti e alla fine siamo riusciti a fare una cosa ristretta, almeno per il momento. Premetto che la nostra classe non ha mai brillato come comunione e fratellanza, anzi, direi che eravamo una mescolanza male assortita di persone che, fondamentalmente, avevano ben poco da spartire. Questa diversità si è tradotta con la formazione di gruppetti che si frequentavano prevalentemente tra loro, come il famigerato trio Teodora-Pina-me, che ne ha combinate svariate ed è rimasto tuttora in auge, dopo venticinque anni di frequentazione.

Invece il pranzo è stato piacevolissimo, alla fine i venti e passa anni di lontananza sembravano essere molti di meno, direi che la maturità ci ha migliorato tutti. Potrebbe essere l'occasione per riscoprire delle persone che si credevano perdute per sempre, veramente una bella sorpresa.

Nondimeno, il fatto di aver ritrovato con tanta facilità molte persone del passato è stato comunque motivo di riflessione. Prima dell'incontro, infatti, mi è capitato di rimuginare una serie di considerazioni, su Facebook in generale e sui recuperi di persone e amicizie perse di vista da decenni, e ripassare per via Giulia è stato un vero tuffo nel passato, un dejà vu un po' malinconico alla ricerca di strade perdute, strade su cui si è camminato per anni, andata e ritorno, centinaia di volte, e che adesso sono del tutto fuori rotta, come i luoghi a cui portavano.

Non è un azzardo rivedersi dopo vent’anni? Uno, bene o male, ha una visione congelata alla maturità o comunque di anni lontani, come guardare una vecchia fotografia e vedere tutti sempre uguali, eternamente giovani…le persone che hai accanto cambiano, mutano, ma tu non te ne accorgi perché le hai sempre sotto gli occhi, anche tu cambi con loro e questo rende le tracce dello scorrere del tempo più lievi, quasi impercettibili, non solo sul corpo ma anche nel modo di essere.
Che effetto fa vedere delle persone che ricordi adolescenti, vent’anni dopo?
E soprattutto, che effetto fa vedere i segni profondi, quelli interiori, e i mutamenti sostanziali che non possono non aver segnato delle persone che passano dai venti ai quarant'anni, un cambiamento mica di poco.
Ognuno coi proprio grandi o piccoli fallimenti, con i problemi che nella vita prima o poi ti tocca affrontare, con i sogni abbandonati e anche le solidità conquistate, magari a caro prezzo. E quanto è visibile, dentro e fuori, il cammino percorso alla ricerca della consapevolezza di esserci, di esistere, di rappresentare una parte della realtà e non solo un puntino insignificante e invisibile come ci sembra di essere da adolescenti? Quali insicurezze si superano, e quali invece sopraggiungono con l'incalzare del tempo?

E' impressionante la facilità con cui si riescono a trovare le persone su quella che, in fondo, non è che una vetrina: si mette il nome, la foto, tutte le informazioni basilari, quelle che possono soddisfare la curiosità di qualcuno che non ti vede da anni: se sei sposato, single, dove lavori, se sei riuscito a laurearti, quanti amici hai, una fotografia possibilmente bella per mostrare come sei diventato...
Il che, da una parte, è bellissimo, perchè talvolta le persone si perdono di vista per circostanze accidentali, una scuola che si cambia, le lezioni all'Università che finiscono, il lavoro che si ricomincia da un'altra parte. Ti perdi gli amici senza una ragione se non quella della lontananza, gli impegni, la pigrizia, le telefonate che si fanno sempre più rade e poi finiscono del tutto.

Ci sono invece altre amicizie, magari vecchi amori, che finiscono in malo modo, magari con velati rancori, situazioni mai chiarite, anche se poi a distanza di tempo ti ricordi solo le cose belle, mentre quelle brutte, quelle che hanno fatto soffrire tendiamo a metterle in ombra, a dimenticarle.
Allora cominci a cercare nomi che emergono tenebrosi dal passato, persone che hanno lasciato anche cicatrici profonde dentro di te, ed invece sono lì, a portata di mano, di tastiera, e saresti anche tentato di inviare un messaggio, una frase, tanto per avere la soddisfazione di un cenno, di un riconoscimento, chissà, magari, dopo tanti anni, forse può far piacere...

