I miei viandanti

sabato 16 maggio 2009

Rosa di rose

Non credo ci sia bisogno di tanti commenti...
Domani, domenica 17 maggio, apertura ufficiale dello splendido Roseto Comunale di Roma!


giovedì 14 maggio 2009

Un'isola e tanti misteri



Sottotitolo: come rovinare un giallo strepitoso

Credo di aver ripetuto fino alla noia che detesto la tv, tranne qualche rarissima eccezione: preferisco vedere pochi programmi ma ben scelti, altrimenti resta spenta per giorni e giorni, senza rimpianto alcuno.

Non sono assolutamente una di quelle persone che la tengono costantemente accesa, come sottofondo, anzi: il rumore mi dà fastidio, le liti stupide e tutta quella gente che strepita mi ferisce le orecchie, i reality mi fanno schifo e quelle trasmissioni stucchevoli del sabato sera, quella dove si ritrovano amici e parenti mi fanno vomitare, per non parlare dei tronisti, veline etc etc…che manderei tutti in un campo di rieducazione in Siberia, con un biglietto di sola andata.

Però, poi, ci sono delle cose che adoro, e che rivedo fino allo sfinimento, luoghi e personaggi che sono entrati prepotenti nel mio immaginario: tipo la Sicilia solare di Montalbano, oppure la Ferrara brumosa di Nebbie e delitti, la Puglia fiorita di Mastrangelo, la Roma oscura di Romanzo criminale e così via…sono delle serie ben scritte, ben girate e con fior di attori, che non hanno nulla da invidiare alle ben più quotate serie americane, e neanche al cinema.

Una delle serie straniere che ho adorato è Dolmen: un giallo francese in 6 puntate, ambientato in una delle isole più belle della Bretagna, Belle Ile-en-mer.








Nella trama c’è tutto e di più, per intrigare il pubblico: è ambientata in posti splendidi, tra le brulle scogliere di questa isoletta sperduta nell’Atlantico, tra i fari e i cerchi megalitici dell’isola, l’abbazia con il misterioso monaco che si aggira tra le rovine, a cui si mescolano le leggende celtiche, la storia maledetta degli Affondatori, un fantasma che appare e scompare e fenomeni paranormali che gettano ombre inquietanti sul mistero dei megaliti che sanguinano e sui rituali macabri che accompagnano gli assassinii.

La vicenda si snoda complicata ma incalzante, svelando man mano i segreti e gli intrighi di una piccola comunità, e gli omicidi si susseguono a ritmo vertiginoso, tanto che alla fine la serie termina per mancanza di attori, visto che sono morti quasi tutti. Ovviamente la seconda serie la dovranno ambientare altrove, dato che sull’isola non c’è rimasto quasi nessuno!

E poi c’è la bella commissaria (un po’ piaciona, in verità), indecisa fin dall’inizio tra il suo biondo marinaio bretone, che nasconde oscuri segreti nel suo passato, e il commissario parigino, bruno e affascinante…il che aggiunge un tocco di passione, anche se alla fine l’esito è abbastanza scontato, il commissario venuto dalla capitale stravince alla grande.

Insomma, una bella serie, forse una trama un po’ complicata e farraginosa, magari qualche omicidio se lo potevano anche risparmiare, e magari pure qualche inquadratura di troppo alla bella e procace commissaria, però sono peccati veniali, nel complesso la trama regge e i personaggi pure. Le ambientazioni poi mi fanno impazzire, soprattutto gli interni delle case, le cucine con le piastrelle bianche e turchesi, le pentole di rame e i mobili bretoni, e poi le stradicciole del porto dell’isola, con le facciate colorate e gli infissi azzurri, sullo sfondo del mare nordico e il rumore dei gabbiani.







Ecco, l’altra sera è andata in onda la prima puntata del Format basato sulla serie francese, L'Isola dei segreti, che sulla carta prometteva davvero bene: hanno trasportato tutta la vicenda nella nostra bella Sicilia, tra Trapani e Favignana, che nulla hanno da invidiare alla bellezza delle coste bretoni, tranne forse una certa atmosfera nordica e tenebrosa, irriproducibile altrove.

