I miei viandanti

giovedì 8 luglio 2021

Di gatti, gazometri e fette di torta

Ed eccoci ad un'altra tappa delle nostre passeggiate romane.

Mi sto davvero sfogando, in questo periodo. Tra il lockdown dell'anno scorso, i lavori a casa, i mesi scolastici passati sugli autobus su e giù per il litorale, ora mi godo il mio tempo libero e non passa un giorno senza fare una lunga passeggiata o vedere un museo. Ho anche fatto riparare la Nikon che, nonostante cominci ad essere vecchietta, ancora farà il suo lavoro, almeno per un altro po'.


La scelta delle passeggiate nella mia città è veramente vasta, perché il centro storico, con le sue vie e piazze barocche, i musei, i siti archeologici, offre davvero tante cose da vedere. Ma ci sono altri quartieri, meno conosciuti ai turisti, ma molto cari ai romani, che vale la pena visitare: Ostiense, Garbatella, San Lorenzo, Testaccio sono quartieri relativamente moderni con molte potenzialità da sfruttare: in qualche caso già parzialmente recuperati, più spesso in una situazione ancora incerta,  che andrebbero sfruttati recuperando e riutilizzando infrastrutture ed edifici di fine Ottocento o primi Novecento. La direzione, negli anni, è stata proprio questa, ma c'è ancora molto lavoro da fare, speriamo che le prossime amministrazioni comunali riprendano a riqualificare queste zone.

In questo post vi parlerà del quartiere Ostiense, che nasce a partire dal 1907 ed è inserito tra i più blasonati Testaccio e Garbatella (di cui vi parlerò in altri post), e sconfina verso la zona di San Paolo: tutta l'area è caratterizzata per alcuni complessi industriali, magazzini e fabbriche di inizio Novecento, un tipo di architettura che suggerisce scorci e prospettive insolite, per una città che è abituata a panorami di altro genere. Ultimamente, una parte del quartiere ha goduto di un certo ritorno di immagine, con l'apertura di vari locali molto particolari, come il Caffè Letterario, ad esempio, o bistrot in stile loft industriale in alcune fabbriche dismesse, che attirano una clientela giovane e nottambula che l'hanno trasformato in quartiere molto cool, un po' in stile San Lorenzo. Ovviamente, non andremo in giro per locali notturni, ma sicuramente anche una passeggiata di giorni offre molti spunti inediti.

Ci sono vari modi per arrivare nel quartiere Ostiense: ad esempio, potete arrivare da Trastevere a piedi, lungo Via Marmorata, oppure dalla Stazione di Trastevere con l'autobus 719 e 718, passando accanto al Mercato Testaccio. Se siete da queste parti all'ora di pranzo, vi consiglio di fare i vostri giri, magari alla Centrale Montemartini o al Cimitero Inglese, e poi venire a mangiare proprio nel Mercato, in uno dei tanti chioschi di questo mercato rionale recentemente recuperato e riportato a nuova vita.

Subito dopo il Mercato di testaccio, sempre in riva al fiume, si apre un'area industriale dismessa e parzialmente recuperata: l'Ex Mattatoio. Io ci sono andata con un'amica in una assolatissima domenica mattina per vedere il Mercatino Giapponese che si tiene proprio qui dentro una volta al mese circa, in quella che si chiama Città dell'Altra Economia ed è, appunto l'area industriale dei vecchi mattatoi. 

Oltre al Mercatino, invaso da una clientela giovanissima e variopinta uscita dai manga giapponesi, mi è piaciuta moltissimo l'area stessa in cui è collocato (al netto del sole e del caldo terribile), pur nella sua fatiscenza. Non ho potuto fare a meno di dare fondo al borsellino e ho fatto acquisti: una bellissima kokeshi in ceramica raku e un piccolo disegno di un gatto.



Qualche anno fa era stata occupata e utilizzata dai  ragazzi dei Centri sociali, si chiamava Villaggio Globale, di cui rimangono variopinti murales e altre tracce qua e là..






Il riutilizzo di aree dismesse è sempre lodevole, ma nel Villaggio Globale non erano stati fatti dei lavori veri e propro, quanto piuttosto un'occupazione degli spazi e dei vecchi edifici in rovina. Attualmente, una parte è stata utilizzata come sede della Facoltà di Architettura di RomaTre, e difatti sono molti i ragazzi sparsi in giro con i libri, anche in piena domenica estiva. 





Due padiglioni sono stati riqualificati e vengono usati come spazi espositivi e museali: noi abbiamo visitato, gratuitamente, il padiglione de Le Storie della Vera Croce, di Luigi Presicce, un ciclo di 10 rappresentazioni filmate ispirate alla Bibbia  e a la Legenda Aurea: foto non ne posso mettere perché il padiglione era completamente al buio e catturare frammenti di video un'impresa impossibile, col cellulare).





Oppure, in alternativa potete arrivare a piedi, la strada è più lunga ma a me piace molto, dalla moderna e caotica Viale Marconi, passando sul Ponte dell'Industria o di Ferro, dal quale si ammira una bella vista del Gazometro e si arriva nel quartiere attraverso Via del Porto Fluviale. Se passate di qua, appena attraversato il ponte, costeggiate l'area dell'ex Nuovo Porto Fluviale e la Regia Dogana (ne rimane solo la facciata e altre porzioni, inglobate in condomini di recentissima costruzione) , e potrete entrare in un'area industriale sicuramente fatiscente, ma non priva di fascino. 

Ogni volta che ci passo, mi sento nel film Le Fate Ignoranti, che credo sia stato girato proprio da queste parti.