Però, a mio avviso, bisogna non farsi trascinare troppo nè dai ricordi, nè dai rimpianti perchè, almeno nella maggior parte dei casi, se un'amicizia è finita, se un rapporto si è lacerato, un motivo c'era, e se una persona è sparita dalla tua vita per tanto tempo, probabilmente quella persona non ha alcuna voglia di essere ritrovata. Ci sono persone che hai dimenticato allegramente, senza rimpianti, altre invece che non riesci a lasciar andare, neanche nei ricordi. Bisognerebbe aver il coraggio di chiudere davvero, e di lasciarle andare.

Devo ammettere infatti che, dopo un entusiasmo iniziale, quando ho cominciato a veder spuntare come funghi persone dal mio passato, in un attimo di vigliaccheria ho avuto la tentazione di chiudere tutto e sparire nell'ombra, soprattutto perchè certe volte i ricordi non sono piacevoli, e magari ci sono periodi della propria gioventù verso i quali non si prova alcuna nostalgia, anzi, si è assolutamente contenti di essere sopravvissuti ed aver voltato pagina (il mio liceo è appunto uno di questi).

O anche perchè altre volte non si ha alcuna voglia di raccontare tutta la propria vita, di riassumere dieci o vent'anni in poche notizie scarne, e magari essere giudicati da persone che, in fondo, non sanno nulla di te, del tuo percorso, delle vie a cui sei arrivato ad essere faticosamente quello che sei, a fare quello che fai, ed è troppo lungo da spiegare e magari non hai alcuna voglia di farlo.
Poi, invece, ti accorgi di non essere l'unico ad aver fatto un percorso ad ostacoli, ad aver vinto alcune battaglie ed averne miseramente perse altre, che per nessuno la vita è stata allegra e senza pensieri, che tutti si sentono di aver conquistato a caro prezzo alcune cose, ed di aver rinunciato dolorosamente ad altre.

E allora ti sembra che, in fondo, non è andata poi tanto male.

Che in alcuni casi potevi fare di più, e meglio, che altre volte ti sei un po' accontentato, lasciandoti andare sulla scia degli eventi. Che, invece, per altre cose hai lottato e vinto. Che altre volte hai lottato, hai perso, però almeno ci hai provato. Ogni giorno mettendo da parte un pizzico di esperienza, di saggezza, un passo avanti sulla strada della consapevolezza.

Forse la vita, e la via della maturità, è proprio questa.

mercoledì 7 gennaio 2009

Pincinelle ai Funghi



Abbiamo cominciato l'anno sotto una pioggia battente, e mi pare che la situazione non stia migliorando, d'altra parte nel Nord Italia stanno anche peggio, per cui...

E' anche vero che a Roma la neve non si vede dal 1986, se non sbaglio, quando vedo Milano coperta di una coltre spessa e candida quasi quasi mi viene una botta di invidia.

In questi giorni, non so voi, ma io ho proprio voglia di cose calde, una zuppa, un piatto di pasta, un the bollente a metà pomeriggio: è vero che sotto Natale tutti hanno esagerato col cibo, ma alcune volte è proprio il corpo che richiede cibi caldi e sostanziosi, anche perchè la casa sembra non si scaldi mai, anche tenendo i termosifoni accesi per ore. Dicono che sia l'umidità, che se fosse più freddo e più secco si sentirebbe di meno.




Le pincinelle sono un tipo di pasta casareccia composta da acqua e farina, una specie di tonnarelli ma più spessi, e sono ottime con un tipo di sugo rustico e saporito. Io le ho abbinate ad un sugo di funghi misti, piuttosto corposo. Ovviamente si potrebbe fare anche un sugo di funghi in bianco, anche se le pincinelle assorbono molto il condimento e quindi magari verrebbe un po' più pesante, essendoci più olio che in quello col pomodoro.



Pincinelle ai Funghi

Per due persone:

200 grammi di funghi misti (in questo caso surgelati)

una bottiglia di passata rustica

uno spicchio di aglio

verdure per soffritto (cipolla, carota e sedano)

olio evo

parmigiano

150 grammi di pincinelle fresche a persona


Mettere in una capace padella antiaderente (deve poi contenere la pasta) un fondo di olio con le verdure e l'aglio, mettervi i funghi e lasciarli saltare per dieci, quindici minuti a coperchio chiuso, mescolando spesso.


Quando i funghi cominciano ad appassire, aggiungere il pomodoro con un bicchiere di acqua, sale e un pizzico di zucchero.


Richiudere il coperchio e far cuocere ancora 25, trenta minuti, mescolando spesso.