La regia è di Ricky Tognazzi, la sceneggiatura della moglie Simona Izzo, il che farebbe supporre un ottimo lavoro: in fondo il format valido c’è già, l’ambientazione promette di dare un tocco di solarità alla oscura vicenda, alcuni attori sembrerebbero validi, insomma…

La verità è che, almeno dalla prima puntata, la serie appare scritta male, recitata male e doppiata peggio, gli attori scialbi e fuori parte , per non parlare della protagonista, il cui criterio di scelta deve essere stato il bel visetto, perché per il resto non vedo altre qualità, visto che la recitazione non è il suo forte, e come poliziotta mi pare poco credibile, instabile psicologicamente, sembra addirittura isterica, se nella realtà fossero così, staremmo messi proprio male …

Insomma, ci si sono impegnati davvero moltissimo, nel rovinare trama, personaggi e atmosfere…Gli autori dicono di essersi ispirati a sceneggiati storici che mescolano giallo e soprannaturale, come Il Segno del Comando, ma forse dovrebbero andarseli a rivedere, visto che siamo lontani, ma di tanto proprio.

Ma ci voleva tanto a rispettare il format originale, a fare un casting decente (ma chi li ha fatti i provini?), a buttar giù una traduzione della sceneggiatura francese che non la banalizzasse (voglio dire, potevano semplicemente tradurla), a filmare il tutto in presa diretta, senza dover assistere al doppiaggio fuori sincrono, e a pretendere un minimo di partecipazione emotiva dagli attori?

Eppure, serie come Romanzo Criminale hanno dimostrato che si può fare un ottimo prodotto anche con attori sconosciuti e con una sceneggiatura già utilizzata dal film, ma era proprio tanto difficile fare qualcosa di meglio?

martedì 12 maggio 2009

Girasole al mais e ricotta



Ormai questo stampo mi ha veramente conquistato, è talmente solare e allegro (e come potrebbe essere altrimenti, visto che è un girasole) che sto usando solo quello...certo le torte così sembrano tutte uguali, ma ovviamente non è così.

Negli ultimi tempi, in realtà, non sto cucinando più, avevo in programma un sacco di cose che ho visto nei vari blog, sopratutto lievitati e frolle, che faccio più di rado, ed invece non mi va per niente di mettere le mani in pasta..

Come ho già detto in altri post, con questa bella primavera (primavera? sembra già estate...signora mia, non ci sono più le mezze stagioni, ma dove andremo a finire?) è bello andare a passeggio, magari concedersi un bel gelato sotto un sole caldo ma non bollente come quello di luglio, altro che stare attaccata al pc oppure davanti ai fornelli!



Negli altri giorni, invece, mi tocca lavorare, però va beh, mi pare un male comune...


Comunque, questo particolare impasto prevede l'ultilizzo della farina di mais e della ricotta: io, invero, ho utilizzato quella a grana grossa, tipo polenta, veramente ci andrebbe quella fumetto, a grana fine. Però ne avevo un pacco aperto, e allora ne ho approfittato.


Con la mia farina è venuta una consistenza granulosa, tipo sabbiolina, assolutamente non male, però secondo me, se avete quella fine, rimane più leggera. In questo caso, per una colazione deluxe, l'ho abbinata a dello yogurt ai frutti di bosco e una coppetta di fragole...ogni tanto viziarsi un po' non fa male, vi pare?


La ricetta è presa dal volume Torte, dell'Enciclopedia della Cucina di Repubblica.


Se vi pare troppo pesante un impasto solo a base di farina di mais (tende ad essere abbastanza consistente), mescolate metà farina bianca e metà gialla.


4oo grammi di ricotta

250 grammi di fumetto di mais

2 uova

1 cucchiaio di farina bianca

120 grammi di burro

120 grammi di zucchero

1 dl di latte

1 bustina di lievito per dolci

50 grammi di uvetta

50 grammi di pinoli


Fate ammorbidire l'uvetta, quindi strizzatela bene.