In realtà, di Gazometri ce ne sono ben cinque, di cui uno è quello più grande, quello conosciuto, e altri quattro più piccoli, che da lontano non sempre si riescono a vedere. Il gazometro, o gasometro, vero e proprio è stato smontato da tempo, quello che rimane sono le intelaiature metalliche che contenevano il deposito di gas. Da Via del Porto Fluviale prendete Via del Commercio: da qui si possono vedere bene tutte le impalcature metalliche, al di sotto delle quali si scorge una piccola chiesa col campanile, di cui non sono riuscita a sapere il nome. Il muro della chiesetta è stato decorato con un murale, come se ne trovano molti, nel quartiere. Se girate nelle vie intorno, ne troverete parecchi, di più o meno pregevole fattura.

L'altro modo di arrivare sulla Via Ostiense è con la Metro B-Stazione Garbatella: usciti dalla stazione, prendete la vostra sinistra e attraversate il nuovo Ponte Settimia Spizzichino, particolarmente suggestivo al tramonto (foto al tramonto fatta al volo col cellulare, purtroppo).






Passato il ponte, si arriva sulla Via Ostiense. A sinistra c'è il meraviglioso Museo della Centrale Montemartini, di cui vi ho parlato tante volte, ma di cui vi parlerò nel prossimo post a proposito della mostra sui mosaici romani. Noi invece giriamo a destra e costeggiamo l'area degli Ex Mercati Generali. L'area è in dismissione da tempo immemorabile: credo che sia dai tempi di Veltroni che si parla di una riqualificazione e il recupero, ma il cantiere è fermo da anni, ed è davvero un peccato, perché potrebbe essere trasformato, come da progetto, in un enorme centro policulturale e polifunzionale; e, perché no, anche in un altro museo, visto che a Roma ci sono magazzini pieni di opere d'arte che meriterebbero di essere esposte al pubblico.

La stradina subito dopo i Mercati generali è via Francesco Negri, una via anonima a prima vista, ma noi ne approfittiamo per fare una sosta e prenderci un caffè e qualcosa di solido, soprattutto se veniamo a piedi da Viale Marconi oppure abbiamo girato tutta l'area dell'Ex Mattatoio. 
Proprio qui, infatti, si trova un'altra attrazione del quartiere, il Meow Cat Bistrot. 


Come suggerisce il nome, si tratta di un locale (non un bar) dedicato ai gatti, praticamente il paradiso dei gattofili, e io non potevo assolutamente mancare di entrarci, anche solo per un caffè. In realtà, non essendo un bar ma un bistrot, non si può entrare solo per un caffè al volo: io mi sono comodamente seduta e ho ordinato un caffè equo e solidale e una bella fettina di ciambellone nocciole e cioccolato: essendo un posto davvero speciale, i prezzi non sono proprio popolari, ma la mia torta era ottima e le dimensioni davvero generose, più che una merenda vale per un pranzo (vi consiglio di arrivarci a fine giro, non all'inizio, altrimenti non uscite più da lì). Comunque, oltre che vari tipi di caffè, the e dolci, il locale è aperto anche per pranzo e cena, con tante ricette molto particolari. Le ragazze sono estremamente gentili, l'atmosfera accogliente e colorata, è davvero un piacere esserci stata.
La ragazza che mi ha servito non ha neanche fatto una piega, quando le ho detto che ero solidale per quello che era successo nei giorni precedenti e che ero venuta apposta per risollevare le sorti del locale. Deve aver pensato che il sole e il caldo mi avessero ottenebrato il cervello, ma è stata tanto carina da non infierire e mi ha lasciato con il mio caffè e la convinzione di aver fatto una buona azione. In realtà, nel loro locale non era successo proprio nulla,  sono io ad aver confuso, in un attimo di senilità incipiente, il bistrot romano con il Crazy Cat Cafè di Milano, in cui davvero era successo un fatto molto spiacevole, esploso i giorni precedenti su Instagram. Comunque, la prossima volta che andrò a Milano, spero presto, sicuramente visiterò il caffè felino milanese, sincerandomi però di non prendere altre cantonate.




La caratteristica di questo allegro e coloratissimo locale sono, ovviamente, i gatti. 
Quando sono entrata, in realtà, i sei mici brillavano per la loro assenza: grattatoi, cucce, giocattoli sparsi ovunque ma nessun legittimo proprietario. Poi, mentre gustavo con calma la mia enorme fetta di torta, piano sono usciti fuori, tutti colorati e sonnacchiosi, dai loro segreti rifugi felini. E qui i gatti fanno, appunto, il loro mestiere di gatto che, sostanzialmente, è quello di farsi gli affari loro: si fanno desiderare, si fanno ammirare, si fanno coccolare ma sempre secondo i loro desideri, si mettono in bella mostra, inseguono le mosche e le palline, si stiracchiano, si fanno toeletta e poi di nuovo spaparanzati in vetrina, senza un pensiero al mondo (apparentemente, perché vai a sapere quali sono i segreti pensieri di un gatto).






Essendo in astinenza da gatto, sono rimasta parecchio a godermi la compagnia di questi silenziosi amici pelosi. Poi li ho lasciati ai loro pisolini e mi sono rimessa di nuovo in cammino.




Uscita rinfrancata dal caffè e piena di torta, mi sono mossa in direzione Centrale Montemartini, ma questa nuova passeggiata ve la racconterò la prossima volta!

5 commenti:

  1. Che bello ed io che pensavo non ci scrivessi più...

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    1. Pensa che stavo pensando di chiudere il blog, visto che non ci scrivevo da anni...meno male che ci ho ripensato!

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  2. Grazie per questi splendidi scatti e per averci portato a passeggio con te ^_^
    Spero di rileggerti presto!

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Pellegrino che ti aggiri per queste lande incantate, mi farebbe piacere una traccia del tuo passaggio...

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