Nel frattempo lessare le pincinelle, scolarle e buttarle nell'intingolo coi funghi.


Mantecare il tutto con parmigiano e servire subito.


lunedì 5 gennaio 2009

La zuppa del contadino


E siamo proprio alla fine, per fortuna...

Ieri, in un impeto inconoclasta, ho disfatto l'albero di Natale e smontato baracca e burattini, le scatole sono accatastate all'ingresso, tanto la Befana chi la festeggia più? A meno che non si abbiano bimbi in casa, è ovvio. Quest'anno non esce neanche Harry Potter, che attendevo con trepidazione le altre Befane, che peccato...

Insomma, queste feste sono passate così, sottotono, tra la stanchezza del lavoro e l'influenza.
Ora ho qualche giorno di riposo, in cui spero di rilassarmi un po' e ricominciare a fare qualcosa per me., fosse anche qualche passeggiata in centro.
In questi giorni tutti i programmi e i telegiornali non fanno altro che strillare in tutte le salse che è periodo di saldi, calcolano quanto spenderà in media una famiglia, strombazzano cifre contrastanti tra chi dice che è crisi e chi invece sostiene che tutto sommato poteva andar peggio.

A parte il fatto che i 450 euro stimati a famiglia mi sembrano un'esagerazione, soprattutto dopo il periodo di Natale in cui la tredicesima sparisce quasi tutta in regali, e poi non se ne può proprio più di quei servizi inutili dei tiggì in cui, mattina pranzo sera, vanno in giro ad intervistare gente che ti dice che ha speso tanti euro per questo e quest'altro, oppure che quest'anno non ha intenzione di spendere nulla, oppure che ha già speso mezzo stipendio e ancora non ha finito?

Ma insomma, e un bel chissene frega?

Posto che uno non aspetta tutto l'inverno per farsi un paio di scarpe o un maglione, visto che il freddo è iniziato da un bel po', c'è anche da vedere cosa offre in giro il mercato, e la situazione proprio rosea non è.

Io, che ho un po' di tempo per girare e sono dotata di una buona memoria, di solito mi faccio un bel giro ricognitivo qualche giorno prima, e poi ci ritorno in periodo di saldi, ricordandomi più o meno merci e prezzi.

Beh, la percentuale di negozi che mette in saldo merce mai vista prima e di dubbia qualità è veramente alta, e non parlo solo del negozietto sotto casa, ma anche di grandi magazzini piuttosto noti che ho nel quartiere, che il giorno dei saldi rigurgitano di articoli mai visti prima e di infima qualità, roba veramente da bancarella cinese ma di quella pessima, in tutte le taglie e tutti i colori. Ma la roba in saldo non dovrebbe essere la rimanenza della stagione?

Allora, o la gente è fessa e si accatta degli articoli inguardabili costati due lire ed esposti per l'occasione, oppure ha un minimo di cervello e gli lascia gli scaffali ricolmi di robaccia, cercando di non farsi prendere dalla smania di comprare tutto perchè tanto costa poco.
Purtroppo non ho molta fiducia nell'intelligenza delle masse, e alla fine anche i commercianti poco onesti riusciranno a sfangare la stagione.
Io, ad esempio, sono tornata in un negozio di una grande catena dove avevo comprato e visto delle belle cose, ed ho trovato dei capi che avevo già puntato il mese scorso, ovviamente rimasti in pochissimi pezzi: sono riuscita a prendermi due bei piumoni ed un cappotto di buona qualità, che a prezzo pieno erano piuttosto costosi ma al 50 per cento diventano un vero affare (il prezzo del cartellino me lo ricordavo bene), della qual cosa sono molto contenta. In quel negozio ovviamente ci ritornerò anche fuori saldi, visto il comportamento onesto dei gestori.

Queste, a mio avviso, sono spese oculate. Per il resto, passo davanti alle vetrine e vedo della roba inguardabile a prezzi assurdi, e tiro innanzi.

E per rimanere in tema di fine anno e di economia, ecco una ottima zuppa di lenticchie: io adoro i legumi e adoro le zuppe, d'inverno riempiono piacevolmente lo stomaco e riscaldano il cuore, fanno bene alla salute e sono anche poco costose, insomma, è proprio quello che ci vuole, no?