Montate tuorli e zucchero, con la frusta elettrica, quindi incorporate il burro ammorbidito.

Continuate a montare l'impasto unendo la ricotta ben scolata, il latte, la farina mescolata al lievito, la farina bianca

Unite gli albumi montati a neve, quindi l'uvetta e i pinoli.

Versate in una tortiera da 26 centimetri (in questo caso non c'è misura), e fate cuocere per circa 50 minuti a 150 gradi, forno già caldo, sul secondo ripiano dal basso.

Sformate la torta e spolveratela con zucchero a velo.

sabato 9 maggio 2009

Il tempo dei carciofi



Ed eccoci tornati alle ricette anche se, come ho già accennato poco fa, ultimamente in cucina sono piuttosto latitante...ho addirittura smesso di fare dolci, per colazione mi accontento di pane o fette biscottate con quella poca marmellata fatta in casa che ancora rimane dall'estate scorsa (pensavo di averne fatta una scorta consistente ma ce la siamo sbafata tutta, e parecchi barattoli li ho anche regalati, per farla assaggiare ad amici e parenti).

Avevo in programma di fare un po' di marmellate di agrumi, prima che finiscano, solo che i prezzi di quelli biologici mi hanno un po' frenato...è vero che tra prodotto commerciale e fatto in casa non c'è paragone, però è anche vero che, mentre quella fatta in casa con frutta normale è conveniente anche dal punto di vista economico, per gli agrumi bisogna utilizzare solo frutta biologica, visto che si utilizzano anche le bucce...

Va be, un po' di tempo per decidermi, ancora ce l'ho, spero che mi riprenda un guizzo di voglia di fare...

Ultimamente sono andata girellando parecchio, ormai l'inverno sembra un brutto ricordo, anzi, oggi fa talmente caldo che sembra giugno.

In questo periodo ho avuto anche delle rimpatriate di vecchie amicizie, grazie a Facebook, vecchie compagne di classe e amiche che non vedevo a tantissimo...strano vedere come siamo cambiate, in maniera profonda (cresciute, maturate e migliorate, per fortuna) e dall'altra invece ritrovarsi come non fossero passati vent'anni, chiacchierando del passato e del presente come non ci fosse stata interruzione, mescolando accadimenti quotidiani e ricordi lontanissimi...
Forse perchè, comunque, le amicizie fatte da adolescenti avevano un'altra valenza, rispetto a quelle fatte alla nostra età: erano più ingenue, ma anche più totali, perchè si cresce insieme e questo, in qualche modo, lega per sempre, anche quando l'amicizia è finita da tempo.

O forse a legarci sono i ricordi, chissà...





Va beh, passiamo ad altro...
E' vero che non mi va di cucinare, non so perchè sento che il fisico ha bisogno di altro, di verdure, yogurt, frutta, cibi più leggeri e depurativi, però un bel piatto di pasta, magari con verdure di stagione, ci sta proprio bene, non trovate?

L'accostamento carciofi, olive e pachino mi è venuto un po' così, con quello che avevo nel frigorifero e perchè mi piaceva l'accostamento dei colori, ed invece mi è piaciuto molto.
Mi piacciono questi sughetti improvvisati, corposi e saporiti, soprattutto abbinati ad una pasta liscia come gli spaghetti...




Ed allora, per due persone:

Qualche pomodoro pachino
due carciofi
una manciata di olive nere
verdure per soffritto
aglio
olio evo
qualche cucchiaio di passata di pomodoro
parmigiano
spaghetti, 100 grammi a persona


Pulire i carciofi delle foglie dure e della punta, raschiare ed accorciare i gambi. Tagliarli a metà, togliere la barbetta e tagliarli a pezzi.

In una padella capiente mettere un velo di olio, buttarci i carciofi e l'aglio, salare e far saltare qualche minuto, quindi aggiungere un goccio d'acqua, chiudere il coperchio e far andare circa 10 minuti.

Nel frattempo lavare bene e tagliare i pomodori e le verdure del soffritto.

Buttare nella padella i pomodori, qualche cucchiaio di passata, le verdure e le olive, coperchiare di nuovo con un altro filo di olio e un pochino di acqua, e far cuocere mescolando ogni tanto, fino a che le verdure siano tenere, e il sugo corposo(io con i carciofi vado ad occhio, perchè si cuociono sempre in tempi diversi, chissà perchè).

Nel frattempo mettere a lessare gli spaghetti, scolarli bene e buttarli nel sugo, aggiungere il parmigiano e mantecare bene. Portare in tavola.

mercoledì 6 maggio 2009

Architettura post-moderna a Roma



In questi giorni, non so perchè, ma non ho voglia di postare ricette, forse perchè non ho voglia di cucinare...sto approfittando di queste belle giornate per andarmene a zonzo, un po' per compere (quando sono stressata comincio a comprare in maniera compulsiva, ma di solito non per me, quanto piuttosto per la casa), altre volte mi piace semplicemente curiosare nelle vetrine, immaginarmi di comprare questo o quello, di cambiare la disposizione dei mobili, cucire le tende nuove, e così via...faccio progetti, liste, abbinamenti, che poi spesso non mantengo, oppure li cambio nel frattempo, sull'onda del momento.


Il fatto di avere un blog che tratta prevalentemente di cucina comincia a starmi un po' stretto...o forse un blog di cucina non lo è mai stato, visto che ho sempre parlato di tutto un po'...comunque si hanno delle fasi in tutte le cose, e forse la primavera è il periodo giusto per uscire e parlare d'altro, del mondo che c'è fuori, piuttosto che starsene rintanati in casa a spadellare. Ho avuto tutto l'inverno per stare tappata a casa, forse è meglio così...

In ogni caso, era un po' che avevo in mente di scendere fino al quartiere Prati (che è adiacente al mio) per andare a vedere il nuovo mercato Trionfale, inaugurato da poco. Questo mercato rionale ha avuto, a dir poco, una vita travagliata.

Parecchi anni fa era piuttosto fatiscente, un po' rimediato: i primi lavori l'hanno sistemato in un'area al'inizio di via Andrea Doria, una serie di banchi coperti, delimitati da una cinta di cemento...niente di che, ma comodo, per gli abitanti del quartiere.

Qualche strada più in là, si trova anche il Mercato dei Fiori: di solito è riservato ai commercianti, ma il martedì mattina è aperto al pubblico, dalle nove e trenta in poi: ci si fanno buoni affari, soprattutto per chi compra grandi quantità di piante. Io ogni tanto ci vado, anche se le piante da comprare non sono mai molte, visto che ho solo le cassette sui davanzali...tante volte ci vado solo per cercare una pianta particolare, magari un'aromatica che non riesco a trovare al mio mercato, oppure l'erba gatta.




Uno si aspetterebbe un posto veramente bello, tipo quello di Parigi sull'ile de la Citè (che però non è all'ingrosso): invece è un seminterrato buio, in cui le luci al neon danno anche una sfumatura fredda e innaturale ai colori intensi delle corolle e delle foglie...appena si entra si coglie un odore di umido, di terra bagnata, un effluvio dolciastro, pungente, che dà quasi alla testa.

Le piante sono ovunque, accatastate per terra, sulle scaffalature metalliche, appese al soffitto. Piante da interno, da esterno, rampicanti, rose, enormi rodoendri dalle corolle corpose, felci e bouganville dai colori più incredibili, piante grasse, bonsai, piante aromatiche, lavande, il tutto mescolato in un disordine un po' caotico. Anche qui, sono anni che c'è un progetto di spostarlo in un posto più adatto (anche se sarebbe lontanissimo da qui), però non se ne fa nulla.


Il mercato Trionfale, dicevo. La giunta precedente ha approvato un ambizioso progetto di riqualificazione del mercato, la cui ricostruzione è durata qualche anno: i banchi sono stati risistemati alla meglio ad ingombrare i marciapiedi della via, ed è cominciata l'attuazione del progetto, che sembrava non finisse mai.