Dovremmo riscoprire questa cucina semplice, fatta con pochi ingredienti ma gustosa. L'altro giorno mi è capitato di vedere quel delizioso film che è Ratatouille, ogni volta che ripenso alla cucina francese mi viene voglia di sperimentare tutte le minestre calde e profumate delle tradizioni nordiche, poi penso alle nostre meravigliose zuppe toscane, a quelle del nostro Nord Italia, e mi rendo conto di quante cose si potrebbero fare, sperimentare, con i nostri ortaggi e i nostri legumi. Sarà che a Roma questa tradizioni contadine sono meno diffuse, alla fine facciamo il solito minestrone surgelato, pasta e fagioli, pasta e ceci, ed invece con un pizzico di inventiva si possono trovare delle ricette particolari, anche economiche e dietetiche.

Questa è una zuppa con le lenticchie secche, cotte direttamente nella minestra e senza bisogno di ammollarle, così le proprietà nutritive della lenticchia rimangono nel brodo di cottura. Le lenticchie sono uno dei legumi più ricchi di ferro, quindi sono importantissime soprattutto per chi, come me, non mangia carne e pesce e tende ad essere anemica. Di solito vengono mangiate a Capodanno, e magari qualche volta fatte con le salsicce, invece si possono fare tante ricette, come questa zuppa, la pasta alla crema di lenticchie che ho postato qualche tempo fa, l'insalata fredda di lenticchie, che ho mangiato ad una cena di compleanno il mese scorso e che sicuramente rifarò perchè era buonissima. Prima o poi voglio provare a fare le polpette, e magari i felafel, vediamo che ne esce fuori. La cucina araba usa parecchio la lenticchia, anche in crema o in zuppa, magari aromatizzandola in maniera più piccante di quanto facciamo noi.

La pentola migliore per cuocere questa zuppa è, ovviamente, quella di coccio, che oltretutto è anche bella da portare in tavola.

Per due persone (abbondante)

100 grammi di lenticchie secche

200 grammi di patate

una carota e un pezzetto di sedano

uno spicchio di aglio

uno scalogno

tre cucchiai passata di pomodoro

tre cucchiai di olio

800 cc di acqua

origano, sale

Preparazione:

Lavare bene le lenticchie e metterle in una pentola di coccio. Tagliare a dadini le patate, la carota e il sedano (si possono usare anche i preparati surgelati per soffritto).

Mettere le verdure, lo scalogno a fettine e lo spicchio di aglio sbucciate con le lenticchie, aggiungere il pomodoro, l'origano, l'olio e allungare con l'acqua. Salare e aggiungere un pizzico di peperoncino, se piace.

Coprire e lasciar cuocere per circa 50 minuti, mescolando ogni tanto ( io tengo sempre a portata di mano un po' di acqua calda, casomai dovesse addensarsi troppo). Dieci minuti prima della fine della cottura rompere qualche patata per addensare la minestra.

Far riposare qualche minuto, quindi servire con olio a crudo e parmigiano. E' ottima servita con crostini e pane abbrustolito.

Se si vuole aggiungere della pasta, mettere qualche dl di acqua in più e buttare la pasta dieci minuti prima della fine della cottura.

sabato 3 gennaio 2009

Benvenuta nel Club


Auguri Pina!!!!!

Ormai ufficialmente ammessa nel Club delle Carampane (ormai le iscritte cominciano ad essere parecchie), le rappresentanti della nostra associazione ti inviano i loro più calorosi auguri.

I festeggiamenti sfrenati organizzati dall'associazione per questa ricorrenza prevedono una Sontuosa cena di dodici portate con canti e balli dal vivo, Kabaret fino a tarda ora, e spettacolo finale di fuochi pirotecnici in onore della nuova iscritta.

Confermare la partecipazione al più presto, s'il vous plait.

martedì 30 dicembre 2008

I Buoni propositi di fine anno



E siamo arrivati pure a Capodanno, volenti o nolenti...per me queste feste sono volate, nel senso che non ci sono proprio mai state, a meno che non si voglia considerare Pranzo di Natale i due mandarini e un bicchiere d'acqua per mandar giù l'aspirina.



Sono stata defraudata dei manicaretti di mamma, del panettone, della zuppa inglese con marmellata di prugne, crema e panna che i miei parenti si sono sbafati il pomeriggio di Natale: in compenso sono l'unica ad essere dimagrita sotto le feste. Ci rifaremo l'anno prossimo. Per ora mi consolo guardando queste fotografie, visto che di fame assolutamente nulla.