Mi è capitato di vedere una fotografia su un giornale, ripresa dall'alto, ed era impressionante: sembrava un immenso cratere, prodotto dall'impatto con un meteorite, oppure con una bomba: un buco enorme, in mezzo ai palazzi ottocenteschi, una voragine profonda che ha provocato anche problemi di statica ai vecchi palazzi intorno.

Il quartiere Prati ha, infatti, un'edilizia prevalentemente fine ottocentesca.

Fino all'Ottocento veniva chiamato Prati di Castello, perchè non era edificato, ma un luogo ancora verde, sotto castel Sant'Angelo, spesso meta di gite domenicali. Nei quadri di Roesler Franz si può cogliere questo carattere bucolico, di cui oggigiorno si è persa ogni traccia, tranne per i residui giardini sotto il castello.

L'urbanizzazione massiccia della seconda metà dell'ottocento non ha risparmiato questa zona, ma ne è venuto fuori un quartiere elegante, con belle palazzine, strade ordinate, negozi costosi e ben curati, un quartiere animato in cui è piacevole passeggiare.

Anche le poche case popolari proprio negli isolati accanto, dei primi decenni del Novecento, con alcuni esempi addirittura di art deco e altri analoghi, in qualche modo, all'estroso quartiere Coppedè ed ad una certa edilizia popolare della Garbatella, sono comunque apprezzabili, con cortili pieni di verde e condomini non privi di un certo fascino.


In tutto questo, ecco il progetto avveniristico che è stato pensato per questo mercato.

Ora, tutti voi sapete quanto io ami Parigi, e anche le sue sperimentazioni architettoniche: a Parigi è assolutamente normale la convivenza tra palazzi antichi e cose moderne, basti pensare ai lavori sotto il Louvre oppure al modernissimo mercato Les Halles, che ha sostituito quello più antico raccontato da Zola, il Beaubourg, in mezzo al secentesco quartiere del Marais, e così via.
Solo che Roma ha un tessuto urbano più compatto, devastato fino ad un certo punto dalle ristrutturazioni selvagge ( le ultime sono state quelle di Mussolini)...ma non si poteva progettare qualcosa leggermente più in sintonia col resto del quartiere? E lo sta dicendo una che ha avuto la massima stima per l'amministrazione comunale precedente, a mio parere la migliore che Roma abbia mai avuto.

Non è che non mi piaccia l'architettura moderna, vi assicuro che la Defense a Parigi e la futuristica Rotterdam non mi dispiacciono affatto...ma c'era proprio bisogno di un progetto così inutilmente faraonico, per un mercato? Io ci avrei visto una cosa meno vistosa, magari aerea, in metallo ma meno fredda...magari che richiamasse le strutture in ghisa che tanto andavano a fine ottocento, tipo quelle che ancora esistono dentro il Policlinico o nell'ospedale militare del Celio.




E poi, passi per l'esterno...ovviamente, sono entrata dentro al mercato, che si trova al pianterreno: non so perchè, ma mi aspettavo un ambiente curato, accogliente, invece (tranne qualcuno, tipo la panetteria e pochi altri) sono gli stessi banchi un po' squallidi che erano all'esterno, di lamiera, con merce dozzinale, sotto una fredda illuminazione al neon, che la luce proveniente dai lucernari non riesce ad addolcire in nessun modo.

Ho provato ad uscire e a salire sul piazzale soprastante: è vero che i lavori stanno ancora terminando, quindi è possibile che il senso di desolazione che ispira sia destinato a scomparire, però non mi è ben chiaro a cosa serva tutto questo spreco di spazio, al momento assolutamente deserto. Non so, c'è un senso di incompiuto, di inutile che, spero, deriva dal fatto che il progetto non è finito, molte serrande sono ancora abbassate, gli uffici ai piani superiori sembrano vuoti, e ci sono delle parti del fabbricato ancora grezze.


Però il tutto mi ha lasciato piuttosto fredda, e un po' delusa...