Ho riletto i propositi che avevo scritto l'anno scorso, e direi che è una buona base per quelli di quest'anno. Così si vede subito che la maggior parte sono stati assolutamente disattesi, veramente un disastro, se si vuole essere giudici severi di sè stessi. Ma è proprio necessario esserlo? Di solito si è più severi con sè stessi che con gli altri, non so se è un bene o un male. Un minimo di autocritica consapevole fa bene a chiunque, un eccesso diventa masochismo.



Buoni propositi 2008

Mettersi a dieta, per tentare di rientrare nei vestiti dello scorso anno (è una causa persa, me ne rendo conto). Tra l'altro, tenendo un blog che parla di ricette, è un'impresa disperata...

Infatti è stato un insuccesso clamoroso, i vestiti in questione vengono rimessi a posto ad ogni cambio stagione, intonsi. Con la saggezza dei quarant'anni, potrei anche dire che uno dovrebbe accettarsi com'è, però è anche vero che qualche sforzo si può anche fare, soprattutto per il proprio bene. Forse saggezza è riconoscere che non si è mai stati Naomi Campbell ma, fortunatamente, neanche Magamagò.

Tentare di arginare il disordine che regna sovrano a casa mia, evitando cumuli di panni da stirare e pile di piatti traboccanti dal lavandino: anche questa un'impresa disperata (forse mi converrebbe cambiare marito)

Non ho arginato il disordine e non ho neanche cambiato marito. Mah, direi che le cose si compensano
:-)

Ricominciare a fare qualcosa di artistico, tipo riprendere gli acquarelli che giacciono negletti nella scatola.

L'ultima cosa artistica che ho fatto, recentemente, è stato stuccare i buchi delle pareti che ormai sembrano colabrodi, a forza di spostare quadri. Di artistico non c'è molto, però il corso di restauro di dipinti almeno è servito a qualcosa, sono un brava stuccatrice.

Finire di visitare tutti i Musei di Roma, come da scaletta. Certo, non sono pochi...:-(

Beh, qualcosa ho visto, anche se la pigrizia, quando si è stanchi, è difficile da vincere. Ho ancora una marea di fotografie dei Musei Capitolini da montare, e un sacco di altre cose. Però, si può sempre dire che tanto loro sono sempre là, mica li chiudono, prima o poi...

Vedere di più i miei amici e non farmi prendere dalla pigrizia, della serie Cuccia a casa e Nanna presto...

I miei amici possono testimoniare che ho fallito clamorosamente anche in questo.
Mio marito dice che vado a letto con le galline, tra un po' batterò pure loro.

Continuare a scrivere il blog, anche se ho paura che prima o poi terminerò gli argomenti o, in alternativa, terminerò i miei Megabyte a disposizione...

Uno dei pochi punti fermi della mia vita, ormai non ne potrei fare a meno. Anzi, alcune volte mi devo contenere, altrimenti vi inondo con i miei racconti, a rischio di ammorbarvi. Quando poi attacco a parlare di Trastevere, degli anni Settanta, dei miei ricordi d'infanzia, divento un tormento, me ne rendo conto. Sopportatemi, almeno un altro po'.

Imparare ad usare alla grande Photoshop, invece di pasticciarci dentro come faccio adesso.

Anche su questo mi sono applicata molto, con mia grande soddisfazione. Anche perchè è l'unico modo per rimediare ad una foto malriuscita.

Finire di scrivere i miei racconti di viaggio, prima che l'Alzheimer me li faccia svanire definitivamente dalla testa.

Cominciano a svanire, effettivamente, anzi, comincio a svanire io in generale, però parecchio ho scritto proprio qui, almeno qualcuno li legge e io posso dimenticarli serenamente.

Rimontare la Camera Oscura che giace anche lei negletta in cantina, coperta di polvere.

Ora c'è la polvere non di un anno, ma di due. Però, in compenso, da quando ho la Nikon digitale, non mi serve più, quindi penso che rimarrà là sotto a vita.


Buoni propositi 2009


L'altro giorno ho visto il DVD di un piccolo film belga, Odette Toulemonde, Lezioni di Felicità. Molto simile, per certi versi, al Favoloso mondo di Amèlie, con uno spirito leggero e poetico racconta di Odette, una bella signora di mezza età che vive nella grigia Charleroi, e che ha una vita, a prima vista, assolutamente banale, niente di cui rallegrarsi: vedova, lavora come commessa in un grande magazzino, vive in una casa piena di oggetti kitch, legge sospirosi romanzi d'amore ed ha una famiglia scombriccherata, col figlio parrucchiere gay e la figlia brutta e disoccupata che le ha imposto il fidanzato in casa, un individuo orrendo e di pessime maniere.

Parallelamente, racconta anche della vita dello scrittore di successo di cui Odette adora i romanzi, uno che dalla vita sembra aver avuto tutto: fama, successo, soldi, bella casa, bella moglie. Avrebbe tutto per essere felice, eppure la sua vita è un disastro.

Quando i due si incontrano, la commessa e lo scrittore, nulla direbbe che sono destinati a condividere il resto della vita.

Ma Odette ha un dono prezioso, che è quello di saper cogliere il lato bello e poetico delle cose, che la fa emozionare per un libro, per una canzone, che riesce a farle provare gioia anche per i piccoli avvenimenti della vita, quelli di tutti i giorni, che la porta a cantare e ballare mentre cucina, mentre spolvera, che la fa scivolare leggera nelle grigie strade uggiose del suo quartiere.

Questa sua leggerezza, lo sguardo sognante con cui interpreta la realtà, si trasmette a quelli che le sono intorno, tanto che anche lo scrittore le chiederà di dargli qualche lezione di felicità, scoprendo poi di non poterne più fare a meno.

Ecco, mi piacerebbe scivolare leggera nella vita di tutti i giorni, provare emozione anche per le cose semplici, cogliere il lato migliore di quello che mi succede, e non sempre quello peggiore. La quotidianità è fatta di tanti gesti che sembrano noiosi, ripetitivi, se uno riuscisse a viverla con un pizzico di leggerezza in più, sicuramente se la vivrebbe meglio. Questo è il mio proposito per l'anno che viene, quello di vivere con meno ansia, cercando di godersi invece le piccole gioie che la vita ci riserva.


E dopo questo buon proposito, una ricetta che ho già postato sul Blog di Cucina, ma che mi pare adatta per tirare su il morale a chiunque, in vena di bilanci o meno. La ricetta originale prevede l'uso di un pan di spagna, io ho usato un comune ciambellone, in questi giorni si può pensare per riciclare fette avanzate di panettone o pandoro.

L'importante è che le fette siano completamente inzuppate nel cioccolato bollente, devono essere proprio intrise, non coperte.

Ingredienti:

Un ciambellone o un pan di Spagna, di media consistenza (né troppo molliccio né troppo consistente): io vi riporto una ricetta che va bene, poi fate voi.

Ciambellone semplice (teglia a ciambella 26 centimetri)

3 uova, 350 grammi di farina, 200 grammi di zucchero, un bicchiere di latte, mezzo bicchiere di olio di oliva, una bustina di vanillina, una bustina di lievito

Montare le chiare a neve con un pizzico di sale, montare i tuorli con lo zucchero, quindi aggiungere il latte e l’olio.

Aggiungere, sempre montando con le fruste elettriche, tutta l farina mescolata col lievito e la vanillina, quindi aggiungere le chiare, mescolando con un cucchiaio di legno dall’altro in basso senza smontarle.Infornare a 180 gradi, secondo ripiano dal basso, per circa 40-45 minuti.

Sfornare, far raffreddare la torta e sformarla, quindi tagliarla a fette regolari.


Per il cioccolato:

Riscaldate un litro di latte, in un’ altra pentola mescolate 7 cucchiai di cacao amaro, 7 cucchiai di zucchero e 7 cucchiai abbondanti di farina.

Aggiungete poco a poco, mescolando con un cucchiaio di legno, il latte caldo (ma non bollente), in modo da formare meno grumi possibili, quindi continuate a mescolare per tutta la cottura, a fuoco dolce, meglio ancora su uno spargi fiamma.

Dopo più o meno 15 minuti la crema al cioccolato comincerà ad addensarsi. Appena raggiunge il punto di densità giusto, toglierla dal fuoco e, ancora bollente, cominciare a formare l’inzuppato.

Versare uno strato sottile di cioccolato bollente sul fondo della pirofila scelta, quindi disporre sopra le fette uno accanto all’altra, non sovrapposte ma il più accostate possibile, quindi versare metà del cioccolato, fino ad inzupparle bene.