L'unica cosa che mi è parsa degna di nota è stato il riflesso delle nuvole che si specchiavano sui vetri...

lunedì 4 maggio 2009

Disquisizioni dotte intorno alle opere d'arte e dintorni



L’altra settimana è stata la Settimana dei Beni culturali, un’ottima occasione per visitare quelle cose di Roma che ancora sono sconosciute e che magari per pigrizia non si è mai viste…

In più, sono uscite alcune giornate di sole veramente belle, magari ancora fredde ma ne ho approfittato alla grande, come una lucertola che esce impazzita al primo sole, godendomi la visione, inedita da parecchi mesi, di piazze meravigliose inondate di luce dorata, e stavolta neanche i numerosi turisti sono riusciti a disturbarmi.
Ho provato ad entrare ai Capitolini, l’anno scorso e l’anno ancora prima li ho visitati tranquillamente, e non erano neanche troppo affollati per essere gratuiti.

Quest’anno però la settimana dei Beni culturali è coincisa con il Natale di Roma, il 21 aprile (tra l’altro è una data a me molto cara, perché mi sono laureata proprio quel giorno, non diciamo di quanti secoli fa…).
Sempre in quel giorno, tempo fa, sono stata anche mollata in malo modo da un fidanzato, ma insomma, questa è un’altra storia e, come si suol dire, tutto passa…anzi, con una sottile vena polemica posso dire che mi ha fatto un gran favore, visti gli sviluppi seguenti. Va beh, riprendiamo col discorso di prima, altrimenti andrei troppo lontano…

In ogni modo, una volta scalata faticosamente tutta la scalinata del Campidoglio, ho trovato la piazza zeppa come uno stadio di calcio la domenica pomeriggio, e con mio sommo raccapriccio l’aria era infestata dai vocalizzi di un enorme coro di bambini e orchestra che gorgheggiavano a tutto microfono “Arrivederci Roma”, credo col beneplacito del sindaco…scolaresche festanti e turisti affollavano copiosamente la piazza di Michelangelo, e una fila inimmaginabile aspettava di entrare ai Musei Capitolini… davanti a questa visione raccapricciante me la sono data a gambe, prima che il coro attaccasse qualcosa tipo Quando i bambini fanno oh, non avrei proprio retto…(vi assicuro che ho già assistito ad uno spettacolo simile, al saggio di fine anno in una scuola elementare…chissà se quest’anno hanno insegnato ai festosi pargoli anche l’ultima di Povia sul gay rinsavito, così, come cura preventiva…).


Ho ripiegato allora su un Museo minore, diciamo, sicuramente meno famoso e affollato, e ho fatto benissimo, perché Palazzo Altemps è bellissimo, vale davvero una visita (il post sul museo ve lo beccate prossimamente, credevate di cavarvela così...).




Ho girovagato ammaliata nelle stanze del secentesco palazzo, che ora ospitano la statuaria romana della Collezione Boncompagni Ludovisi, e poi sono uscita su Piazza Navona, che si presentava al meglio del suo splendore…ho pranzato con un megagelato di Pascucci, una bettolina a cui non dareste un soldo di fiducia, invece fa dei gelati e dei frullati meravigliosi, mi sono seduta col mio gelato su una panchina della piazza, al sole caldo, e ho fatto finta di essere una turista…non posso dire viaggiatrice, visto che abito a venti minuti di autobus, però avevo la mia macchina fotografica, la guida e lo spirito aperto alla bellezza, che volere di più?


A malincuore, dopo aver assorbito calore, sole e bellezza, ho raccattato le mie carabattole e mi sono apprestata a prendere l’autobus per tornarmene a casa, non senza dare una sbirciatina ai numerosi pittori della piazza. Il caso ha voluto che avessi chiesto come regalo di compleanno una tela ad olio, visto che le nostri pareti sono piene sì, ma di stampe, di nessun valore se non quello di esser state comprate a Parigi, assieme a piacevoli fotografie di fari bretoni e quadrucci vari.