Fare un altro strato di fette di ciambella, e affogarle di nuovo nel cioccolato bollente, fino a coprirle bene.
Mettere in frigorifero almeno dieci ore.

sabato 27 dicembre 2008


Sono sopravvissuta anche a questo Natale, e stavolta non per le mangiate o le riunioni coi parenti, ma per una febbre virale terribile che ha atterrato me e Luca il 24 sera, per cui abbiamo passato il 25 a letto, con 39 di febbre, a digiuno, e il 26 sul divano cercando di tenerci in piedi, con dieta a base di brodini e the...

:-(

Oggi va meglio,anche se non è che brilliamo per salute e aspetto...contando che poi a Capodanno lavoro, mi sono giocata tutte le feste! Potrei dire che la mia linea ne ha guadagnato, ma mi pare una magra consolazione.
Va beh, il prossimo anno andrà meglio...

mercoledì 24 dicembre 2008

Auguri a tutti


Purtroppo sono un po' di fretta, e non faccio in tempo a salutare tutti i bloggers che vorrei: approfitto di questo spazio per mandare un augurio cumulativo a tutti i pellegrini che si aggirano in questa Foresta!
Arrivederci ai prossimi giorni...

venerdì 19 dicembre 2008

Regali e dolci sotto l'albero

Ed eccoci al secondo Natale su questo blog!


Lo scorso anno di questi tempi ero alle prese con gli ultimi folli acquisti natalizi, che come sempre decidi di cominciare a comprarli ad ottobre, e poi ti riduci a metà dicembre, e alla fine non sei mai soddisfatto di quello che hai comprato. Quest'anno ho risolto il problema alla radice, visto che i regali sono stati azzerati.

Ho fatto l'albero all'ultimo momento, il 15 dicembre, ma proprio di fretta, quasi tirandoci gli addobbi sopra, mentre i gatti cercavano di aiutarmi nella loro maniera gattesca, cioè giocando con le palline, rotolandosi dentro i fili rossi e blu e saltando dentro le scatole piene di decorazioni.

Tra l'altro l'albero è rimasto pure un po' storto, evidentemente ha qualche problema di baricentro, ma siccome questo periodo io pure non è che brillo, evidentemente si è adeguato al resto della famiglia.



Appena finito, Koko ha pensato bene di mettercisi a dormire sotto, evidentemente gli piacciono i lumini intermittenti e, cosa ovvia per un felino egocentrico, pensa di essere anche lui un regalo. Si è piazzato sotto le fronde cariche di palle e si è addormentato col sonno del giusto.
Speriamo che almeno quest'anno i due birbanti non ricomincino a mangiarsi i capelli d'angelo e a vomitarli in giro.


Sempre in questi giorni era arrivato a casa un cesto enorme, strabordante di delicatessen dolci e salate, gentile omaggio dell'azienda per cui lavoro.
Quest'anno, visti i tempi grami, neanche un panettone in regalo, ne ho comprato uno al supermercato giusto per tradizione, per la mattina di Natale, per il resto ho proseguito con i miei dolci fatti in casa.


Anche questo Natale ho rifatto il Panettone Marietta dell'Artusi, che l'anno scorso avevo clamorosamente copiato da Grazia, tra l'altro le sue variazioni dell'originale sono perfette, e allora l'ho rifatto tale e quale.

La ricetta e le spiegazioni originali li trovate qua.

La volta precedente l'avevo cotto in uno stampo a cerniera da 24 centimetri, quest'anno ne avevo uno alto di alluminio da 22, ed è venuto meraviglioso.


Ovviamente Pellegrino Artusi lo chiama panettone, ma non è un impasto lievitato come il moderno panettone commerciale.

E' uno di quei dolci rustici e morbidi, di un bel colore dorato, pieno di canditi e uvetta e con copertura di mandorle e granella di nocciole (stavolta però non le ho messe), che in realtà potrebbe essere fatto tutto l'inverno, per colazione è assolutamente perfetto.

Anche la versione alternativa che avevo sperimentato l'anno scorso, con le gocce di cioccolato, era ottima.


Ho provato anche a fare un panettone con impasto a tripla lievitazione, il risultato non è stato male, però lo voglio riprovare perchè non è lievitato tantissimo.
Avevo in mente di fare un sacco di cosine buone, questo Natale, i biscotti di panpepato, marmellate di agrumi da regalare e così via, ma mi sa che è già tanto se arrivo al 25 strisciando, figurati il resto...

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