Insomma, nulla di particolare, tranne un’intera parete tappezzata di acquarelli miei, che, voglio dire, sono pezzi unici e insostituibili, ovviamente, veri capolavori che posseggo solo io, e scusate se è poco…
Siccome sono un’acquarellista abbastanza pigra e momentaneamente in disarmo, e come pittrice ad olio faccio abbastanza pena, non ho altra scelta che comprare qualche bell'olio, magari uno per volta...



Devo dire che posseggo anche un mio bellissimo ritratto, fattomi da un pittore di Piazza Navona e regalatomi da un altro fidanzato come regalo di laurea (ricavato da una fotografia dell’epoca). Questo capolavoro troneggia al centro della parete suddetta, quella che andrà decorata con altrettante opere d'arte, man mano che se ne avrà la possibilità economica…
Non è da tutti avere un così bel ritratto a carboncino, non vi pare? E’ un quadro che tengo molto caro, nonostante le cose col fidanzato non siano andate proprio per il meglio (non è lo stesso di cui sopra, un altro, ma anche qui il discorso sarebbe lungo).



Avevo intenzione di andare a Porta Portese, dove ci sono un paio di pittori che fanno cose belle, e scegliermi qualcosa per iniziare una mia personale collezione, tipo galleria Borghese o Pinacoteca capitolina…

Scherzo, i quadri per me hanno valore solo se piacciono, indipendentemente dal valore pecuniario…sarei capace di pagare qualunque cifra per un quadro di un anonimo che mi colpisca il cuore, ed ignorare totalmente un Burri e un Picasso, a meno che qualcuno sia così fesso da regalarmelo, al che me lo rivenderei immediatamente per comprarmi la crosta di cui sopra…

Eh lo so, qualsiasi critico d’arte inorridirebbe al questo discorso, ma per me l’arte deve essere fatta per piacere ed emozionare, sennò che senso ha? Quelli che comprano quadri brutti e famosi come investimento o, peggio, si appendono quei mostri alle pareti di casa, secondo me non capiscono nulla di arte, sono solo affaristi che li comprano con un qualsiasi altro oggetto…

In ogni caso, i pittori erano molti e, a parte i caricaturisti, alcuni espongono delle cose veramente belle…non credo che qualcuno di loro sia un grande artista, e chissà che li dipingano proprio loro, magari vengono da botteghe specializzate in produzioni seriali, però sono gradevoli lo stesso…

Alla fine sono capitate da un ragazzo sudamericano che esponeva delle tele coloratissime, quasi tutti paesaggi, dipinte a pennellate spesse, pastose…curiosando tra le sue opere, e scartando quelle grosse perché mi avrebbero occupato tutta la parete, ho visto questi e non ho resistito, autoregalandomi regali di compleanni per almeno qualche decennio…


Ultimo tocco di classe, la scelta delle cornici: ho portato le mie tele dal corniciaio, dissertando con aria dotta di vetri, sfumature e stili pittorici, neanche fossi una critica d’arte, ma quando ho gli rivelato di essere un’acquarellista e aver fatto un corso di restauro, il mio parere è sembrato d’un tratto molto più autorevole, e scusatemi se è poco.

Alla fine ho scelto queste. Niente di elaborato, né di classico…cornici moderne, un po’ rustiche, coloratissime, in armonia con i colori intensi delle tele ( e sorvolo sul fatto che sono le cornici sono costate quasi quanto i quadri…).




Sono tornata a casa estremamente soddisfatta dei miei acquisti: confesso che non spenderei mai una cifra del genere per un vestito o un paio di scarpe, mi sembrerebbe un insulto alla miseria (anche perché il mio conto in banca non reggerebbe), ma per una cosa bella sì, ce li spendo con piacere, perché sono cose che rimangono, un investimento non di denaro ma di colore, come delle piccole finestre su un mondo meraviglioso e poetico…

La stanza (le foto sono prima e dopo) ora sembra più colorata, più luminosa, disordine e gatto fisso sul divano a parte, anche se devo dire che le stampe dei gatti di Steinlen non reggono assolutamente il confronto, sembrano quasi scolorite e un po’ tristi, però sarà per il prossimo acquisto…


LinkWithin

Related Posts with Thumbnails